Il 18 febbraio 1940 nasceva “Faber”, cantore e poeta dell’amore.

Nasceva a Genova l’artista che fu tra i primi a traghettare la canzone italiana verso la modernità.

E a cantare gli ultimi del mondo con forza e con passione.

Ottanta anni fa nasceva Fabrizio De André. Ed è difficile, ancora oggi, immaginare un mondo senza di lui. Perché a ottanta anni dalla sua nascita e ventuno dalla sua scomparsa, De André è ancora con noi, praticamente sempre.

Lo sono le sue canzoni, rimesse in circolo costantemente nelle vene della nostra vita non solo da chi ogni sera, ogni giorno, le canta sia per le strade d’Italia che in veri e propri, innumerevoli concerti.

Lo sono le sue parole, ancora vive, brucianti, attuali.

Le canzoni di De André hanno ispirato libertà, hanno spinto i giovani a pensare in maniera diversa, a porsi domande, a chiedersi dove potesse essere la verità in un mondo che tende sempre a nasconderla.

Nel suo repertorio troviamo ballate, melodie medievali, canzoni folk e rock, brani ipnotici e armonie semplicissime che coinvolgono immediatamente l’ascoltatore e sembrano fatte apposta per scatenare l’immaginazione.

De André ha parlato spesso d’amore, sviscerando questo sentimento universale in tutte le sue sfaccettature. Per rendersene conto basta pensare a capolavori quali “La Canzone dell’amore perduto”, “La ballata dell’amore cieco”, “Verranno a chiederti del nostro amore” e “Valzer per un amore”.

Amore che vieni amore che vai”, comparsa per la prima volta lato nel lato B del 45 giri del singolo “Geordie” (1966), parla di un sentimento travolgente, sospinto da una passione che sembra inappagabile. I baci non bastano mai come non è mai sufficiente il tempo trascorso assieme.

Eppure l’amore secondo De André non è destinato a durare.

Come dice il titolo, l’amore viene e va.

Ed è proprio perché è così fugace, come il soffio del vento, che l’amore sa essere tanto impetuoso. In fondo, il brano è un inno alla caducità del sentimento.

Le parole del cantautore sono precise, misurate come quelle di Giuseppe Ungaretti ed estremamente evocative come quelle di Eugenio Montale che era definito spesso il “poeta della disperazione“.

Le sue emozioni sono state così sublimate in versi: nonostante vivere sia per lui “seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, citando i versi della poesia “Meriggiare pallido e assorto”, tra gli scritti di Montale troviamo anche alcune poesie d’amore che meritano di essere ricordate.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…

La poesia d’amore di Eugenio Montale più bella in assoluto è stata dedicata all’amore della sua vita, la moglie Drusilla Tanzi. La delicatezza dei versi, contenuti nella raccolta Xenia II uscita nel 1967, avvolge il cuore e lo fascia con la potenza di un sentimento in grado di sopravvivere alla decadenza dei corpi e alla caducità della vita.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

Ci ricordano che noi siamo tanto ciò che amiamo quanto quello che odiamo.

Quando la poesia in musica prende senso… da leggere senza la suggestione della musica.

Amore Che Vieni, Amore Che Vai

“Quei giorni perduti a rincorrere il vento 

a chiederci un bacio e volerne altri cento 

un giorno qualunque li ricorderai 

amore che fuggi da me tornerai 

un giorno qualunque li ricorderai 

amore che fuggi da me tornerai 

e tu che con gli occhi di un altro colore 

mi dici le stesse parole d’amore 

fra un mese fra un anno scordate le avrai 

amore che vieni da me fuggirai 

fra un mese fra un anno scordate le avrai 

amore che vieni da me fuggirai 

venuto dal sole o da spiagge gelate 

perduto in novembre o col vento d’estate 

io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai 

amore che vieni, amore che vai 

io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai 

amore che vieni, amore che vai.”

Fabrizio de Andrè

https://www.youtube.com/watch?v=vKj2rz5mNHg

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