COVID-19

insegnamenti, emozioni, opinioni

Quanto vissuto nelle scorse settimane è stata una tragedia che difficilmente sarà dimenticata, un dramma che bisogna tenere bene a memoria per non farsi eventualmente travolgere una prossima volta e soprattutto non farsi trovare impreparati.

Quando prendi un ceffone non puoi far finta di non averlo preso e scrollartelo subito dal viso.

Devi riflettere, pensare e anche tanto per non farti attaccare addosso la patente di “cretino”.

Ecco perché è bene che l’Europa e le sue popolazioni non abituate a queste tragedie collettive recuperino e in fretta una coscienza collettiva per evitare di andare a sbattere contro le trasformazioni delle abitudini e degli stili di vita che la battaglia per sconfiggere il COVID-19 sta imponendo.

Una battaglia che ci auguriamo si possa chiudere positivamente anche domani, nonostante quello che dice la scienza.

A noi che siamo il presente tocca interpretare tutti gli scossoni che si sono e si stanno abbattendo per preparare un futuro, il futuro per le nuove generazioni.

Non è e non sarà un’impresa facile ma almeno cerchiamo di essere bravi, di recitare ognuno la nostra parte senza delegare la fatica ad altri.

Dobbiamo essere tutti pilastri portanti di un nuovo assetto sociale che necessariamente scaturirà dalla crisi sanitaria che ormai si è trasformata in crisi sociale ed economica.

Non si può stare con le mani in mano in attesa della manna di S. Nicola di fronte al racconto dell’infermiera dell’Ospedale di Cremona che, lacerata dal lavoro, si addormenta sulla tastiera del computer con il camice ancora addosso e la mascherina quasi incollata sul viso.

Dobbiamo riprendere in mano la vanga dell’entusiasmo dei nostri nonni, dei nostri padri e ricostruire, rigenerare, rinnovare il nostro Paese.

Altrimenti non avrà insegnato nulla l’immagine dei mezzi militari in fila indiana trasportare fuori Bergamo, per la cremazione, le salme delle vittime del Coronavirus, non avranno insegnato nulla le emozioni provate e raccontate , in un post sul suo profilo  Facebook dal Caporal maggiore, in servizio nel Reggimento di supporto tattico e logistico a Solbiate Olona (Varese), Tomaso Chessa, 42enne originario di Aglientu (Sassari), alla guida di uno di quei camion.

«E stasera termina la fase uno… Che dire? Forse la gente non si rende conto, non ha materialmente avuto il tempo di percepire la realtà! Io vi dico la mia, anche se sono cosciente di non rendere (per fortuna) l’idea. Essere alla guida di un camion, una giornata qualunque dove il pensiero ti porta oltre la tua quotidianità. Tu guidi, scambi due chiacchiere con il collega alla parte opposta della cabina, ma quando per forza di cose, per un istante il silenzio rompe la tua routine, il tuo pensiero si posa su di loro, realizzi che dentro quel camion non siamo in due, ma in sette… Cinque dei quali affrontano il loro ultimo viaggio… Eh sì… L’ultimo… Ti rendi conto di essere la persona sbagliata, o meglio, qualcuno doveva essere al posto tuo ma purtroppo non può, tocca a te, ed è li che senti addosso quella grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro, ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti…

Poi arrivi lì, alla fine del tuo viaggio, dove ti ritrovi ad abbandonare “il tuo carico”, oramai fa parte di te, come se ti togliessero una parte di cuore, ed è li che cerchi di capire l’identità del tuo compagno di viaggio… Cosa difficilissima, delle otto persone che personalmente ho accompagnato, l’unico dei quali sono riuscito a risalire all’identità è il signor Guerra, classe 1938. Pagherei oro per conoscere tutti i parenti delle otto persone e potergli dire che nonostante il contesto non avrebbero potuto fare un viaggio migliore….

La cosa che mi dispiace di più, nonostante questo, amici e famigliari continuano a non rendersi conto che tutto questo non è uno scherzo, la gente muore, chi non muore soffre, facile dire qua non siamo a Bergamo… Bene, abbiate la coscienza e il buon senso di tutelare i nostri cari che hanno la fortuna di vivere in posti più sicuri, ma non dimenticate che sbagliare è un attimo…

Spero un giorno di poter conoscere i cari dei miei compagni del loro ultimo viaggio, ma se così non fosse sappiano che c’ho messo l’anima!

