Aci Castello, Aci Trezza…storie leggende e fantasmi

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In una delle escursioni nella mia amata terra di Sicilia, in particolare nella Città di Catania, mi sono ritrovata, per caso, in una piccola località che agglomera due centri che distano, l’uno dall’altro, pochi chilometri… Aci Trezza e Aci Castello.

Durante il tragitto che feci a piedi per spostarmi da un luogo all’altro, fui catturata dal mare che, molto rumoroso, s’ infrangeva sugli scogli, e talmente quel giorno era agitato, che più volte fui bersaglio di schizzi d’acqua per il furore delle onde.

Il mare costeggiava la strada dalla quale si vedeva un enorme Castello che si ergeva dalle acque e, a guardarlo, faceva venire i brividi.

Era il Castello di Aci, che dà l’omonimo nome al centro : “Aci Castello”.

Storie, leggende, fantasmi, bellezze naturali si racchiudono in quel lembo di terra e di mare tra Aci Trezza ed Aci Castello.

Più lo ammiravo e più mi incuriosiva.

Ma ciò che mi rendeva ancora più ipnotizzata, erano quegli spettacolari paesaggi naturali e i grandi massi che si trovavano ai piedi del Castello, tutti posizionati in modo rettilineo, che, a colpo d’occhio, sembrava fossero stati messi lì, di proposito.

Quei grandi massi che venivano investiti da quel mare tumultuoso, sono i cosìddetti : “Faraglioni” di Aci Trezza.

Da quel momento non riuscii a trattenere la mia curiosità, e mi recai a visitare il Castello per attingere più informazioni.

La roccia sulla quale è posizionato il Castello è di origine vulcanica, e si è formata, con il tempo, a causa del raffreddamento del magma venuto a contatto con l’acqua del mare, della sabbia e dell’argilla.

Il Castello, anni or sono, era la fortezza in cui venivano tenuti i prigionieri nel periodo dei combattimenti, sotto il dominio degli Arabi, dei Greci e dei Normanni, ma serviva, soprattutto, come torre di comando per far passare le navi che si dirigevano verso lo stretto di Messina, per controllare gli scambi commerciali.

Una leggenda decantata da Virgilio ed Omero, narra di due giovani che si amavano: un pescatore di nome Jaci ed una giovane ninfa di nome Galatea, di cui era innamorato anche Polifemo.

Per questo motivo, i due giovani erano costretti ad incontrarsi di nascosto.

Una sera in cui gli innamorati furono avvistati vicino alla costa, dal temibile gigante, l’ira di quest’ultimo fece scagliare contro il giovane grossi massi che lo uccisero.

Il dolore dell’innamorata fu talmente grande, che Giove, padre degli Dei, mutò il sangue del giovane, in fiume…Quel fiume cominciò a scendere ai piedi dell’Etna e Galatea vi si immerse per ricongiungersi con il suo amato.

Ecco da dove derivano i “Faraglioni” e perchè quel lembo di strada si chiama “Terra dei Ciclopi”.

Da questa triste leggenda, Aci Castello fu denominata “Città dell’Amore”.

Alcune credenze popolari dicono che il corpo di Jaci fu smembrato in nove parti; per questo, i nove comuni etnei che si affiancano lungo quella costiera, sono preceduti da “Aci”, come Acireale ed Aci Trezza.

Inoltre si racconta di storie di fantasmi, e queste non sono leggende…

Vi sono persone che possono testimoniare, avendo assistito personalmente a tali fenomeni e avendo udito, in determinate ore della notte, rumori di passi e di catene.

All’interno del Castello vi è un museo archeologico ed una cappella.

All’esterno vi sono i resti dell’antico ponte levatoio, un giardino abbellito da un piccolo orto botanico ed una grande terrazza panoramica, dalla quale si vedono i piccoli centri e le barche ormeggiate lungo la riva, che di notte vengono illuminati dalle luci circostanti.

Visitare questi luoghi è la perfetta fuga dallo stress quotidiano. Consiglio a chiunque, qualora vi troverete di passaggio da quelle parti, di non lasciarvi scappare questa opportunità, vi sentirete sicuramente molto più leggeri.

Grazia Bologna

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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