Claudia Lerro

(attrice e regista)

Un trattino di pennarello rosso da COVID-19, il teatro chiude forzatamente il sipario e migliaia di attori, registi, tecnici, lavoratori dello spettacolo incominciano a dedicarsi al tempo del silenzio, della riflessione e alla ricerca di una comunicazione insolita e inedita per non interrompere il rapporto con il pubblico, ripiegati su se stessi da uno tsunami abbattutosi all’improvviso e nel vivo della stagione.

Milioni e milioni di euro persi al botteghino, decine di migliaia di spettacolo cancellati o messi in attesa, una caduta drammatica con un impatto economico ed occupazionale non indifferente.

Un bollettino di guerra che mette in ginocchio un settore non adeguatamente protetto, in questo comparto non c’è la cassa integrazione, e che, ad attività ripresa, dovrà combattere soprattutto per vincere la giustificata paura del contagio e il pericolo di frequentare locali chiusi.

E non sarà assolutamente facile.

Il teatro è una commistione di respiri, è un continuo scambio di respiri tra il pubblico e gli attori. In mancanza di tutto questo viene a mancare il teatro, viene a mancare lo spettacolo.

Ed eccoci per parlare di tutto questo e non solo con Claudia Lerro, attrice e regista pugliese.

Fiore: Mi puoi parlare di te?

Lerro: Sono un’attrice e regista pugliese. Dopo vari giri tra Londra, Roma e Bari, città nelle quali ho studiato e lavorato per il teatro, ho scelto di vivere in Puglia. Ora vivo a Bari, città che amo molto.

Ho lavorato in passato con diverse compagnie teatrali fino a fondarne una mia, il Teatrificio22Oltre ad essere una compagnia teatrale con sede a Corato, il Teatrificio si è trasformato in un centro di formazione teatrale che oggi conta 160 allievi: un unicum in tutta la Puglia.

Dei miei vari spettacoli mi piace segnalarti “Miss Landmine” che nel 2009 arriva in semifinale al Premio Scenario – Ustica e “Riccardo e Lucia” con cui nel 2013 vinco il Premio “salviamo i talenti – Attilio Corsini” e sono ammessa al Festival del Teatro Italiano a New York “In scenaNY”.

Successivamente sono invitata a metterlo in scena presso la sala della Regina al Parlamento italiano per l’alto valore morale e politico riconosciutogli.

Fiore: Di cosa parla questo spettacolo?

Lerro: Lo spettacolo è ispirato al diario privato di mio nonno Riccardo Lerro, poeta e antifascista, e mette in scena la storia di due persone semplici del Sud dell’Italia post-bellica e del loro amore eterno ma imperfetto.

“Riccardo e Lucia” parla delle difficoltà del passato e delle contraddizioni del presente, affrontando temi eterni quali l’amore, l’assenza, la forza di credere ancora in un ideale e della capacità di non tradirlo mai, per restare fedeli a se stessi e godersi la felicità.

Fiore: So che hai recitato in diversi film…

Lerro: Sì, Amiche da Morire di Giorgia Farina, Marina del regista Premio Oscar Stijn Coninx, Ameluk di Mimmo Mancini, girato interamente a Mariotto.

E altri come, Basta un paio di baffi, prodotto da Pepito e Rai, fiction per la regia di Fabrizio Costa, Non sono un assassino di Andrea Zaccariello, Passeggeri Notturni di Riccardo Grandi e in altre serie quali Il commissario Ricciardi e Il paradiso delle signore.

Nel 2014, come ti dicevo prima, fondo a Corato una scuola di teatro che oggi conta circa 160 allievi tra bambini, ragazzi e adulti. Da un paio d’anni, la scuola è diventata punto di riferimento anche per le produzioni cinematografiche che si girano in Puglia.

Fiore: L’ultimo evento a cui hai partecipato?

Lerro: L’ultimo evento teatrale a cui avrei dovuto partecipare sarebbe dovuto andare in scena l’8 marzo.

Il DCPM della notte tra il 7 e l’8 marzo blocca tutto. Fu come se qualcuno avesse spento improvvisamente la luce o, per usare una metafora teatrale, fu come se qualcuno avesse chiuso il sipario prima del finale.

All’inizio credetti in una sospensione temporanea e quindi accolsi il nuovo tempo che mi veniva concesso come un’opportunità di studio, di osservazione, di riorganizzazione del lavoro  e anche come occasione di confronto con me stessa.