R.I.P».

Raffaele Capaldi di Bitonto, avvocato

Due cose ci ha insegnato il Covid19.

La prima è una conferma: gli oroscopi non hanno nessuna attendibilità.

Se non riescono a prevedere nemmeno un fatto di portata storica che cambia indistintamente la vita a tutti gli abitanti del mondo e la inaridisce, come gli si potrà dar retta nel vaticinare le piccole vicende quotidiane?

La seconda, quanto meno per l’Italia, è invece una novità rispetto al comune pensiero: nella pandemia i governati si sono comportati meglio dei governanti.

Se i primi hanno infatti rispettato alla lettera le misure draconiane imposte (le sanzioni amministrative, pur rilanciate dai mass-media, sono state una percentuale bassissima, e facevano notizia proprio perché dall’alto si voleva colpevolizzare i cittadini), gli altri invece hanno “toppato” nella predisposizione di tutte le misure, sia sanitarie (vedi la fantomatiche app Immuni e la mancanza a tutt’oggi di linee guida e soprattutto strumentazioni adeguate per la ripartenza) che economiche, che fossero ulteriori al mero comando di non uscire di casa (ma i divieti, come si sa, tutti sono bravi a imporli).

Questa discrasia ribalta la teoria secondo cui i rappresentati eleggono le persone migliori perché questi devono decidere delle questioni collettive, ma ribadisce la regola vigente negli ultimi lustri, secondo cui – venute meno le scuole di formazione che erano i partiti – e affidata la cura pubblica agli individui con maggior personalità o che magari si trovano al posto giusto nel momento giusto, a tutti può capitare di assurgere a posti di potere.

La lotteria vincente questa volta è capitata al Presidente del Consiglio, che quanto meno vanta una solida preparazione professionale che gli porta ad avere un certo garbo, dote spesso ultimamente sconsiderata, ma sommamente importante, secondo il vecchio motto del mio maestro (anche lui professore universitario) secondo cui: “la forma è tutto” (forma intesa in senso lato, anche come eleganza, stile, rispetto delle regole).

Molti opinionisti oggi lo attaccano proprio su questo fronte, perché avrebbe assunto i pieni poteri (ma è divertente vedere che oggi questo è vista come una negatività dalla destra, e come una cosa normale dalla sinistra che sostiene il governo).

Ma questo è un falso problema, perché le disposizioni emanate con DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) sono state assunte in virtù di una delega legislativa (un decreto legge poi convertito che conferiva i poteri), e quindi non vi è stato nessun vulnus alle prerogative del Parlamento (qui Conte ci ha saputo fare).

Né si poteva stare a dibattere su quando e cosa aprire nei giorni dell’emergenza, nei quali ci voleva invece uno che decidesse.

Quindi proprio sul versante formale non si può lanciare alcuna accusa, cosa che invece si fa – a mio parere a volte maliziosamente – per evitare di porre l’accento sulle carenze sostanziali.

Infatti, le misure economiche preannunciate ed anzi approvate quasi due mesi fa non hanno avuto alcuna pratica attuazione. 

L’elenco è lungo: il prestito sino a 25.000 euro è stato pochissimo richiesto, in quanto comportava nuovo debito ad imprese che oggi hanno appunto questo problema (costi fissi senza incassi per due mesi).

L’iniezione di liquidità sparata ai 4 venti (400 miliardi alle imprese) è rimasta sostanzialmente lettera morta (è arrivato poco più di un miliardo).

Il piccolo aiuto (600 euro) dato ai professionisti ha visto premiato soltanto chi ha fatto domanda per primo, perché i soldi messi a bilancio erano insufficienti (si sta forse rimediando solo ora).

La Cassa Integrazione non è ancora arrivata quasi a nessuno (dopo 2 mesi!!), e ciò per una semplice ragione.

Si è scelto di seguire la procedura classica, con la richiesta di una informativa ai sindacati per un eventuale accordo, che era del tutto inutile (cosa avrebbero potuto obiettare?).

Tanto ha reso contenti i sindacati, dotatisi in poche settimane di una banca dati enorme e contenente le notizie di pressoché tutte le imprese italiane (avete notato che non hanno avanzato protesta alcuna verso i ritardi?), ma ha rallentato le operazioni.

