CHE COS’È?

I CoronaVirus sono una famiglia di virus molto numerosa alla quale appartengono ceppi che normalmente circolano negli animali, come gatti, cammelli e pipistrelli e ceppi in grado di colpire l’uomo. Di questi ultimi ne sono noti sei: quattro hanno causato sintomi solo simili a quelli di un raffreddore, mentre due hanno provocato la Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome – 2002/2003) e la Mers (Middle East Respiratory Syndrome – 2015).

In condizionali normali i CoronaVirus vivono quindi nell’organismo degli animali. Per adattarsi a un organismo molto diverso, come quello umano, devono compiere una serie di passaggi, ognuno dei quali corrisponde a un cambiamento nelle loro caratteristiche.

Tale passaggio è facilitato dall’incontro con un altro CoronaVirus, un loro simile che si è adattato a un organismo animale diverso (es. un CoronaVirus dello zibetto “incontra” un CoronaVirus dei pipistrelli).

Proprio lo zibetto nel 2002 è diventato il laboratorio naturale in cui il CoronaVirus dei pipistrelli si è ricombinato dando origine al virus della Sars.

Nel 2015 il virus della Mers era passato dai pipistrelli ai cammelli e poi all’uomo.

In tutti i casi durante questi passaggi il virus muta e lungo questa strada può assumere caratteristiche che gli permettano di aggredire “altri animali fra cui anche l’uomo” .

Quando questo accade, si ha il cosiddetto “salto di specie”.

I CoronavVirus sono virus a RNA (Acido Ribo Nucleico) che, nell’essere umano, causano infezioni respiratorie lievi, nella maggior parte dei casi, e gravi, solo raramente.

Sembrano minuscoli UFO con la loro capsula di dimensioni comprese tra gli 80 e i 160 nm.

Quando infettano l’essere umano, i CoronaVirus causano solitamente sintomi quali naso che cola, mal di gola, tosse, cefalea e febbre.

Non esistono terapie specifiche contro i CoronaVirus, ma solo rimedi sintomatici; attualmente, peraltro, non esiste nemmeno un vaccino.

Il nuovo virus, indicato inizialmente con la sigla 2019-nCoV, che sta per ‘nuovo coronavirus’ individuato nel 2019, adesso ha un nome: Sars-CoV-2, assegnato dal Comitato Internazionale per la tassonomia dei virus (ciò indica che si tratta di un fratello dei coronavirus responsabile della Sars).

La sua sequenza genetica, rapidamente completata in Cina fin dal 10 gennaio scorso, è stata pubblicata in tutte le banche dati genetiche accessibili ai ricercatori di tutto il mondo.

COME SI TRASMETTE?

Il virus sarsCoV-2 può essere trasmesso anche da persone che, pur avendo già l’infezione, non mostrano alcun sintomo. Anche questo virus si comporta come tutti gli altri.

La modalità di trasmissione principale è rappresentata da piccole goccioline del respiro che possono passare da una persona all’altra attraverso uno starnuto, un colpo di tosse e contatti diretti personali, ma anche attraverso le mani che se non lavate per bene e disinfettate, possono essere contaminate e trasmetterlo attraverso una comune stretta di mano.

È fondamentale dunque – e questo vale in generale quando si è raffreddati o si ha l’influenza – starnutire e tossire in un fazzoletto o coprendo bocca e naso con l’incavo del gomito. È altresì importante buttare via i fazzoletti di carta utilizzati immediatamente dopo l’uso e lavare le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi (o con disinfettante per mani a base di alcol al 60%) e in ogni caso sempre dopo aver starnutito, tossito o soffiato il naso.

Il periodo di incubazione che intercorre tra il contagio e la manifestazione dei sintomi si stima duri dai 2 agli 11 giorni, fino a un massimo di 14 giorni.

Alcuni chiarimenti:

Toccare le maniglie specie di autobus o in metropolitana può causare contagio?

Alla luce dei dati disponibili questa modalità di contagio è ritenuta altamente improbabile. In ogni caso, è consigliabile lavare le mani in maniera accurata dopo aver toccato superfici e oggetti sporchi ed evitare di portare le mani al viso, agli occhi o alla bocca.