Osservavo il lento trasformarsi dello spazio attorno a me, dei rumori in silenzi, delle relazioni   sociali reali in virtuali.  

Fiore: E gli allievi della tua scuola?

Lerro: Li ho sempre incoraggiati con messaggi e videochiamate, vista la sospensione della didattica teatrale, a comunicare le proprie emozioni, a fare dell’attesa un’arte.

Piano, piano però l’orizzonte è cambiato, o meglio, si è dissolto.

E ciò che più ci ha smarriti in questo lento susseguirsi di giorni di quarantena è stata la progressiva assenza di una fine, di un termine, di un orizzonte a cui guardare per immaginare un oltre o un nuovo inizio.

Questo ha reso difficile il nostro stare in questo tempo di attesa e impossibile trovare la giusta concentrazione, investire il tempo a disposizione e pianificare e programmare il dopo.

Fiore: Insomma è venuta meno la tua funzione di formatrice teatrale…

Lerro: Assolutamente sì, ma non solo! È’ venuto meno anche il lavoro, il mio lavoro, con tutte le conseguenze che lascio a te immaginare. Nonostante tutti i miei sforzi d’individuare un’alternativa al teatro e al lavoro televisivo.

Fiore: E le dirette streaming o video?

Lerro: Purtroppo, non c’è diretta streaming o video che possa sostituire il movimento dei corpi in uno spazio arricchito dalla presenza del pubblico.

Non c’è cosa che possa sostituire il corpo sudato nella polvere, il fascio di un faro, l’applauso del pubblico e persino il rumore fastidioso della tosse di uno spettatore annoiato.

Il teatro è contatto, socialità, emozione che tocchi con mano… ma tutto questo oggi non è possibile. Ecco perché non resta che aspettare immergendoti nello studio e nella fantasia per scacciare la noia, che io personalmente riesco ad abbattere mantenendo un contatto d’amore con i miei allievi.

Fiore: E gli aiuti promessi dal Governo?

Lerro: Purtroppo la nostra categoria è una di quelle meno tutelate.

La cultura spesso non è ritenuta necessaria, urgente e quindi non ci si preoccupa di tutelare chi la produce.

Fiore: E i 600 euro?

Lerro: I 600, 800 euro messi a disposizione dallo Stato non solo non sono sufficienti alla sopravvivenza, ma non hanno raggiunta l’intera platea di chi ci lavora per i requisiti richiesti. E non sono stati raggiunti soprattutto i più giovani che, pur di lavorare, lo fanno a nero.

Fiore: So di diversi tavoli di discussione aperti per concretizzare   azioni   di   aiuto destinati ai lavoratori dello   spettacolo.  

Lerro: Mi   auguro   che   si   raggiungano   misure   di   tutela   efficaci.   Il   mondo del cinema, ad esempio, si è già mosso con un protocollo di comportamento.

È fondamentale immaginare delle forme di tutela durante questa emergenza ma anche e soprattutto per il dopo. Per natura sono ottimista ma questa volta mi pare che il pessimismo stia prendendo il sopravvento. Non sarà facile ripartire, come non è facile stare in questo tempo indeterminato.

Il teatro, per come lo conosciamo, dovrà aspettare il tempo giusto, quello della piena sicurezza, per riaprire. E forse, nel frattempo, dovremmo inventarci forme nuove ma che non potranno prescindere dalla compresenza delle persone.

Un fatto però è certo e sicuro: nessuno potrà più accettare di lavorare a nero, di essere sottopagato o di non essere adeguatamente tutelato.

Fiore: E il presente sospeso?

Lerro: Per ora ascolto ciò che c’è, compresa me stessa. E non è sempre facile.

Mi diletto a cucinare, come tutti; scrivo e metto da parte pensieri e desideri e cerco di capire come si muove questa umanità spaventata, silenziosa e annoiata con il pensiero rivolto alle circa 27.000  vittime del COVID-19.

A loro, ciascuno con la sua storia, e ai loro cari, che non hanno potuto nemmeno compiere il rito della sepoltura, il mio prolungato e sincero abbraccio.

Fiore: Grazie, cara Claudia, con la speranza che si accenda il faro dell’attenzione del Governo non solo sui lavoratori dei teatri calcistici ma anche sugli operatori tutti dei teatri della cultura piccoli e grandi, e sulle scuole teatrali come il tuo Teatrificio22.

Lerro: Grazie a te per avermi concesso questa finestra di speranza su ScrepMagazine…

Buon tutto anche a tutti voi…

 

… a cura di Vincenzo Fiore

 

 

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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