la lettera di Marilena Abbatepaolo e Luca Rotondi al Presidente Conte e

le emozioni e i pensieri del Paese Italia

Con la Fase 2, scattata il 4 maggio scorso, l’uso delle mascherine è diventato obbligatorio nei luoghi chiusi e in tutti i contesti della vita quotidiana, dove non è possibile mantenere il distanziamento fisico, al fine di ridurre al minimo la diffusione del contagio da COVID-14

E’ indubbio, però, che l’utilizzo di questo dispositivo di protezione è per una categoria di persone, i sordi, impossibilitati a leggere il labiale, altra fondamentale ed essenziale causa di esclusione sociale.

Ecco allora la necessità di avere mascherine in parte trasparenti per dare la possibilità alle persone sorde di leggere e comprendere il labiale del loro interlocutore e non far lievitare il loro disagio.

Necessità dettata anche dall’alto numero che ha l’Italia di persone con disabilità uditiva: oltre un milione.

L’idea di queste particolari mascherine è della statunitense Ashley Lawrence, studentessa ventunenne alla Eastern Kentucky University, in procinto di conseguire il titolo di assistente alla comunicazione delle persone sorde, che la lancia con una foto sul suo profilo Facebook.

La foto desta notevole interesse tanto che la ragazza ha avviato una raccolta fondi sulla piattaforma Go Found Me per finanziarne la produzione e donarle a chi ne avrebbe fatto richiesta.

E le richieste arrivano da tutto il mondo, Italia compresa.

Di questa iniziativa e del disagio vissuto dai sordi in questo periodo di emergenza da COVID-19, noi di ScrepMagazine ne abbiamo parlato in una recente intervista con Marilena Abbatepaolo, poeta e dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “La Giustiniana” di Roma.

E oggi torniamo a parlarne con forza anche perché riteniamo assolutamente incivile non occuparsi di chi avendo le bocche coperte dalle mascherine per difendersi dal virus corra il rischio di diventare invisibile per il doppio isolamento in cui è costretto a vivere.

Torniamo a parlarne perché Marilena Abbatepaolo, la nostra dirigente scolastica sorda, e Luca Rotondi, Presidente di Emergenza Sordi APS, hanno diffuso nei giorni scorsi, per rompere il disagio sociale dei sordi e impedire la sempre più emarginazione della loro categoria dal contesto sociale per la mancanza di comprensione tra interlocutore sordo e interlocutore udente e non mettere a repentaglio la propria e altrui salute con il dover abbassare la mascherina per leggere il labiale, la seguente lettera aperta:

LA LETTERA Gentile Presidente del Consiglio, Onorevoli ministri, Sindaci e dottori tutti, ci rivolgiamo a voi per mettere in risalto un problema che la comunità sorda italiana incontra e incontrerà nella vita quotidiana.

Fra non molto si rientrerà nella “normalità” con l’obbligo di uso delle mascherine sia nei luoghi pubblici che privati, comportando un aumento dell’indice di disagio sociale, in quanto per noi rappresentano una considerevole barriera di comunicazione.

Alla luce di quanto scritto sopra chiediamo una particolare attenzione ad una grossa difficoltà che può essere ovviata mediante un vostro intervento concreto ed incisivo affinché si proceda alla dotazione di mascherine trasparenti certificate, sia nei luoghi pubblici che privati, scuole incluse ed ovunque si fornisca un servizio all’utenza, che ci permettano di leggere le labbra.

Chiediamo, inoltre, che questa scelta non sia affidata alla bontà del singolo, ma che sia fatta dall’Italia stessa e da voi, nostri Rappresentanti. La situazione creata dal Coronavirus ha messo in evidenza diverse problematiche che vanno a colpire, in modo particolare, le persone sorde.

Ci preme rimarcare che un sordo a prescindere dal fatto che conosca o meno la Lingua dei Segni Italiana (LIS), si avvale comunque ed in ogni caso del supporto della lettura labiale per poter interagire e comunicare.

Tale lettura ora è ostacolata dalla presenza delle mascherine.

Per tutti noi, ogni azione, ogni gesto, anche quello più semplice come andare a fare la spesa è diventato fonte di disagio e di stress.

Ci troviamo a chiedere a chi ci sta di fronte di abbassare la mascherina per poter leggere le sue labbra (mettendo a repentaglio la salute di entrambi) o di scrivere quello ci vorrebbe comunicare.