Aggiungiamoci le Regioni e l’Inps, che stanno lavorando le pratiche con molta lentezza (anche causa smart working, che fatalmente riduce la produttività, e quindi è in contrario di quello che dice: lavoro appesantito non agile), e la frittata è fatta.

La giustizia è stata praticamente chiusa (con le cancellerie aperte a rotazione, il divieto di accedervi, le udienza prima sospese, poi “tempestivamente” rinviate (è scritto proprio così, per dare una sensazione di velocità al rallentamento), salvo in alcuni casi ma con norme generiche e confuse che rimettono tutte le decisioni ai Giudici creando, quindi, disomogeneità).

Sostanzialmente riaprirà a settembre, così come le scuole, le quali – unico comparto pubblico insieme alla Sanità – hanno dato buona prova di sé grazie esclusivamente alla buona volontà degli insegnanti che stanno lavorando da casa (come dei medici impegnati sul fronte).

Questo richiama l’altro punto dolente: ad esclusione di queste due categorie, lo Stato, di fronte all’emergenza, invece di farsi parte attiva, ha fatto un passo indietro (uffici chiusi e pratiche rallentate) pur non avendo subito alcun danno (gli stipendi non sono toccati, a differenza del privato) e ha in poche parole pensato a proteggere sé stesso, come se l’unico suo compito fosse quello di fermare tutto.

E’ questa la vera colpa dell’esecutivo.

L’ultima chicca la stanno regalando le forze di governo, che hanno fatto slittare il decreto aprile a maggio, e che stanno ancora litigando sulle nuove misure da adottare, così come sul Mes (nonostante sia stato modificato proprio nel senso voluto dagli italiani e consente prestito più basso del mercato senza condizioni ulteriori).

E rispetto a questo pandemonio, ancora una volta i mass-media maliziosamente distolgono l’attenzione parlando della gente che, dopo 2 mesi di chiusura forzata, esce. Peraltro, salvo eccezioni che sempre ci sono, rispettando nella maggioranza le regole.

Ci aspettano tempi finanziari difficili, e i governanti se ne renderanno conto quando i cittadini, ai quali i soldi stanno finendo, andranno a far rumore nelle stanze del potere.

Come accaduto qualche giorno fa a Bari con decine di commercianti, ai quali poi è stato concesso un ristoro economico e la possibilità di aumentare la spazio di occupazione pubblico.

Giusi Lipari di Roma, 63 anni, insegnante scuola dell’infanzia

In questo particolare periodo di isolamento, paure, rinunce, per quanto i nostri politici si siano adoperati affinché i contagi non si propagassero ulteriormente, credo che sia giunto il momento che con un atto di generosità offrano parte del loro stipendio, per dimostrare di voler veramente aiutare chi si trova in difficoltà economiche, per ridare loro una dignità che stanno perdendo.

Valeria Pollice di Andria, 43 anni, Funzionario/Avvocato presso Ufficio Legale Agenzia Entrate

Il perfetto ingranaggio della globalizzazione aveva escogitato modelli e rappresentazioni dell’uomo contemporaneo che parevano duraturi e inattaccabili, dogmi a cui sembrava impossibile e svantaggioso distaccarsi.

La terribile pandemia ha scoperto l’inganno: salute, libertà e lavoro in realtà erano semplicemente funzionali alla “frenesia del mondo moderno”.

Così senza accorgercene avevamo perduto la centralità di questi diritti, in quanto riferibili alla dignità dell’uomo. In pratica, è bastato un sasso a bloccare un ingranaggio che ci veniva raccontato come perfetto. Le stesse scelte subite, spesso con la scusa delle emergenze, vengono sempre motivate come necessarie ma imposte dall’alto.

Nel frattempo, le libere associazioni e i partiti hanno smesso di portare le istanze del cittadino dal basso.

Così senza accorgercene siamo arrivati ad oggi. È chiaro che da ora in poi, siamo ad un bivio: o si continua ad accettare questo status quo oppure si dovrà intervenire con un correttivo che passerà da un rinnovo spirituale, una riscoperta che porti al recupero della “buona tradizione”, il faro che illumini la centralità dei diritti o conquiste che oggi sembrano in sordina.