Le merci o i prodotti di supermercati e negozi specie se importati dalla Cina possono portare il virus?

No, il CoronaVirus non resiste a lungo sulle superfici; pertanto pacchi e oggetti anche se provenienti dalla Cina non possono causare l’infezione da CoronaVirus.

Gli animali da compagnia (gatti, cani) trasmettono il CoronaVirus?

Non ci sono evidenze scientifiche che confermino che gli animali da compagnia possano contrarre e trasmettere il CoronaVirus. In ogni caso, è sempre consigliabile lavarsi le mani dopo aver toccato gli animali.

Mascherine e guanti servono?

Le mascherine davvero utili sono a standard Ffp2 e Ffp3 (https://www.uvex-safety.it/it/know-how/norme-e-direttive/respiratori-filtranti/significato-delle-classi-di-protezione-ffp/) che hanno, rispettivamente, un’efficacia filtrante del 92% e del 98%.

La maggior parte delle mascherine che si vedono in giro NON SERVONO.

Quelle utili devono avere un filtro e devono coprire naso, bocca e mento “in modo deciso”. Solo per fare un esempio le classiche maschere da chirurgo non servono a nulla. I guanti possono essere utili anche se il CoronaVirus sulle superfici non resiste molto. Occorre comunque ricordare di non toccare le parti molli come occhi, naso e bocca anche quando si hanno i guanti.

QUALI SONO I SINTOMI?

I suoi sintomi più comuni sono febbre e congiuntivite, mentre sintomi tipici delle malattie respiratorie, come raffreddore e tosse possono comparire in un secondo momento.

Molto meno frequenti sono invece mal di testa, capogiro, dolori addominali, diarrea, nausea e vomito.

Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Vi invito a leggere tutti gli approfondimenti a tale proposito sul sito ufficiale del Ministero della Salute.

Nella maggior parte dei casi, le infezioni da CoronaVirus presentano quindi i sintomi classici osservati in occasione delle più comuni infezioni alle vie respiratorie, ossia:

Naso chiuso e naso che cola;

Tosse;

Mal di gola;

Febbre tra i 38°C e i 39°C;

Infiammazione delle mucose nasali, della gola e dei bronchi;

Cefalea;

Perdita di appetito;

Senso di malessere generale.

Complicazioni:

In genere, le infezioni da CoronaVirus riguardano le vie respiratorie superiori (dalla bocca e il naso fino alla trachea esclusa); tuttavia, non è escluso che l’agente infettivo virale possa raggiungere anche le vie respiratorie inferiori (dalla trachea ai polmoni) e causare bronchite o, peggio, una polmonite virale.

Il rischio di polmonite da CoronaVirus è maggiore nelle persone anziane, nei soggetti malati di cuore e nelle persone con un sistema immunitario debole; tale rischio, inoltre, dipende anche dall’aggressività del CoronaVirus infettante: per esempio, i CoronaVirus di MERS, SARS e COVID-19 si sono dimostrati capaci di provocare polmonite anche in persone in buono stato di salute (ed è il motivo per il quale sono i più temuti).

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Termometro, tampone faringeo e test per estrarre il materiale genetico del virus: sono queste le tre tappe sulle quali si basa la diagnosi dell’infezione da CoronaVirus.

Il termometro è la prima tappa, dal momento che la febbre è il sintomo più comune dell’infezione. Può essere anche lieve e non accompagnata dai sintomi tipici delle malattie respiratorie, come raffreddore e tosse.

Il tampone faringeo è la seconda tappa nell’eventuale diagnosi del CoronaVirus e consiste nel prelevare campioni di fluido dalla mucosa della faringe con l’aiuto di un bastoncino alla cui estremità di trova un tampone in cotone.

L’obiettivo è verificare se nel muso sono presenti particelle del virus.

Va comunque ripetuto.

Una sola risposta negativa non è sufficiente.

ESISTONO FARMACI E UN VACCINO PER COMBATTERLO?

Una vera e propria cura è ancora lontana anche se da tempo è partita la corsa al vaccino.

