Bohemian Rhapsody il biopic su Freddie Mercury

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di Bryan Singer con Rami Malek, Lucy Boynton  (2018)

Le aspettative troppo alte possono avere a volte un effetto boomerang: ciò che ti ritorna indietro non sempre rispecchia l’idea iniziale che potevi aver pensato.

E’ un po’ quello che accade durante la visione di Bohemian Rhapsody, (in streaming su Prime),  il biopic di maggior successo della storia del Cinema ( 16,7 milioni di incasso in totale fin’ora) con il singolo da cui trae il titolo  al primo posto come la canzone   più ascoltata del XX secolo.

Sono certo numeri che fanno pensare ma, non stupire per chi ha sempre amato i Queen e considerato le loro canzoni come capolavori sinfonici aldilà di ogni caratterizzazione di genere musicale. Bohemian Rhapsody è sicuramente una delle canzoni più belle mai create, per la miriade di sfaccettature, gli sbalzi emotivi, l’assemblaggio di rock e musica lirica in un “affresco pittorico” quasi che ne ha fatto un’opera d’arte al di fuori di tempo e spazio.

Ma, in fondo Freddie Hubbard Mercury era questo: un geniale artista creatore di capolavori, un’anima inquieta che scriveva con il cuore oltre ad essere un uomo tormentato in balia di un irrimediabile conflitto interiore.

E’ proprio tutto questo che si avverte manchi al film di Singer che appare strutturato perfettamente dal punto di vista musicale ma, troppo poco profondo e viscerale per essere un film sui Queen. Manca il pathos, il coinvolgimento “duraturo”, l’approfondimento del “perchè” , fondamentale per comprendere e “entrare” in un mondo talmente intimista come quello di Mercury.

Troppo abbozzate le conflittualità familiari, troppo povera e scarna la sceneggiatura, troppo poco delineato il concetto di Amore e troppo repentini i momenti di creazione musicale dei grandi capolavori. Sicuramente non facile e troppo prolisso sarebbe stato tentare di ricostruire ogni cosa ma, si poteva almeno tentare e osare un po di più, mostrare più coraggio ed entrare davvero nel mondo di Freddie Mercury.

Il risultato a volte sfiora il luogo comune e in alcuni momenti il personaggio di Mercury appare ridotto ad una macchietta infarcita di stereotipi. A

nche il protagonista RamMalek, premio Oscar per il ruolo, seppur bravo a vestire i panni del cantante, sembra  soffrire del dover restare in superficie, mentre gli altri componenti della band risultano troppo poco abbozzati; gli unici momenti di reale spessore personale sono quelli condivisi con  Mary Austin ( la bravissima Lucy Boynton) nella delineazione del loro iniziale rapporto d’amore poi trascurato in seguito e poco sviluppato.

Resta comunque la grandezza di una carrellata di canzoni indimenticabili  soprattutto nell’ultima parte del concerto a Wembley  che trascina con sé un po di quel “sentire” necessario al film, mentre Freddie canta We are the Champions facendo cadere giù il cielo.

In streaming su PrimeVideo 

Sandra Orlando

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