“a tu per tu con…covid stories” – Gaetano Iuso e la sua asintomaticità

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Gaetano Iuso e la sua asintomaticità

Via Napoli 16, una strada e un numero civico di Mariotto, borgo della Città Metropolitana di Bari, dove vive Gaetano, trentatreenne, impiegato in una piccola azienda da ormai 8 anni con compiti amministrativi e contabili.


Nel tempo libero ama dedicarsi alla cucina, al giardinaggio, alla lettura e a lunghe passeggiate per godere del contatto con la natura, scoprire angoli meravigliosi e fotografarli.
Lo raggiungo di venerdì sera al suo rientro dal lavoro: mi accoglie con il caffè che gorgoglia e il cui odore ha profumato anche la stanza dove ci accomodiamo per gustare una buona tazza.


Gaetano mi conosce molto bene, anche perché il papà Francesco è il mio migliore amico, a suo tempo insieme abbiamo inventato la Sagra dell’Uva da Vino di Mariotto, la mamma Giacoma è stata mia compagna alle scuole elementari, e sa che, se non mi avesse fatto trovare una tazza di caffè, si sarebbe preso una bella ramanzina.
Caffè sorseggiato… e anche molto buono.

Fiore – Sei pronto per sottoporti al mio fuoco di fila di domande… senza alcuna interruzione?

Iuso – Pronto!

Fiore – A te è capitato di essere infettato dal nuovo Coronavirus ma di non manifestare nessuno dei sintomi, come febbre o brividi, tosse, congestione nasale o naso che cola, perdita del gusto o dell’olfatto, gola infiammata, mancanza di respiro o difficoltà a respirare, diarrea, nausea o vomito, mal di stomaco, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari o articolari, scarso appetito o scarsa alimentazione.
Come hai scoperto di essere positivo asintomatico?

Iuso – Purtroppo è capitata anche a me questa esperienza.
Mi reputo, però, una persona abbastanza fortunata, visto che, pur avendo contratto il virus, non ho manifestato alcun sintomo.
La mia avventura ha avuto inizio nei primi giorni di marzo, quando in ufficio arrivò la notizia che una mia collega si era contagiata.
Prontamente con i miei colleghi eseguimmo il tampone antigenico privatamente presso uno studio medico in modo da poter rassicurarci sulla nostra condizione di salute.
In quella sede risultammo tutti negativi, ma la dottoressa ci invitò a ripetere il tampone di controllo dopo 14 giorni.
Quella sera rientrammo alle nostre case abbastanza amareggiati, visto che sapevamo che il periodo di incubazione del virus era piuttosto lungo.
Pertanto, già da quel momento incominciai ad osservare un periodo di quasi isolamento cercando di evitare di avere contatti con altre persone ad eccezione dei miei genitori con cui vivo.
La mia preoccupazione principale in quel momento non fu tanto il mio stato di salute quanto il voler preservare i miei genitori da un possibile contagio.
Qualche giorno dopo mi recai al lavoro e stando seduto alla mia postazione incominciai ad avvertire un dolore lombare a cui detti poco peso visto che non era accompagnato da altre manifestazioni tipiche del Covid.
Assunsi un semplice antinfiammatorio e il dolore sparì…
Il giorno seguente, cioè 12 giorni dal primo tampone, rifeci altro tampone…
Positivo e asintomatico!
Quel dolore lombare una avvisaglia? Forse!

Fiore – Quando ti hanno comunicato di essere positivo, qual è stato il tuo comportamento in famiglia?

Iuso – E’ inutile dire che appena la dottoressa mi comunicò l’esito del tampone mi sentii raggelare e avvertii un senso di vuoto.
Poi capii che dovevo cominciare a razionalizzare la cosa e organizzare una “vita da quarantena”.
Il viaggio di rientro mi aiutò a tranquillizzarmi, anche se mi rendevo conto di portare a casa una notizia non bella.
Appena comunicai la mia positività, i miei genitori si dimostrarono scossi ma non allarmati, visto che non dimostravo alcun sintomo e che ero in perfetta salute tranne per la mia contagiosità.
Corsi subito in camera mia, preparai una borsa con il necessario, lasciai la mia abitazione e mi recai in una seconda casa per vivere la mia quarantena ed evitare il contagio dei miei genitori.

Fiore – Comunicasti agli organi competenti le persone con cui nel frattempo eri venuto a contatto?

Iuso – Sì, comunicai il giorno seguente la mia positività al medico curante che immediatamente avviò il periodo di quarantena per me e di isolamento per la mia famiglia in quanto contatti stretti.
I miei eseguirono il tampone il giorno seguente e risultarono negativi.
Questo mi rasserenò un po’.

Fiore – Quanti giorni sei stato in isolamento forzato?

Iuso – Sono stato in isolamento forzato dal 12 marzo al 17 aprile.
Dicono che gli asintomatici risultano positivi più a lungo rispetto ai sintomatici.

Fiore – Quindi, in tutti quei giorni “solo et pensoso” la tua deserta casa andavi “mesurando a passi tardi et lenti”. Vero?

Iuso – I primi giorni non sono stati facili, quando dovevo sommare l’incertezza del mio decorso della malattia con la preoccupazione di aver potuto contagiare i miei cari. Ma bisognava tener impegnata la mente anche perché vivere in solitudine non mi spaventava, non quanto la mancanza del semplice contatto.

