La mia raccolta di liriche dal titolo “Aliti inversi” contiene, tra le altre, nove poesie che affrontano il fenomeno “mafia.” 

Pochi giorni dopo uno dei primissimi acquisti, ricevetti una telefonata dalla persona che aveva generosamente scelto il mio testo.

Quest’ultima mi chiese se non avessi paura di un eventuale e spiacevole danno, perpetrato ai danni delle ruote dell’automobile.

Risposi che uno pneumatico si può sempre sostituire.

La propria faccia no.

Oggi ricorre l’evento nefasto che vede come tragica protagonista la “Strage di Capaci”.

Non mi sento di escludere, all’interno della pubblicazione, nessuna delle poesie che sono appositamente state dedicate a questa giornata.

Ergo, le riproporro’ tutte e tre, affinché la memoria non cessi mai di far da padrona ai nostri giorni e che l’impeto positivo della coscienza collettiva  si imponga come assoluto detrattore di quella serpe velenosa che comunemente definiamo mafia.

Ricordo quello che mi disse mia madre anni addietro , ovvero nel periodo in cui espleto’ servizio  in una scuola media sita nel quartiere ” Zen” di Palermo:

” sono ragazzi difficili, complicati, diffidenti e a tratti aggressivi ma , se hai la pazienza di sederti due minuti e di ragionare con loro , mostrano di essere inclini all’ ascolto. È impressionante quello che avviene in certe giornate: mentre con le loro imprecazioni non fanno altro che riempirti di maldicenze , con gli occhi implorano costantemente aiuto”.

Non giustifichero’ giammai l’ignobile gesto oltraggioso ai danni della statua del Giudice Falcone, fatto avvenuto, oramai, qualche anno addietro, ma se esistesse la possibilità che tutto questo fosse stato compiuto proprio dai ragazzi del quartiere, si tentasse di operare in modo costruttivo.

Le severe punizioni, seppur utilissime, sacrosante e giuste, non sempre servono ad educare.

A volte c’e’ bisogno di “spiazzare” chi sbaglia.

Si trovi quella pazienza di sedersi nel corso di quei famosi ” cinque minuti”, gli uni di fronte agli altri, e di raccontare agli adolescenti di quegli uomini di Stato che furono fatti saltare in aria ventotto anni fa.

Si parli di legalità e di amore per la giustizia.

Ascolteranno, impareranno, forse volgeranno la faccia dalla parte opposta, magari in loro cambierà qualcosa.

Non credo che chicchessia abbia speranze di poter recuperare.

Ma questi ragazzi sì, una speranza ce l’ hanno ancora.

GIOVANNI

Esiste uno spazio tra vita ed ignoto
che annulla le leggi del tempo tiranno,
i fremiti eterni di anime in moto
contrastano lievi ogni forma d’inganno.

La mente che assorta smarrisce le strade
avverte il frastuono di un cuore un pò infermo,
pensieri omertosi si fingono spade
squarciando le membra di questa Palermo.

Adesso vorrei immaginarti in viaggio,
da più di vent’anni carpisco l’essenza,
quel tratto d’asfalto che ad ogni passaggio
rivela costante la vostra presenza.

Chi scende in battaglia sfidando la morte
farà eternamente tremare la terra,
non canti vittoria l’amara tua sorte…
Perdesti la vita,vincendo la guerra !

FRANCESCA

Vedi, Francesca?
Il tempo non esiste
ed ogni giorno triste
s’avvinghia alla memoria.

In pochi fanno storia,
il resto è solo evento
ma il cuore, a passo lento,
si inoltra nel ricordo.

Per ogni uomo sordo
c’e’ sempre una coscienza
che scava nell’essenza
in cerca di giustizia.

E tu, croce e delizia,
Palermo massacrata,
Palermo logorata,
hai sete di salvezza.

Sicilia, mia ricchezza,
barcaccia naufragata,
Sicilia disperata,
hai in serbo pupi e morte.

Così, beffarda sorte,
nascosta in una tana
la mafia, gran puttana,
recise il gambo a un fiore.

EPPUR SI VEDEVA IL MARE

Quando l’asfalto si arrese all’inferno
svanì pure il cielo tra polvere ed ossa,
non tutte le strade conducono a casa,
non tutti i viaggi riaccolgono indenni.

Signore, guardasti, ma in che direzione?
Crollò il gran sipario su un triste teatro,
eppur si vedeva quel mare disteso
lì sulla sinistra, magnifico e inerme.

Giovanni, sorridi! Palermo ricorda,
Palermo è cosciente, Palermo non molla.
Palermo s’atteggia ad attrice omertosa
ma non si riposa, combatte e dispera.

               Maria Cristina Adragna

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