Roberta La Placa di Genova, 56 anni, sales manager nel settore alberghiero

Il profumo di amuchina mi accoglie all’arrivo, insieme alle sirene dell’ambulanza, che interrompono il silenzio delle strade vuote di macchine e persone.

State guardando l’Italia che gioca a pallone?

Gli Europei iniziano a Giugno.

“Sono stati rimandati al 2021”, sento un uomo che dice a un ragazzo, distante un metro da lui, fuori dal supermercato, l’unico luogo insieme a farmacie, edicole e fruttivendoli, dove vedo persone rigorosamente in fila.

Cosa avete sul volto?

Carnevale era a febbraio, sono arrivata puntuale come ogni anno il 21 Marzo.

Dove siete bambini?

Mi avete sempre disegnato con i colori più belli sui vostri quaderni, scrivendo a lettere cubitali:

“Benvenuta Primavera”.

Perché ora disegnate arcobaleni con scritto: “Andrà tutto bene”?

Non andate più a scuola con il grembiule e la cartella colorata sulle spalle?

Non giocate nei prati, non tenete più per mano la vostra compagna di banco per correre insieme al parco e ridere sull’altalena con le gambe a penzoloni?

Vi regalo il sole fresco, il vento leggero, gli alberi in fiore e voi state a casa?

Non ci sono baci e segreti sussurrati all’orecchio nelle panchine, gli aerei sono quasi scomparsi, nell’autobus c’è solo l’autista, il profumo del caffè e del cornetto caldo, svanito, saracinesche abbassate e la musica spenta nei bar e nelle strade.

Sul balcone prendete il sole, non vi piace più il mare?

Non mi volete?

Vi ho sentito quando la finestra era aperta dire ai vostri figli:

“Ho fatto finalmente le pulizie di primavera per la prima volta”.

Me ne vado, non ho spettatori, vi mando di nuovo l’inverno.

“Un vento infetto di febbraio, come una mano che mescola il puzzle, ha staccato le persone dagli abbracci”, mi racconta l’inverno quando torna a cercarmi pregandomi di ritornare .

“Tu, primavera, insegni il coraggio. L’albero, nonostante l’abbandono della sua foglia più bella, i suoi rami nudi esposti al gelo e le notti senza luna, ti riabbraccia sempre con amore. Le persone hanno bisogno ora più che mai di credere in questa rinascita”.

Francesca Santucci di Perugia, 66 anni, pensionata, già prima segretaria circoscrizionale al Comune di Perugia

L’attuale momento?

Purtroppo devo dire che il mio parere è molto negativo.

Non per il virus perché  c’è ed è deleterio, quanto perché il tutto è stato strumentalizzato – e ancora lo sarà – dai grandi del mondo e di conseguenza, come dei  burattini, dai nostri politici.

Le morti sono state tante ma quelle del corona-virus sono state una percentuale molto più bassa rispetto alle morti dichiarate.

Lo stiamo vedendo dai risultati delle autopsie che stanno facendo ultimamente…

Perché prima bruciavano tutti?

Non ho accettato e non accetterò mai il terrore che hanno inculcato nella maggior parte della gente.

E questo stanno continuando a farlo per portarci alla convinzione di vaccinarci ben sapendo che è assolutamente inutile.

Purtroppo siamo sovrastati dalle case farmaceutiche e dai soliti 7/8 potenti della terra che sfruttano il panico che hanno creato.

Sappiamo bene che non essendo il virus una malattia sintomatica, lo stesso sarà sempre in evoluzione. Quindi a che pro il vaccino?

L’obbligatorietà è anticostituzionale per cui  useranno questo panico come grimaldello.

Sono schifata da questi decreti, in particolare poi l’ ultimo di una demenzialità che neanche Dio lo sa!

Potrei parlare molto di più su ciò che penso ma credo che possa bastare.

Grazie di avermi dato l’opportunità di esprimermi.

Angela Palaia di Girifalco, musicista

Dobbiamo tenere vivi nella memoria questi giorni di solitudine e attesa per imparare ad apprezzare ciò che abbiamo e tutto quello che la vita saprà offrirci.
Mai mollare…

Questo è il vero cuore di ogni cosa.

Il cuore che va sempre ascoltato, e mai come in questa circostanza, perché come scrive Paulo Coelho, “esso conosce tutte le cose”.

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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