Fiore – Come trascorresti quel tempo molto sospeso?
Iuso – In maniera abbastanza serena: mi dedicavo alla cura della casa, ancora più importante in questi casi, ogni tanto mi dilettavo in cucina con qualche preparazione più lunga e particolare.
La fortuna di avere un piccolo atrio con giardino mi faceva passare un po’ di tempo alla sua manutenzione e a essere in compagnia della natura che aiuta sempre a svagare i pensieri, qualche lettura e informazione televisiva, la visione di qualche film o ricerche al pc.

Fiore – Così riuscivi quindi a vincere in parte la noia e ad accelerare lo scorrere del tempo con i social e la lettura per rimanere mentalmente attivo…

Iuso – I social in realtà sono poco di aiuto in questi casi, a meno che tu non abbia istaurato con l’interlocutore un rapporto che va oltre i social.
Quindi, sì, li ho utilizzati ma non in maniera abbastanza frequente, diciamo che non ho postato i miei giorni di quarantena come fossi in attesa di una sentenza di giudizio.
Sono stati una perdita di tempo negli spazi morti della giornata, ma non un rifugio della mia mente.
Mi sono dedicato a piccole letture anche perché non avevo abbastanza concentrazione da dedicare a qualche romanzo più impegnativo.

Fiore – Il tuo cellulare squillava?

Iuso – Il cellulare squillava ma senza eccessi anche perché io non amo i rapporti filtrati, sono per i contatti… ed è il motivo per cui quel periodo mi ha deteriorato psicologicamente.
Naturalmente i miei affetti più cari non hanno smesso di essermi vicino in ogni modo possibile.

Fiore – Chi ti è mancato in quel periodo?

Iuso – In realtà nessuno o meglio chi ha voluto starmi vicino lo ha fatto nel modo in cui è stato possibile farlo. Quel mio impedimento non ha cambiato le relazioni ma il mio modo di relazionarmi.

Fiore – Quel periodo di quarantena forzata per te, ragazzo di movimento, sarà stata una rivoluzione nella tua vita che ti metteva inaspettatamente davanti a una nuova sfida. Hai avuto paura di non farcela?

Iuso – Diciamo che posso scrivere nel mio curriculum personale questa avventura…
In realtà essendo stato un asintomatico non ho avuto grandi paure legate al mio stato di salute fisico.
Mentalmente però è stato diverso, è lì che ho avvertito la botta. Credo che sia questo l’aspetto che bisognerebbe tenere anche in considerazione durante queste brutte esperienze.

Fiore – Ti sei dato un senso di normalità e di produttività per quanto possibile o ti sei lasciato andare, rimanendo, per esempio, per tutta la giornata in pigiama?

Iuso – In ogni caso non riuscirei a stare in pigiama tutto il giorno.
Mi sono dato da fare anche perché altrimenti le giornate sarebbero state interminabili, dato che non sono un gran dormiglione.

Fiore – Ti sei tenuto informato sulla situazione tramite fonti affidabili o ti sei messo a inseguire qualsiasi informazione sulla pandemia?

Iuso – In questi casi meglio soffermarsi su fonti certe e ricerche scientifiche. Poi ti fai una cultura sul virus e i suoi sintomi, sulla gestione regionale della pandemia, sulle norme da seguire.
Il mio medico è stato un punto di riferimento di cui mi sono fidato ciecamente per capire come muovermi in quella nuova situazione che stavo vivendo e che mai avrei pensato di affrontare.

Fiore – Sei rimasto in contatto con i tuoi amici o ti sei lasciato andare?

Iuso – Certo che sono rimasto in contatto con i miei amici, vicini e lontani. Ma nulla poteva sostituire il contatto umano, quello fisico che rende tutto diverso e speciale.

Fiore – La separazione fisica dagli altri e la restrizione dei movimenti quanto hanno influito negativamente sul tuo animo?

Iuso – Essendo abituato ad avere sempre un contatto diretto con i miei familiari e con le persone che conosco, che preferisco sempre a un contatto filtrato utilizzando le tecnologie a disposizione, devo dire che la separazione fisica è stata abbastanza pesante da sopportare, soprattutto nei primi giorni di quarantena.
Poi con il passare del tempo tutto diventava sempre più “normale”.
Sono un tipo che si adatta presto alle situazioni e diciamo che avere una vita privata di ogni tipo di relazione sociale è una vita che io personalmente non riuscirei a sopportare a lungo termine.
Mi mancava la possibilità di poter uscire di casa anche solamente per una passeggiata nelle campagne o ancora meglio in riva al mare, che è per me un mezzo attraverso cui cerco di rigenerarmi quando comincio a sentire la stanchezza e i pensieri si affollano.
Per fortuna avere come vicini di casa i miei parenti mi ha dato l’impressione di non sentirmi mai solo.
È grazie a loro che a volte trovavo il motivo per rendere le mie giornate meno tristi e solitarie, bastava un saluto, un caffè lasciato sul muretto di separazione, il pasto caldo dietro la porta, l’immancabile pizza del sabato sera, il buongiorno, le chiacchiere della domenica, le voci dei bambini… tutto questo, anche se lo diamo molto spesso per scontato, riesce sempre a tenerti su con il morale e dare speranza per un giorno migliore.

Vincenzo Fiore

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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