Capite bene che tutto questo genera ansia. disagio e ci fa sentire ancora più diversi facendo emergere i nostri limiti in maniera prepotente.

Questo fa male!

Siamo riusciti a superare alcuni ostacoli con grande fatica e lavoro: ora questi però si pongono nuovamente davanti a noi con una prepotenza tale da farci provare il dolore costante del sentirci esclusi ed emarginati.

Questa situazione viola certamente l’art. 3 della Costituzione italiana, mortificandoci sia come persone sia come cittadini.

Siamo qui a scrivervi, un Dirigente scolastico sordo, Marilena Abbatepaolo, Dirigente Scolastico dell’IC ‘La Giustiniana’ a Roma, già assessore e consigliere comunale a Polignano a Mare, che ha raccolto le istanze anche di molti bambini e ragazzi sordi in grande difficoltà e che vive in prima persona questa situazione, e il Presidente dell’ Associazione di Promozione Sociale “Emergenza Sordi”, Luca Rotondi, sordo, biologo CBRN Advisor da sempre impegnato, insieme al suo staff di sordi altamente qualificati, in questa battaglia per l’inclusione in ambito emergenziale.

Ci teniamo a rimarcare che la mascherina trasparente è un accessorio il cui costo economico è irrilevante di fronte al notevole impatto psicologico positivo che si avrebbe nella società.

Tutti noi, disabili e non, nessuno escluso ed in particolar modo i bambini, riusciremmo a vedere il sorriso dietro una barriera che inconsapevolmente ci allontana l’un dall’altro.

Vi chiediamo di aiutarci a non perdere l’umanità che è racchiusa in un sorriso, di aiutarci a conservarla. I tempi sono difficili per tutti e ne siamo consapevoli, ma possiamo essere una comunità aperta e inclusiva, una comunità migliore dove nessuno è lasciato indietro.

A questo proposito citiamo una bellissima e profonda frase di Robert Baden – Powell:

“Il modo migliore per superare le difficoltà è attaccarle con un magnifico sorriso”. A tal riguardo, ricordiamo l’esempio del Comune di Pietrasanta e del Sindaco Alberto Stefano Giovannetti, che ha distribuito questo tipo di mascherine. Chiediamo a tutti voi, ciascuno per il ruolo che riveste, di essere al nostro fianco, al fianco di tutti i sordi, adulti e bambini, giovani e anziani, ma anche al fianco di tutti i cittadini perché siamo certi che la via per superare la paura passa anche per il riconoscimento dell’altro, del suo sorriso, del suo volto.

Infine, vogliamo porre la vostra attenzione sull’ art. 11 della Convenzione ONU sui Diritti delle persone con disabilità, già ratificata con la Legge n. 18 del 2009, che riguarda le “Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie” e rivendica il diritto della comunicazione inclusiva con le persone sorde nei vari ambiti (anche con l’uso delle mascherine).

Nel ringraziarvi per aver dedicato parte del vostro tempo e attenzione a questa nostra richiesta, ci auguriamo che queste parole, che riflettono il vero disagio psicologico e sociale che affrontiamo quotidianamente, siano colte nella loro interezza e costituiscano un punto di partenza per un progetto di inclusione ampio e condiviso da tutti.

L’augurio di ScrepMagazine è che le persone in indirizzo, ad incominciare dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non siano “sordi” a questo appello e non contribuiscano a far nascere altri “invisibili”.

Nell’attesa continua il nostro viaggio per ascoltare sempre più il cuore del Paese Italia con le sue emozioni e i suoi pensieri sempre più in ansia per i risvolti economici che si stanno riversando sulle varie classi sociali.

Luisella Balconi di Milano, attualmente casalinga, già segretaria Amministratore delegato ENI

Mi sono sempre occupata di volontariato in un Centro d’ascolto della mia Parrocchia.

In questo periodo di pandemia svolgo le mie azioni di volontariato insieme a tante  altre persone presso il Banco Alimentari.

Nord e Sud: in questo momento di difficoltà si dovrebbe parlare di “Italia” e abbandonare le vecchie divisioni.

Siamo tutti italiani!

Si deve procedere uniti per combattere questo mostro invisibile che è piovuto sulle nostre vicende umane.

Sono stanca di leggere accuse che fanno male.

