C’era una volta un cane di nome Cucciolo.
Era grande grande e con tanto pelo bianco, ed aveva la caratteristica di abbaiare sempre e rumorosamente a tutti gli uccellini che vedeva volare. Stava spesso sul balcone della sua padrona e da lì vedeva volare sempre dei colombi, a volte dei passerotti, in primavera le rondini e, quando soffiava il vento del maestrale, arrivava anche qualche gabbiano che aveva perso la rotta.
Cucciolo…abbaiava a tutti.
Un giorno gli si avvicinò un gatto tutto rosso e molto peloso che abitava il giardino della scuola elementare. Lo guardò che, pur camminando accanto alla sua padrona, abbaiava ai colombi che stavano beccando le molliche di pane lanciate dal balcone della signora Teresa che, dal piano rialzato, si impietosiva per i colombi, ma non pensava alle porcherie che questi lasciano ovunque.
Il gatto, camminando accanto a Cucciolo ma ben distante dalla signora, chiese al cane :
_”Ma vuoi dirmi perché abbai sempre agli uccelli? Cosa ci trovi di così irritante ?”…
Cucciolo un po’ sorpreso da quella domanda, rispose al gatto :
_”In verità, amico mio gatto, devo ammettere che sono solo geloso e invidioso degli uccellini, perché loro hanno quelle belle ali e possono volare nel cielo, mentre io, come te, amico mio, possiamo solo calpestare il pavimento delle strade, zampettiamo nelle pozzanghere, subiamo gli schizzi delle macchine, dobbiamo scansare le nostre stesse feci o quelle dei simili, siamo tenuti al guinzaglio dai padroni. Sono proprio triste di questa condizione da cane. Vorrei tanto essere un colombo. Scambierei le mie belle zampe per un paio di ali”.
Il gatto commentò con sfida questa confidenza e disse :
_”Se sei davvero disposto al cambiamento andiamo dalla mia amica scimmia che è molto intelligente , raccontale la tua storia e lei ti aiuterà a trovare una soluzione”.
Detto e fatto…Cucciolo dette un forte strattone al guinzaglio e corse insieme al gatto rosso, mentre la povera padroncina, colta di sorpresa da quell’improvviso scatto, rimaneva ferma per strada chiamando a gran voce Cucciolo.
Corsero tanto, il gatto veloce e spericolato fra le macchine, Cucciolo un po’ impacciato e goffo , portandosi dietro il guinzaglio che strisciava per terra.
Quella corsa rappresentò, per Cucciolo, l’inizio di una nuova vita.
Arrivarono nel boschetto dove viveva la scimmia. Era una scimmia anziana e saggia a cui tutti gli animali si rivolgevano per avere dei consigli e lei era sempre prodiga di belle parole per tutti e di indicazioni utili. Nessuna magia. Solo la saggezza di aver vissuto tanti tanti anni cercando ogni giorno strategie per vivere in libertà.
Cucciolo espose il suo pensiero. Lo fece in modo laconico, quasi lamentoso. Quando ebbe terminato, la scimmia gli disse :
_”Sinceramente mi sembra proprio una follia, perché tu, cane, non sei nato per volare, ma hai la fortuna di vivere nelle case degli uomini, di essere da loro curato e alimentato, amato e coccolato. Non devi faticare per difenderti da altri animali, non devi nasconderti. Comunque se questo è il tuo desiderio cercheremo di aiutarti”.
Entrate ogni giorno in una chiesa diversa e prendete una candela al giorno.
Portatele da me che ci penso io.
Così fecero il cane ed il gatto, uniti da questo comune progetto. Il cane era speranzoso, il gatto più curioso di vedere cosa avrebbe escogitato la scimmia.
Raccolsero molte candele. Ogni giorno entravano quatti quatti nelle chiese, nei momenti di silenzio. Cucciolo si alzava sulle zampe e faceva cadere una candela dal raccoglitore , mentre il gatto, velocissimo, la raccoglieva con la bocca e scappava via fra i banchi, intanto che Cucciolo, con atteggiamento di un cane che ha smarrito il padrone, usciva dalla chiesa senza far rumore.
Un giorno la scimmia disse loro :
_”Le candele possono bastare. Domani sarà il grande giorno perché il caldo di questi ultimi giorni mi ha permesso di portare a termine il lavoro per Cucciolo. Ora andate a riposare e domani tornate qui all’alba”.
Fu una notte di pensieri, di timori e di speranze, ma soprattutto di attesa delle prime luci dell’alba.
Cucciolo e gatto rosso erano immobili accanto alla grande quercia dove viveva la scimmia.
La scimmia scese con un fare elegante e sicuro, salutò gli amici e disse loro di seguirla.
Andarono nella rimessa dove subito Cucciolo restò sorpreso nel vedere che, nel mezzo dello spazio, c’erano delle grandi ali di cera.
Le ali erano sostenute da una specie di gilet da cane, tipo quegli imbarazzanti cappottini che spesso indossano i cani da città. Cucciolo ci passò sotto e, d’istinto, infilò le zampe nelle bretelle. Sentì uno scatto e si accorse che la struttura con le ali si era adattata alla sua corporatura.
Si mosse un po’…e si mossero le ali.
Si pavoneggiò avanti e dietro, come un pavone con la coda aperta.
Il gatto rosso era esterrefatto. Guardava Cucciolo con timore e rispetto per il suo coraggio.
