
Quella sera del 25 luglio con Danzasìa di Silvia Cassetta

Quella sera del 25 luglio scorso nella Casa Cava, fantastico teatro completamente scavato nella roccia, nel cuore del Sasso Barisano di Matera, sono “andate in onda” emozioni, sensazioni, stati d’animo, caratterizzati dalla forte speranza che tutto possa tornare come prima della pandemia, grazie a una danza che è andata oltre al movimento fine a se stesso e ha reso prezioso il tempo trascorso in quell’ipogeo in compagnia di Danzasìa e dei suoi protagonisti.
Ed ecco tornare alla memoria quanto scriveva Henry Havelock Ellis, saggista e psicologo britannico, nel suo The dance of life, “la danza è la più sublime, la più commovente, la più bella di tutte le arti, perché non è una mera traduzione o astrazione dalla vita, è la vita stessa” e quanto diceva la danzatrice e agente segreto olandese Mata Hari ,“la danza è una poesia in cui ogni parola è un movimento”.
“Già… la danza è poesia, la danza è non aver paura della propria ombra né del proprio riflesso, ma averli complici nel movimento del corpo e nell’individuazione del giusto ritmo al soffio delle parole di Giuseppe Lopetuso egregiamente recitate dall’attrice Teresa Alberga e della potente ed eterea musica di Andrea Silvia Giordano.
Ed è qui il raccontare e il raccontarsi di chi fa danza, perché il movimento del corpo, accompagnato dallo sguardo, rappresenta la sintonia con il pubblico e il suo applauso, la storia, la poesia”, mi dice a spettacolo ultimato, e con la fronte madida di stanchezza e di gioia, Silvia Cassetta, la protagonista e ideatrice di Danzasìa.

E, particolarmente emozionata, aggiunge:” Quello di stasera è stato un viaggio nella profondità della pietra e dell’anima, catapultata in un’atmosfera talmente delicata e forte allo stesso tempo che si sentiva la responsabilità di dover custodire il significato di quel racconto”.
Un signore mi avvicina e sottolinea : ”Silvia Cassetta non solo è una brava danzatrice, ma stasera ha messo in danza un concept innovativo e profondo”.
E ha assolutamente ragione in quanto il connubio molto sentito tra l’attrice e la danzatrice ha reso in scena l’idea della connessione tra la danza e le parole con la metrica talvolta particolarmente accelerata per creare vortici di parole e di movimento, per comunicare, emozionare ed emozionarsi…
Teresa Alberga!
Chi è?
E’ attrice, con laurea in Psicologia e diploma conseguito presso l’International Theatre Academy of the Adriatic di Corato, nato con la mission di istituire nel sud d’Italia un centro di formazione stabile per le Arti Sceniche, una Scuola di Teatro per attori e registi con professionalità autosufficienti e competitive in ambito internazionale.
Dopo il suo percorso accademico Alberga ha approfondito il suo processo artistico formativo attraverso lo studio e la ricerca dell’azione della parola e con la parola. Lavora su vari aspetti attoriali: dall’acting fino al mondo del teatro danza e della comprensione profonda della parola e dei suoi mondi è ancora continua.

Silvia Cassetta, ne ho parlato anche nei precedenti articoli del 18 marzo 2020 e del 17 luglio u.s., studia coreografia all’Accademia Nazionale di Danza a Roma, un percorso intenso, impegnativo, ma ricco di continui stimoli, in cui si intersecano tecnica, storia e tecnologia…
Infatti sempre più si nota in Silvia una raffinata crescita sintesi della sua esperienza di architetto e degli studi coreografici intrapresi…
Ed è anche per questo che le video proiezioni, le luci, la storia e i suoni hanno reso lo spazio di Casa Cava un microcosmo di sentimenti, dove il limite della pietra diventava spazio infinito e dilatato.
Le musiche di Andrea Silvia Giordano hanno creato una dimensione di suoni che sembravano essere di un’astrazione in completa aderenza all’universo, le parole dei testi di Giuseppe Lopetuso, su universo e natura, sembravano galleggiare nello spazio con la nostra Silvia Cassetta che cercava al tempo stesso di afferrarle e danzarci accanto.
Un incanto che non ci si può perdere.
Giuseppe Lopetuso!
Chi è?
Nasce ad Andria nel 1973, si laurea in Scienze Motorie, mai abbandonando il suo interesse per la scrittura.
Non ama definire i suoi testi “poesia”, ma riflessioni e pensieri, un viaggio verso un’indagine sull’essenziale e sulla natura fino ad arrivare a più semplici composizioni che da una crudezza di contenuti passano ad una celebrazione di energie cosmiche.
E Andrea Silvia Giordano?
Una musicista italiana che attualmente vive ad Oslo.
I suoi strumenti principali sono il canto, l’elettronica e la composizione con alcuni progetti che includono l’utilizzo del flauto e dell’organetto.
A seguito della triennale alla Siena Jazz University ed un semestre alla Hochschule Musik di Lucerna con Susanne Abbuehl, si trasferisce ad Oslo dove frequenta il Master in improvvisazione alla Norges Musikkhøgskole con Sidsel Endresen.
I principali progetti di cui fa parte sono il duo elettro-acusticoher ŌTONN, con elettronica e voce, ed il suo trio Radis, voce, organetto e composizioni.
Inoltre fa parte del Tabula Rasa Ensemble diretto da Stefano Battaglia, voce, elettronica e flauto, dei Majestic Jinks diretto da Francesco Diodati, voce e flauto, e del progetto interdisciplinare Displaced ideato da Silvia Cassetta.
Evidente e potente è stata l’essenza architettonica della nostra Archi Dancer Silvia, che ha danzato in una connessione costante con i materiali, sottolineando con il corpo come la danza cambi in contatto con ciascun materiale: e si è visto il freddo vetro che ha regalato continui riflessi di luce e di corpo, la pietra dura che ha concesso la sua eternità al tatto, la luce a led con cui Silvia ha creato forme nello spazio ed infine, quasi a voler sottolineare la sua coerenza artistica, una luce da cantiere a laser, una livella tridimensionale, con cui il corpo danzante interagiva, quasi a smaterializzarsi nello spazio…
E quella luce da cantiere in scena, mai vista prima, ha reso ancor più affascinante il concetto di Silvia Cassetta che la “DanzaèArchitettura”, tant’è il pubblico all’unisono ha ritenuto tutto questo non solo poetico, ma innovativo per l’idea di connettere la danza alle parole e per l’uso dello spazio e della luce come partners indissolubili dell’Architetto Danzante…

Critiche? Una sola…
I 40 minuti in scena sono stati ritenuti limitati, troppo pochi…
E gli sguardi e gli occhi dei presenti mi dicono:
“Avremmo voluto che continuasse ancora un po’…”
E non avevano torto!

Ma gli occhi più belli della serata sono stati quelli di una bambina seduta in prima fila che per tutti i 40 minuti sembrava vivere un sogno, ma reale e vero…
“Sì, hai assolutamente ragione – mi dice Silvia Cassetta – spero che ora stia pensando che siamo fatti di luce…”
… a cura di Vincenzo Fiore