Noi lombardi non volevamo tutto questo dolore, è arrivata l’onda anomala di uno tsunami a cui nessuno era preparato.

L’Italia è una, bella e nonostante tutto forte.

E’ un Paese che cade, ricade ma si rialza, sia pur con fatica.

Avvertiamo tutti il peso di questo terribile momento e ogni giorno, appena ci svegliamo, ce ne facciamo carico guardando fuori dalla finestra, anche se ormai la primavera non riusciremo più a gustarla in tutta la sua bellezza, come abbiamo sempre fatto.

E la stessa libertà che non abbiamo potuto  godere e condividere pienamente è stata sostituita dalla luce della speranza che da Nord a Sud ha illuminato i nostri cuori nonostante siano stati e siano colmi di dolore.

Non ho mai voluto così bene a tutte le persone che, come me,  vivono in Lombardia.

L’attacco che la Regione Lombardia sta ricevendo, come se qualcuno godesse dello “schianto” della regione più importante d’Italia sul piano economico mi lascia addolorata.

Ritengo sciocco tutto questo.

Siamo tutti dello stesso Paese e tutti diamo qualcosa al nostro Paese.

Le persone normali, come me, fanno il tifo, per il popolo Italiano tutto.

Io sono milanese, lombarda e soprattutto italiana.

L’emergenza passerà e la Lombardia continuerà a costituire ancora un polo importante come lo è sempre stato, anche se le ferite tarderanno a cicatrizzarsi.

Sono state e sono troppo profonde e troppo male hanno arrecato.

Passo dopo passo, sia pure nel tempo, riprenderemo le nostre libertà e la forza per rimetterci sulla carreggiata giusta sia pure con uno stile di vita diverso.

Torneranno ad alzarsi le saracinesche, molte rimarranno chiuse, il silenzio non farà più rumore, il vocio non sarà più quello canterino e spensierato che conoscevamo, il quotidiano e la normalità di ieri svaniti…solo un ricordo.

Vittoria Obinu di Milano,  61 anni, impiegata

Che dire!

Sembra di vivere una vita non tua… le mascherine quando usciamo da casa la fanno da padrona ed è l’elemento che ti riporta alla triste realtà della tragedia infinita che ci ha travolti.

Isabella Masi di Polignano a Mare, 57 anni, avvocato

Ciao…

E’ difficile scrivere qualcosa su questo buio e assurdo momento storico. Io francamente sono confusa, incredula, preoccupata, spaventata e impaurita riguardo al virus e alle numerose, fuorvianti e contraddittorie informazioni sullo stesso.

Nel contempo sono confusa, incredula, preoccupata, spaventata e impaurita riguardo a come il governo, di inadeguati, inetti, incapaci e cialtroni sta affrontando questo delicato e pericoloso momento storico. Non so cosa pensare e non so cosa ci aspetta.

Ho francamente paura. Stop.

Fiorella Cammerata di Villasanta, 46 anni, casalinga

Ciao…

L’unica cosa che mi viene da pensare è che spero vivamente che gli italiani sappiano rispettare ancora le regole.

Vive, purtroppo, il pensiero che tutto quello fatto finora non sia servito a nulla.

Spero in ogni caso che vada tutto per il meglio.

Marilena Bordin di Venezia, commerciante di abbigliamento

“Andrà tutto bene ..un corno!”
Fare l’imprenditore in Italia è la cosa peggiore.
Ti complicano sempre la vita: non si sa qual è il modo giusto per riaprire…e appena riaprirai saranno lì, pronti a multarti, cercando quello che non c’è!

I 600 euro non si sono visti!

Il fido per pagare i fornitori della merce non venduta, gli affitti di negozi chiusi a forza, le bollette di luce e gas che continuano ad arrivare chi sa la banca te lo concederà?

E nel frattempo ti indebiti di tuo!

La cassa integrazione? E chi l’ha vista?

Ignorano un po’ tutti che l’ossatura della piramide industriale italiana è sostenuta dalle piccole e medie imprese, molte delle quali a conduzione familiare.

E quando parlano di potenza di fuoco e dei milioni e miliardi di euro quasi rimetto…

Dimostrano di non conoscere il Paese Italia e il lavoro…

Lara Iacono di Favara, 28 anni, studentessa

“Culturavirus”!

Possiamo anche chiamarlo così.

Il COVID-19 è entrato nella nostra vita all’improvviso e ha rovesciato le nostre vite, i nostri obiettivi, i nostri impegni, le nostre abitudini, la nostra voglia di vivere!