Uno dei primi farmaci sperimentati ma solo in vitro, si chiama Abidol è utilizzato contro i più comuni virus del tipo A e B dell’influenza stagionale; il secondo si chiama Darunavir e disattiva l’enzima del virus Hiv chiamato proteasi, impedendo l’infezione.

Purtroppo la capacità d’azione di questi farmaci è modesta anche se continua la somministrazione all’uomo perchè tutti in passato hanno superato i test sulla tossicità.

Si è provata anche la combinazione fra farmaci anti-Hiv, come Lopinavir e Ritonavir, entrambi inibitori della proteasi utilizzati contro il virus Hiv, in associazione con l’interferone B.

Si sta tentando anche con la clorochina finora utilizzata contro la malaria.

Partita da poco in Cina una sperimentazione di fase 3, condotta cioè su una grande numero di persone, per verificare l’efficacia dell’antivirale remdesivir, sperimentato in passato in vitro e nei topi contro i virus Ebola e Nipha.

Prosegue intanto la corsa al vaccino: la gara, bandita in accordo con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), è aperta ad aziende e centri di ricerca.

A tale riguardo è ancora viva l’esperienza della Sars, quando il vaccino fu ottenuto in tempi rapidissimi ma non si riuscì a utilizzare poichè l’emergenza finì prima.

Avere la sequenza genetica del virus aiuta la diagnosi; conoscere le proteine che aiutano il virus a replicarsi vuol dire anche “poter lavorare su farmaci antivirali specifici” e capire “se contro il virus sono efficaci farmaci già esistenti: questa è la prima cosa da fare”.

LA STORIA

Il primo paziente a contrarre il CoronaVirus potrebbe essere stato un uomo di 55 anni nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, la città da cui si è diffusa la pandemia ma non c’è certezza che si tratti del «paziente zero».

È infatti molto probabile l’esistenza di alcuni casi retrodatati e dunque non si può escludere che esistano pazienti infetti precedenti al 17 novembre, data a cui si fa risalire il caso del 55enne.

Si tratterebbe quindi di contagi presenti un mese e mezzo prima del primo allarme lanciato in Cina e tre settimane prima dell’8 dicembre, data in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità fa risalire il primo caso accertato.

Da qui è possibile scrivere la vera storia del virus.

Al 15 dicembre, il numero totale delle persone contagiate era di 27 e nei cinque giorni successivi le persone che avevano contratto il CoronaVirus sono salite a quota 60.

Il 27 dicembre, dopo l’allarme lanciato da un medico dello Hubei, Zhang Jixian (il giovane oculista – che prima di soccombere all’infezione ha raccontato le pressioni politiche subite alla stampa cinese e internazionale – è diventato l’emblema della battaglia contro il virus e il simbolo dell’inettitudine del governo locale che ha più o meno scientemente sminuito i rischi di una trasmissibilità da uomo a uomo), che parlava per la prima volta di un nuovo CoronaVirus , erano 180 le persone a essere rimaste contagiate.

Poi il numero di contagi è salito in maniera sempre più rapida: il 31 dicembre scorso erano 266 i casi confermati, mentre il giorno successivo, il Capodanno 2020, erano già saliti a quota 381.

Nel frattempo, a distanza di quattro mesi dal primo allarme, dalla Cina arrivano buone notizie.

Le autorità sanitarie cinesi hanno dichiarato di aver registrato nelle ultime 24 ore solo 8 nuovi casi e 7 morti.

In tutto i decessi in Cina legati al CoronaVirus sono oggi 3.176, tre volte l’Italia.

I dimessi sono invece 64.111 pari a quasi l’80% dei contagi accertati dalle autorità sanitarie cinesi.

In Europa il paziente 1 è tedesco?

I media tedeschi avevano diffuso la notizia sul primo probabile caso di trasmissione del CoronaVirus da persona a persona in Europa alla fine di gennaio, citando informazioni fornite dal governo locale della Baviera. L’informazione era stata ripresa da diversi media internazionali, ma anche qui “messo a tacere”.

