A Roma a Palazzo Braschi, la bellissima mostra del Canova.
Entriamo, io e la mia Amica in giro a sfondo artistico-culturale e non solo, per Roma, nello splendido cortile dello storico Palazzo.
Al centro primeggia una riproduzione della celebre statua “Amore e Psiche”.
Ci fermiamo ad ammirarla, diversa, ma sempre bellissima, così colorata.
Le foto di rito sono inevitabili.
La fila alla biglietteria per accedere alla mostra, è lunghissima così decidiamo di ammirare le stanze accessibili.
In una sala trasmettono un video dedicato ad Amore e Psiche… estasiate rimaniamo a guardare.
Quella tra Amore e Psiche è una delle leggende d’amore più belle di sempre.
Scritta nel II Secolo d.C, dallo scrittore latino Apuleio nelle sue “Metamorfosi”.
Metafora dell’eterna battaglia tra razionalità e istinto, tra cuore e cervello, la leggenda racconta la storia del Dio Amore, Cupido e della bellissima Psiche.
“Vi erano in una città un Re e una Regina che avevano tre bellissime figliole. Le prime due molto belle ma la terza non era solo bella ma splendida. Una bellezza che non si poteva descrivere, non esistevano parole adatte per lodarla adeguatamente”.
Inizia così la leggenda che narra la storia di Amore e Psiche.
Psiche era bellissima, la sua grazia e il suo splendore erano tali da attirare le invidie di Venere, Dea della bellezza, che, per vendicarsi, decise di chiedere aiuto a suo figlio Amore, Cupido.
L’invidiosa Dea chiese ad Amore di colpire Psiche con una delle sue infallibili frecce e di farla innamorare dell’uomo più brutto della Terra.
Amore accettò ma, una volta arrivato di fronte alla fanciulla, rimase così incantato dalla sua bellezza da distrarsi al punto che una delle sue frecce lo colpì, facendolo innamorare perdutamente della splendida fanciulla.
Per vivere il suo amore “mortale” il Dio, di nascosto dalla madre, portò Psiche nel suo palazzo senza rivelarle la sua identità.
Ogni sera, al calar del sole, Amore andava dalla fanciulla e, senza mai mostrarle il volto, i due vivevano intensi momenti di passione.
La giovane principessa aveva accettato il compromesso ma la curiosità di vederlo in volto nella donna aumentava e cosi una notte, mentre egli dormiva, Psiche si avvicinò al suo volto con una lampada restando folgorata dalla bellezza del suo amante.
Mentre ammirava il profilo di Amore, però, una goccia d’olio della lampada cadde accidentalmente sul giovane che, risvegliatosi, scappò via abbandonando la fanciulla.
Quando Venere venne a sapere dell’accaduto scatenò la sua ira su Psiche che, per punizione, fu sottoposta dalla Dea a delle difficili prove.
La principessa superò brillantemente le prove anche grazie all’aiuto di varie figure divine, e questo fece ancora più infuriare Venere che le pose un’ultima prova: discendere negli inferi e chiedere alla Dea Proserpina un po’ della sua bellezza.
Come ordinatole dalla Dea, Psiche si recò negli inferi ma, stavolta, fallì. Nonostante le fosse stato ordinato di non aprire l’ampolla donatale da Prosepina la fanciulla, incuriosita, aprì l’ampolla dalla quale uscì una nuvola che fece cadere Psiche in un sonno profondissimo.
Intanto Amore, preso dalla nostalgia, andò alla ricerca della sua amata e, quando la trovò, la risvegliò.
Per non rischiare di perderla di nuovo, Amore condusse Psiche sull’Olimpo dove, grazie all’appoggio e all’aiuto di Giove, la giovane principessa, dopo aver bevuto dell’ambrosia, divenne una Dea.
La leggenda si conclude con il matrimonio dei due innamorati e la nascita di una bellissima bambina che prese il nome di Voluttà.
La statua del Canova è di una bellezza travolgente e gli sguardi “presi” dei due giovani amanti, appassionano.
Bellezze dell’Arte senza tempo.
Antonella Ariosto