Ci “blinda” in casa, privandoci dei nostri affetti più cari o del semplice caffè al bar con un’amica.

Ma ha fatto anche qualcosa di buono!

Ci ha insegnato (e continua a farlo) anche tanto: un esempio potrebbe essere la scuola che prosegue senza sosta grazie alla didattica a distanza.

Io personalmente ho avuto modo di apprezzare molte poesie e autori della letteratura francese e spagnola, grazie a  “momenti di condivisione”  intitolati  “opere preferite ai tempi del covid”.

Il COVID-19 ci ha, inoltre, permesso di conoscere il cibo sano, di apprezzare i momenti trascorsi in famiglia, di fare a meno del parrucchiere o dell’estetista, di essere più belle al naturale, di riassaporare un’atmosfera priva di gran parte  dell’inquinamento atmosferico che tanto danno ha arrecato con lo sviluppo delle malattie oncologiche.

Sono rimasta particolarmente colpita in questo periodo dalle tante buone azioni messe in campo per aiutare chi aveva perso il lavoro ed era venuto a trovarsi in grande disagio.

Oggi il mondo è più “pulito” in anima, in educazione, in igiene, civiltà, studio e bontà.

Il Coronavirus ci ha culturalmente e positivamente modificati.

Sono stati e continuano ad essere giorni difficili ma un po’ tutti in questo periodo abbiamo conosciuto il ” lato” migliore di noi stessi e forse anche degli altri.

Maria Fiorenza Virgallito di Fonte Nuova, Roma,  docente di Lettere

L’impatto sulla vita quotidiana dell’emergenza coronavirus è stato devastante ma mai quanto sul nostro stato d’animo.

Per me, nata ai tempi del boom economico e vissuta in una famiglia modesta e onesta, che ha costruito il mio futuro permettendomi di avere una casa di proprietà e una laurea, l’idea stessa di futuro coincideva con l’idea di progresso, di miglioramento.

Non era concepibile nient’altro che un’evoluzione in senso positivo della vita in tutti gli aspetti, economici, sociali e culturali.

Il primo colpo a queste certezze lo ha dato la crisi del 2008 che ci ha sconvolto economicamente, ma il pensiero dominante è sempre stato che comunque si avevano le risorse per sopravvivere alla crisi e superare le difficoltà.

Il coronavirus invece è stato uno tsunami perché ha ucciso tutte le nostre certezze e ci ha posto di fronte ad un’eventualità immediata e non lontana e affidata al semplice destino: quella della morte e soprattutto nella morte in completa solitudine, lontano dagli affetti più cari: l’incubo peggiore che ci potesse capitare.

Ci siamo così scoperti fragili e insicuri, abbandonati in un’orbita di speranze ma anche di timori, passando in continuazione dall’ottimismo alla premonizione di infausti eventi.

Come cambia quindi lo stato d’animo?

Siamo angosciati, preoccupati per il futuro dei nostri figli, inseguiti da un nemico invisibile che si potrebbe palesare in qualunque momento, come in un thriller di Stephen King.

Possiamo lasciarci trascinare a lungo alla deriva dall’angoscia e la paura?

No, non possiamo, abbiamo il dovere di reagire e di trovare la forza per affrontare questa lunga notte alla fine della quale ci sarà l’alba e dobbiamo pensare al bene che forse questa situazione ci ha portato: abbiamo scoperto il valore dei sentimenti, dello stare insieme, di azioni che davamo per scontate, abbiamo visto come un mondo fatto solo di cose e di oggetti non serve a nulla e soprattutto che, per essere felici, “basta la salute” ed essere circondati da coloro che amiamo.

Ed è come ritrovarsi nelle parole di Bertrand Russel:

Essere oggetto d’amor è una causa potente di felicità, ma l’uomo che chiede l’amore non è colui al quale viene concesso. L’uomo che riceve l’amore è, generalmente, colui che lo dà. Ma è inutile tentare di darlo per calcolo, allo stesso modo che si può prestare del denaro a interesse, poiché un affetto calcolato non è sincero e chi lo riceve sente che non lo è.”…

… a cura di  Vincenzo Fiore

Articolo precedentePapa Giovanni Paolo II: 100 anni dalla sua nascita
Articolo successivoUna bella giornata finita male
Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui