I 50 anni di ” Signora mia”

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C’era una volta un giovane di nome Matteo, un ragazzo di vent’anni con un sorriso contagioso e gli occhi pieni di speranza. Viveva in una piccola città di provincia e aveva sempre desiderato trovare l’amore della sua vita.

Un giorno, durante una passeggiata al parco, incontrò una signora di nome Sofia. Era una donna raffinata e affascinante, con i capelli striati di grigio e gli occhi scuri che brillavano di saggezza. Nonostante la differenza di età tra di loro, Matteo si sentì subito attratto da lei.

I due cominciarono a frequentarsi, passando ore a parlare di tutto e di niente, scoprendo di avere molte passioni in comune. Sofia lo incoraggiava nei suoi sogni e lo faceva sentire speciale come nessun’altra persona aveva mai fatto.

Con il passare del tempo, quello che era iniziato come un’amicizia si trasformò in un sentimento profondo e sincero. Matteo si innamorò perdutamente di Sofia e capì che non poteva più vivere senza di lei.

Anche Sofia, nonostante la differenza di età e le paure che un amore così complicato potesse portare con sé, si accorse di provare qualcosa di speciale per Matteo. Quel ragazzo così giovane e pieno di vita era riuscito a conquistare il suo cuore.

Così, tra sguardi complici e gesti romantici, Matteo e Sofia si lasciarono andare a un amore intenso e appassionato. Non importava ciò che gli altri pensavano, loro erano felici insieme e nulla avrebbe potuto separarli.

E così, il giovane Matteo e la signora Sofia vissero felici e contenti, dimostrando che l’amore non ha età e che quando due persone sono destinate a stare insieme, nessuna difficoltà può impedire loro di essere felici.

Angela Amendola

Gli anni settanta sono stati un periodo particolarmente ricco per la musica italiana, con un’esplosione di nuovi generi musicali e di artisti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica italiana.

Tra i generi più popolari di quegli anni troviamo il cantautorato, con artisti come Fabrizio De André, Lucio Battisti, Francesco Guccini e altri che hanno scritto canzoni di grande spessore sia dal punto di vista musicale che testuale.

Ma gli anni settanta sono stati anche il periodo d’oro della musica pop italiana, con artisti come Mina, Mia Martini, Adriano Celentano, Gino Paoli, Ornella Vanoni e tanti altri che hanno conquistato il pubblico con brani indimenticabili.

Non possiamo poi dimenticare il fenomeno della musica leggera italiana, con artisti come Ricchi e Poveri, Pooh, I Camaleonti, I Nomadi e tanti altri che hanno dominato le classifiche musicali di quegli anni.

Insomma, gli anni settanta sono stati un periodo di grande fermento e creatività per la musica italiana, con artisti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura musicale del nostro Paese. Tra gli artisti di quegli anni, spicca Sandro Giacobbe.

Non sembra vero ma pochi giorni fa si è festeggiato per i cinquant’anni di carriera per il cantautore genovese Sandro Giacobbe e cinquant’anni di vita per il celebre  brano “Signora mia. La canzone scritta a quattro mani con Daniele Pace, e che dona il nome al primo album di Giacobbe e il via alla sua lunga carriera. La partecipazione al Festivalbar, poi l’anno dopo “Il giardino proibito” e “Io prigioniero” con cui partecipa e vince la Gondola d’Oro di Venezia, nel 1976 il podio con “Gli occhi di tua madre” al Festival di Sanremo, che lo vedrà protagonista ancora nel 1983 con “Primavera”. Successivamente dirada l’attività discografica dedicandosi principalmente ai concerti e alle iniziative di solidarietà e sport legate alla Nazionale cantanti.
Ma fu proprio con Signora mia che iniziava il grande sogno, una storia d’amore oggi più attuale che mai.  Anni prima infatti, il giovane Sandro Giacobbe era solito incontrare, sull’autobus che prendeva per andare in centro, una donna di 38-40 anni elegante, molto bella ma sposata. Trovato il coraggio di rivolgerle la parola, aveva avviato con lei un’amicizia trasformatasi poi in qualcosa di più, per quanto di breve durata. Ma, a distanza di tre anni da tale idillio, il cantante era ancora invaghito della donna, tanto da proporre al paroliere Pace tale spunto per la sua prima canzone. E lui ne fu entusiasta, forse perché il pezzo univa un argomento insolito a un nuovo modo di scrivere canzoni. Fino a quel momento i cantautori avevano seguito un certo modo di scrivere più tradizionale. Dato l’incredibile successo ottenuto, Sandro Giacobbe sfruttò ancora quel filone. D’accordo con la casa discografica e con Daniele Pace, decise di continuare ad esplorare quel tema scottante per quegli anni, condito da tormenti d’amore così nacque “Gli occhi di tua madre” presentata al festival di Sanremo due anni dopo. Ancora una volta la protagonista, oggetto del desiderio, era una signora matura. Il testo fu anche censurato per alcune frasi sconvenienti ma il risultato fu sorprendente. Il Terzo posto. Ma chi era Sandro Giacobbe?Sandro Giacobbe è nato nel 1949 a Moneglia, in una famiglia operaia. A sedici anni, trascurando gli studi di ragioneria, forma con alcuni amici un gruppo musicale, Giacobbe & le Allucinazioni, e si esibisce nei locali della Liguria. Dopo alcuni anni di gavetta nei locali della Liguria come solista e bassista, nel 1972 Sandro Giacobbe ottiene un contratto discografico con la Dischi Ricordi e scrive per Johnny Dorelli “L’amore è una gran cosa”, sigla del popolarissimo programma radiofonico “Gran Varietà”. Poi come detto il successo con “Signora mia”.
E sono proprio queste le canzoni anni ’70, che segnano la musica italiana del periodo. Si tratta di anni in cui si assiste a un mutamento nell’approccio musicale degli artisti, maggiormente improntato verso testi impegnati da un lato, tutto dovuto al periodo storico abbastanza violento,i famosi anni di piombo, che toglie la spensieratezza, mentre dall’altro arrivano gli echi delle tendenze internazionali, soprattutto americane. E, nel 1975 nasce a Milano la prima radio privata e, in men che non si dica, diventeranno migliaia le emittenti e ,il modo fruire la musica subisce un bello scossone.

Angela Amendola

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