Riflessioni circa “Il Fiore”

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Blogger per un giorno” continua con Tommaso Cozzitorto

Il Fiore

Il “Fiore” è un poemetto didascalico-allegorico datato al terzultimo o penultimo decennio del tredicesimo secolo formato da 232 sonetti che fondano e adattano al volgare italiano le due parti del Roman de la Rose, purgandone le disquisizioni dottrinali e arricchendone gli spunti politici, con trasparenti allusioni alle lotte fiorentine tra borghesi e magnati.

L’autore è un “Ser Durante” che già alla prima edizione dell’opera (1881) fu cautamente identificato con Dante.

L’attribuzione è stata ribadita con argomenti stilistici da Gianfranco Contini, il quale ha ravvisato nel “Fiore” la più compiuta espressione dell’arte comico-realistica di Dante giovane.

Infatti “l’orgia di francesismi” presenti avrebbe un intento “parodistico-caricaturale”.

Il primo editore del “Fiore” fu il francese Ferdinand Castets nel 1881; vari indizi indussero il Castets, proprio per la firma Ser Durante, a pensare che il padre del poemetto potesse essere Dante Alighieri.

Pochi ma illustri filologi attribuirono il poemetto al grande Poeta ma una fitta schiera di studiosi negarono tutto questo perché, a loro parere, era impossibile che Dante fosse potuto scendere a enunciati osceni, gallicismi crudi, endecasillabi anomali.

Infine, Gianfranco Contini dà come certa la paternità del “Fiore” all’Alighieri attraverso un approfondito studio sui rapporti stilistici tra “Fiore”, “Commedia” e opere giovanili del “Sommo Poeta”.

D’altronde di parodia e caricatura ne è piena la Divina Commedia.

Dal manoscritto contenente il “Fiore”, conservato a Montpellier, faceva parte il “Detto d’Amore”, scoperto da Salomone Morpurgo attribuito come logica conseguenza filologia anch’esso a Dante perché riprende parti non considerate dall’Autore nella stesura del “Fiore”.

Altra e ulteriore prova è la rima dei 232 sonetti del Fiore: la cosiddetta rima incatenata o dantesca che ritroviamo perfettamente nella Divina Commedia.

Lo Dio d’amor con su’arco mi trasse

Perch’i’ guardava un fior che m’abbellia,

Lo quale avea piantato Cortesia

Nel giardin di Piacer; e que’ vi trasse

Sì tosto, c[h]’a me parve ch’ e’ volasse;

E disse: ‘I’ sì ti tengo in mia balìa.’

Allor gli pia[c]que, non per voglia mia,

Che di cinque saette mi piagasse.

La prima à non’ Bieltà: per gli oc[c]hi il core

Mi passò; la seconda, Angelicanza:

Quella mi mise sopra gran fredore;

La terza, Cortesia, fu san’ dottanza;

La quarta, Compagnia, che fe’ dolore;

La quinta apella l’uon Buona Speranza…

Tommaso Cozzitorto

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Tommaso Cozzitorto
Sono nato a Salerno, ho trascorso la mia infanzia a Sapri e vivo a Lamezia Terme dall'età di dieci anni. Laureato in Lettere moderne ad indirizzo filologico-letterario presso l'Università di Salerno con una tesi dal titolo "Cesare Beccaria e il dibattito sulla pena di morte" discussa con il prof. Valentino Gerratana. Abilitato all'insegnamento in materie letterarie, filosofia e storia, storia dell'arte, insegno Italiano, Storia e Geografia nella scuola secondaria di primo grado. Mi occupo anche di critica letteraria e di arte attraverso conferenze e presentazioni di libri. Ho scritto prefazioni a romanzi e saggi, collaboro al mensile "Lamezia e non solo" da diversi anni. Sono stato protagonista nella trasmissione televisiva Confidenze Culturali ed ho presentato la rubrica "Imagine" su Ermes TV. Per dieci anni ho curato la rassegna "DiMartedìCulturando" in un noto locale di Lamezia Terme. Ho fatto parte della Commissione Calabria "Premio la Giara" indetto dalla RAI. Ho pubblicato due libri: Palcoscenico e Along the way. Nel 2011 ho ricevuto il "Premio Anthurium" città di Lamezia Terme e successivamente il "Norman Academy" a Roma, entrambi per meriti culturali. Ho ricevuto nel dicembre scorso un riconoscimento dal Liceo Scientifico Galilei di Lamezia Terme nell'ambito del Festival della Scienza. In ambito prettamente scolastico sono stato Valutatore ed esperto in PON e POR.

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