Stando alla ricostruzione, il paziente 1 ha 33 anni ed è un uomo d’affari che lavora nella zona di Monaco. Il 24 gennaio scorso aveva iniziato ad avere mal di gola, brividi e dolori muscolari. Il giorno seguente si era provato la febbre – aveva 39,1 °C – e aveva inoltre sviluppato una tosse grassa. Nella serata dello stesso giorno si era però sentito meglio e quindi il 27 gennaio era tornato al lavoro (il 26 gennaio era una domenica). Il 20 e il 21 gennaio, quindi prima di sviluppare i sintomi, il paziente 1 aveva partecipato ad alcune riunioni con una collega di origine cinese e proveniente da Shanghai, arrivata in Germania il 19 gennaio. Durante la sua permanenza nel paese la donna non aveva mostrato alcun sintomo, che si era però poi manifestato durante il suo volo di ritorno verso casa.

Il 26 gennaio era stata sottoposta a un test, risultando positiva al CoronaVirus .

Venuta a conoscenza del contagio, il 27 gennaio aveva avvisato la sua azienda, che aveva avviato quindi la ricerca di tutte le persone con cui era entrata in contatto nel corso della sua visita in Germania. Il paziente 1 era stato in seguito visitato presso il Centro per le malattie infettive di Monaco, in un momento in cui non mostrava più i sintomi: dai test era comunque emerso che avesse il CoronaVirus .

Nei giorni seguenti altri due suoi colleghi sarebbero risultati positivi ai test e messi in isolamento col paziente 1. A oggi nessuno dei quattro pazienti ha sviluppato sintomi gravi.

Il caso 1 in Europa risale quindi a fine gennaio in Germania,

Il CoronaVirus europeo sarebbe rimasto silente per diverse settimane senza farsi notare troppo, considerato che i due focolai più importanti (quelli nel lodigiano e a Vò) sarebbero stati identificati quasi un mese dopo.

Lo scorso 29 gennaio in Italia venivano riscontrati i primi due casi di persone contagiate da CoronaVirus . Due turisti cinesi erano stati ricoverati all’istituto Spallanzani di Roma e lì curati dai medici dell’ospedale. Il 6 febbraio un nuovo caso veniva segnalato a Roma: si trattava di uno dei nostri connazionali rimpatriati da Wuhan.

Dal 21 febbraio la situazione si è aggravata e sono stati individuati i primi casi di persone contagiate dal virus nel nostro territorio. Nessuno di loro era stato in Cina.

Il primo positivo è stato un uomo di 38 anni di Codogno.

Poche ore dopo ad altre due persone veniva riscontrata l’infezione nel padovano, a Vò.

I contagiati in Italia sono 21.157 (attualmente 17.750 i positivi), 1.441 le vittime, anche se, come sottolinea la Protezione civile, questo dato potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso. A essere guariti sono in 1.966.

CONCLUSIONI

Occorre evitare i contatti ravvicinati fra singoli o, peggio, di massa.

Se in Cina il virus circola già dal 15 novembre 2019 e solo oggi, 15 marzo, la situazione sembra essere in netto miglioramento (a distanza di ben 4 mesi), tutto lascerebbe pensare che l’Italia potrebbe uscire da questo incubo non prima di 4 mesi rispetto alla fine dello scorso mese di gennaio quando è stato individuato il primo caso.

Quindi non prima del 31 maggio 2020.

Occorre però dire che le Autorità cinesi hanno colpevolmente sottovalutato il fenomeno e solo verso la metà di gennaio 2020 hanno preso misure drastiche, quando il virus ormai era dilagato ovunque, come abbiamo visto, non solo in Cina.

Questo riduce a 2 i mesi che la stessa Cina, grazie a quelle misure, ha impiegato per iniziare a intravedere l’uscita dal “coronatunnel”.

Ritornando all’Italia, ciò vorrebbe dire che rispetto al primo caso del 29 gennaio, è assolutamente indispensabile osservare le norme igieniche e le misure varate dal Governo – senza eccezioni – almeno fino al prossimo 5 aprile Domenica delle Palme…in attesa della sperata Risurrezione.

Per questo la raccomandazione rimane sempre quella:

Dati e informazioni dal sito del Ministero della Salute.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui