L’Opinione di Vincenzo Fiore

Un nuovo Umanesimo per una nuova visione di Futuro

Cos’è l’Umanesimo?

Un movimento culturale sviluppatosi dalla fine del ‘300 fino ad oltre la metà del ‘400, con una visione di futuro fondata sulla fiducia nelle capacità, nelle possibilità e nel dovere assoluto dell’uomo di comprendere la realtà che lo circonda, e la premessa essenziale del Rinascimento che vede nell’uomo le forze idonee per autodeterminarsi ed essere artefice del proprio destino.

Nasce con l’Umanesimo una nuova linfa generatrice, partecipativa e vitale per lo sviluppo delle capacità intellettive dell’uomo che, grazie al suo ingegno e alle sue capacità pratiche, è sempre più al centro dell’ideale culturale e civile, anche e soprattutto per l’emancipazione e la conquistata libertà dei contadini dalla servitù della gleba. 

Nasce una “nuova umanità” con autorevoli virtù morali e politiche e la riscoperta del valore autonomo e creativo dell’uomo, che mette in soffitta i concetti tradizionali di autorità, dogma, ascetismo, teologia sistematica.

Un’autentica ed incredibile rivoluzione che, purtroppo, nel corso degli anni, ha avuto i suoi alti e i suoi bassi con grandi responsabilità che vanno affidate alla “Politica”, a quella con la “p” minuscola.

Tanto è vero che da un po’ di tempo a questa parte, e soprattutto oggi, si avverte la necessità improcrastinabile di un “nuovo umanesimo” in grado di prendersi cura dell’uomo, del cittadino, delle periferie, dei borghi, delle città, delle regioni, del Paese intero. Dello Stato.

Perché? Facile!

E’ sotto gli occhi di tutti il processo di disumanizzazione che la “politica” ha avviato soprattutto da quando non viene più svolta nelle piazze, per istrada, nelle sezioni di partito, ma dalle e sulle pagine di Facebook, dai profili twitter o altro, stando comodamente seduti  con davanti uno schermo di pc e a portata di mani una tastiera che ha reso freddo il rapporto tra il politico e il cittadino, sia pure addolcito da emoticon,  freddissimo il  colloquio tra l’eletto e l’elettore, altrettanto glaciale il rapporto con la stampa.  

Tanto è vero che appena ci si permette di evidenziare qualche neo, appena ci si avventura in qualche commento non in linea, anche se propositivo, con un semplice click vieni congelato ed eliminato dalla schiera degli amici virtuali, se non addirittura oscurato.

E addirittura se non metti il like vieni invitato a farlo, altrimenti sei fuori, senza se e senza ma…

E’ la democrazia dei novelli “podestà”, ragazzi!

Infatti è in atto il tentativo di tornare alla servitù della gleba, di avere attorno solo yes-man, sempre pronti a dir di sì e a mostrarsi accondiscendenti, se non  servili.

E’ venuto meno il sentimento dell’umiltà, quello che ci deve far considerare gli altri superiori a noi stessi per preservarci, mutuando Papa Francesco, dall’ossessione di pensare solo e soltanto alla nostra gloria, alla nostra dignità, alla nostra influenza.

Ecco perché bisogna tornare a mettere l’accento sull’ottimismo della volontà e tolto da quell’insieme di movimenti finalizzati solo e soltanto alla ricerca del consenso, del potere e non all’interpretazione degli umori socio-culturali della gente alla spasmodica ricerca di una propria e genuina rappresentanza.

Ecco perché è urgente che gli uomini di buona volontà diano avvio a un “nuovo umanesimo della politica”, che costruisca una rinnovata cultura socio-umana fondata sull’ascolto del grido che si eleva sempre più dagli strati più disparati della società, sul dialogo e che permetta alle diversità di idee di confrontarsi e individuare il percorso più utile e più idoneo per costruire una visione di futuro, una prospettiva di coraggio, che oggi manca al nostro Paese, alle nostre comunità.

Quella visione di futuro assolutamente essenziale per essere pronti a ripartire, all’indomani della pandemia da COVID-19, con una forte e coesa partecipazione attiva alla ricostruzione.

Ecco perché è fondamentale rilanciare lo sguardo verso il ‘400, con una sorta di flashback, per recuperarne l’ispirazione e meglio comprendere i motivi di quello slancio che investì i vari ambiti della società e affermò la dignità di tutti gli esseri umani senza distinzione di opinioni.

Il “nuovo umanesimo” della politica non è “quel nuovo umanesimo” evocato da chi lo ritiene “l’orizzonte ideale per il Paese”, l’orizzonte è meta irraggiungibile, ma, come afferma il filosofo e storico Michele Ciliberto, è  “l’accoglienza della sfida della complessità”, che, sia pure nella diversità, è l’unica via di uscita da cui può e deve nascere la visione di un futuro prossimo e non lontano: e il tempo sta per scadere, se non è già scaduto.

Il futuro lo si prepara, non lo si aspetta!

Vincenzo Fiore

La guarigione di Mons. Francesco Savino

 

 

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 Commenti

  1. Caro Vincenzo Fiore,
    sicuramente hai ragione quando fai riferimento a quel periodo storico che va dal ‘300 al ‘400, quando l’uomo si rese conto delle sue enormi potenzialità e iniziò quel processo di emancipazione che lo portò prima a sdoganarsi dalla servitù e dalle umiliazioni che gli riservavano alcune categorie di uomini, che pensavano di essere superiori solo perché utilizzavano forza o violenza, come la vuoi chiamare, poco cervello e il più bieco stile di vita.
    In quegli anni iniziò un processo di sensibilizzazione di una parte di società che si rese conto di quali enormi possibilità avesse l’uomo o la donna, nell’utilizzare finalmente quell’enorme potenziale fino a quel momento male utilizzato: l’intelligenza e l’animo umano nella sua interezza.
    Lo studiammo anche a scuola.
    Oggi non so come e cosa venga insegnato attualmente, posso solo augurarmi che sia la stessa sintesi utilizzata ai miei tempi.
    Comprendere cos’è stato l’Umanesimo e il Rinascimento vuol dire comprendere l’essenza stessa dell’uomo, vuol dire che l’uomo, da bestia che viveva solo per il rito della conservazione, ha cominciato a capire che di ben altre bellezze e soddisfazioni è fatta la vita.
    Io, che adesso sono ormai vecchio e da molto tempo sono diventato agnostico, riconosco che quel periodo scolastico, passato presso un collegio di religiosi dove ho completato le scuole medie, mi ha dato molto non solo in termini di nozioni scolastiche, ma anche e soprattutto di umanità, spensieratezza e riflessioni con le quali è maturato il mio essere discolo e ribelle di quei tempi.
    Non che adesso sia più morbido, ma sicuramente più addomesticabile.
    Mi chiederai a cosa sia servito tutto questo preambolo.
    Hai parlato di un “nuovo umanesimo”, di una società più umana che si prenda cura dell’uomo, delle periferie, dei borghi sperduti, delle città con una rivoluzione culturale degna di quella avvenuta secoli fa.
    Ma qui sorge spontanea qualche domanda.
    A chi verrà affidato il compito?
    Alla politica, alla chiesa, forse con questo Papa sì, ma per il resto?
    Una rivoluzione fatta dai giovani?
    Mah!
    La cosa mi lascia perplesso visto che viviamo in un’era ipertecnologica, visto che abbiamo abituato i nostri giovani a schiacciare il solito monotono bottone con il quale attivano tutto quello che può servire ai loro bisogni materiali e anche spirituali, visto che, come dici giustamente, il contatto fisico, che spesso è vitale, è invece affidato al “Like” o agli “emoticon” di turno.
    I genitori?
    Troppo occupati a lavorare per fare soldi, soddisfare tutte le esigenze e rientrare nei parametri di successo tanto necessari all’esibizione quotidiana.
    Forse gli emarginati quelli che ormai si ritrovano in famiglie sfasciate, dove manca il lavoro, dove si sopravvive e prende forza un terreno fertile per nuove delinquenze o altro?
    In ogni caso io punto molto sui giovani…
    Ma perché il progetto possa andare in porto è necessario che la politica con la P maiuscola o minuscola, se c’è la buona volontà del FARE, si dia una mossa.
    I tempi sono stretti e il male oscuro, che ha colpito il mondo, non lascia spazio a compromessi o discussioni fatte da “quaquaraquà”, idioti che si pavoneggiano solo per quel poco di misero potere che sono riusciti a racimolare con la loro ignoranza, dimenticandosi degli enormi problemi che dovrebbero essere in cima ai loro pensieri.
    L’alternativa è uno sfogo sociale che forse non sarà come le rivoluzioni del secolo scorso, ma abbastanza valido per sparigliare le carte e far sì che i soliti noti non si arricchiscano sulla pelle del popolo.
    Con infinita tristezza, consentimi di considerare che quanto scritto non è il copione di un reality, ma la triste realtà dei nostri giorni.
    Cordialità e buon futuro.
    Francesco Danieletto

    • Cordialità e buon futuro a te, caro Francesco.
      Il tuo commento completa e rafforza il mio pezzo!
      Grazie,
      Vincenzo

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