La scimmia, che si godeva le espressioni dei due animali, si raccomandò :
_”Dunque, Cucciolo, ora che hai infilato il tuo porta ali, dirigiti sulla montagna. Cerca le strade larghe , dove tu possa passare senza urtare le ali. Quando avrai raggiunto il posto più alto, inizia a scendere correndo al massimo delle tue forze. Vedrai che le ali ti sospingeranno in alto e potrai volare.
Dirigiti verso la valle, passa sul fiume, non andare dove ci sono alberi.
Devi fare molta attenzione ad una cosa : potrai volare finchè il sole sarà basso .
Non attardarti perché le ali dureranno finchè non farà troppo caldo, poi si scioglieranno. Quindi tu dovrai essere già tornato, altrimenti le ali non sosterranno il tuo peso”.
Cucciolo seguiva le parole della scimmia, ma in realtà stava pensando solo al cielo che avrebbe solcato, al fiume che avrebbe guardato dall’alto, alla libertà.
Ringraziò la scimmia e le disse che sarebbe tornato a raccontarle l’esperienza che stava iniziando grazie a lei.
Gatto rosso, più scettico, salutò la scimmia dicendole che sarebbe andato lui a controllare l’esito dell’esperimento.
Andarono.
Cucciolo avanti, goffo e titubante, attento a non urtare le sue belli ali. Il cuore gli batteva forte ed in quel momento ebbe un attimo di rimorso pensando alla sua padroncina che sicuramente stava a casa a piangere la sua scomparsa. Quanto avrebbe voluto farsi vedere con quelle belle ali…quanto avrebbe voluto poter raccontare i suoi pensieri…certamente lei non gli avrebbe creduto, perché gli umani pensano di avere sempre ragione.
Intanto aveva raggiunto la cima del monte e sotto di se vedeva la strada che conduceva al fiume.
Si voltò, cerco lo sguardo benevolo di gatto rosso, poi iniziò a correre veloce veloce scendendo a valle. Sentì il vento sopra di lui e l’ombra delle ali che lo copriva. Diventò leggero , leggero leggero, mentre le sue zampe non toccavano più nulla e, d’istinto, ritrasse le unghie sotto i polpastrelli.
Guardava in basso uno spettacolo unico e meraviglioso, seguì il decorso del fiume e si specchiò nell’acqua , incredulo e felice. Stava volando !
Incrociò gli uccelli che lo guardavano con meraviglia. Finalmente era come loro. Volava come loro. Ed era molto più grande di loro.
Intanto gatto rosso correva lungo il margine del fiume, guardando dal basso il suo amico che volava. Ancora incredulo e spaventato.
Cucciolo era così felice che la bocca non si apriva né per abbaiare, né per respirare.
Procedeva nel cielo sbattendo le ali e ammirando la natura dalla posizione che mai avrebbe pensato di poter raggiungere.
Incrociava le farfalle e altri strani animali colorati. Tutti lo guardavano con stupore e con rispetto.
Cucciolo volava!
Era così bello volare , era davvero il suo più grande desiderio e l’amica scimmia era stata proprio brava a costruire quella meraviglia. Sarebbe tornato da lei e le avrebbe portato una cesta di banane.
Pensava a tante cose belle che non si accorse che era già tardi, il sole caldo aveva già iniziato a sciogliere il dorso delle ali ed in pochi attimi si ritrovò nel fiume.
Sprofondò nell’acqua melmosa, mentre le sue zampe cercavano di toccare terra, ma non trovavano appigli. La bocca piena di acqua tanto da non riuscire a guaire o ad abbaiare per chiedere soccorso.
Improvvisamente tutto era cambiato. Dal cielo all’acqua…forse sarebbe morto annegato. Era il prezzo da pagare per la sua curiosità, per aver voluto modificare la natura degli animali. Però aveva vissuto l’esperienza del volo. Quindi pazienza. Ora poteva anche morire.
E si lasciò andare…senza opporsi al destino.
Ma qualcosa o qualcuno spingeva il suo corpo. Sentì il tonfo del suo corpo sul legno. Poi all’improvviso la sua bocca si aprì e sputò fuori acqua ed erba.
Sopra di lui quattro occhi lo guardavano con attenzione.
Cucciolo si rialzò, scrollo l’acqua dal suo pelo sugli stivali dei due pescatori che l’avevano raccolto . Leccò felice le loro mani e si lasciò coprire dalle loro carezze. Cucciolo aveva nuovi padroni, ma nessuno avrebbe mai saputo della sua folle avventura.
Intanto, Iris ha chiuso gli occhi. Ora dorme accanto a me ed io, senza saliva per averle raccontato questa storia, seguo la linea del suo viso e mi perdo nella dolcezza del suo profilo. I riccioli chiari sono raccolti dal sudore e sento l’odore della sua pelle e mi inebrio . Le manine serrano ancora la bacchetta magica che ha ricevuto oggi in regalo dai genitori. Piano piano la sfilo e lei resta così, immobile. Ed io infilo il mio dito nel suo pugno. Dormendo lei stringe ed io posso restare così, tutto il tempo, a guardarla e a vegliare il suo sonno.
Chissà a che punto della storia si è addormentata…io ho continuato a raccontarla anche per Andrea, per Mirella, per Sofia, per Nicola, per Francesco, per…te!
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