Layka

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Ho un grande amore per gli animali ma non voglio che mi si definisca animalista.

Io sono normale, così come dovrebbero essere tutte quelle persone che vivono in questo pianeta che, ricordiamolo, non è solo nostro, ma di tutte le creature viventi.

Nessuno è obbligato ad amare ma a rispettare, sì!

Fatta questa premessa, vorrei parlare di una cagnolina sacrificata dall’uomo… Laika.

Spesso la sete di sapere, di conoscere, porta gli scienziati a sacrificare piccole creature innocenti, la cui unica colpa è quella di non potersi difendere.

Laika era una cagnolina accalappiata nelle vie di Mosca.  Una vita invisibile, come ce ne sono tante.  Fu, si fa per dire, arruolata e imbarcata nello Sputnik, il 3 novembre 1957. La prima creatura vivente spedita nello spazio.

Si trovò nella minuscola scatola a morire di paura e se anche ci hanno raccontato che è morta subito senza soffrire, non hanno detto la verità: la sua agonia è durata una settimana, finchè il suo cuoricino non è  esploso di paura.

Provate solo ad immaginare la situazione, sola, senza una carezza che la rassicurasse, nell’oscurità di un luogo sconosciuto. La coda tra le zampe e il cuore che batteva all’impazzata, mentre il suo corpo era scosso da un forte fremito continuo.

Questi furono i fatti, questo fu il sacrificio di un esserino che probabilmente, avrebbe preferito vivere la sua normale vita da pelosetto e non essere sacrificato in maniera così atroce e inconsapevole. Non avrebbe voluto morire nello spazio, questa la verità. Laika è rimasta una ferita aperta, una cavia come tante, che non ha avuto la possibilità di scegliere e decidere per se stessa.

Laika non fu l’unica, è solo la più conosciuta. Negli anni 50/60 nell’ambito del programma spaziale, l’URSS, ha utilizzato diversi cani per i voli spaziali in orbita e fuori orbita.

Dezik e Cygan furono i primi cani ad effettuare il volo sub-orbitale. I due cani uscirono incolumi dopo un viaggio ad un’altitudine massima di 110 km. Dezik, fece il 29 luglio 1951, un altro volo sub-orbitale con un altro cane di nome Lisa, ma entrambi perirono a causa di un malfunzionamento del paracadute. Cigan invece, fu fortunato perché venne adottato da uno scienziato.

Lisa e Ryzik, il 2 giugno 1954 volarono ad una altitudine di 100 km.

Smelaja doveva fare un volo a settembre ma riuscì a fuggire, fu catturata il giorno successivo e volò insieme ad un’altra cagnolina di nome Malyska.

Il volo si concluse con il rientro delle bestiole in vita.

Bolik, riuscì a fuggire un paio di giorni prima del suo volo, nel settembre del 1951.

Resosi introvabile, fu sostituito con un altro cane di nome Zib. Ovviamente un altro randagio, recuperato durante la ricerca di Bolik. Rientrò anche lui, ancora in vita.

Otvaznaya volò insieme ad una coniglio di nome Marfusa ed un altro cane di nome Snezinka, il 2 luglio 1959. Dopo questo volo, ne seguirono altri cinque, tra il 1959 e il 1960.

Al’bina e Cyganka, furono espulsi dalla capsula ad un’altezza di 85 km riuscendo ad atterrare incolumi. Al’bina era stata selezionata per un volo sullo Sputnik 2 ma poi, non volò mai in orbita.

Damka e Krasavka, per loro era previsto un volo orbitale il 22 dicembre 1960, per il programma Vostok, ma la missione fu caratterizzata da una serie di guasti alle apparecchiature. Il razzo fallì la missione.

La navicella avrebbe dovuto espellere i poveri cani ma il seggiolino eiettabile rimase bloccato. Gli animali restarono imprigionati nella capsula, quando questa rientrò sulla terra. Una squadra riuscì a localizzarla, era sprofondata nella neve e non era possibile, a causa dell’oscurità, aprirla. L’oblò era ghiacciato e all’interno non si rilevò alcun segno di vita.

Fu però una storia a lieto fine perché il giorno successivo al ritrovamento, sentirono i cani abbaiare. Aperta la capsula, le bestiole furono avvolte in cappotti di pecora e riportati a Mosca, con un volo di linea.

Bars e Lisicka furono lanciati in orbita durante il programma Vostok ma morirono subito dopo il lancio, a causa di un’esplosione avvenuta appena dopo 28,5 secondi. Era il 28 luglio 1960.

Ovviamente anche gli Usa, utilizzarono animali prima di lanciare il primo veicolo con equipaggio umano. Giusto per citarne uno, due scimpanzé africani, importati per l’occasione.

Come avete ben notato, la maggior parte degli animali, sono sempre sopravvissuti. Quelli che sono periti, sono stati persi a causa di guasti tecnici. Solo per la piccola Laika il volo non prevedeva il rientro!

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