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 La scelta dell’Amante

A costo di andare contro tutti i canoni, le idee prestabilite e radicate, affermo che l’amore nasce da un atto di volontà: è una scelta, un’opzione.

Tantissimi anni fa, quando mi interessavo dell’affascinante mondo dei Tarocchi, meditai a lungo sull’Arcano VI, l’Amante.

Questo personaggio (tralascio i richiami mitologici) si trova ad un bivio fra due vie, dove in una c’è una bella ragazza e nell’altra una austera signora.

Sopra di lui c’è Eros bendato che si accinge a scagliare la sua freccia.

Quale strada sceglierà l’Amante?

Sembra ovvio: l’amore è così evidente, così bello e si fonda sulla bellezza del corpo, ovvero sull’attrazione che questa esercita sull’animo umano.

Eppure tanto ovvio non lo è.

E se l’Amante si trova al bivio è proprio perché la sua scelta non è così facile e scontata come si potrebbe pensare.

L’Amante, che secondo la simbologia è anche un Iniziato, sa che l’amore è un percorso che richiede impegno, impegno che la “Via Facile” sembrerebbe escludere.

Lui sa che l’amore è un camminare sui sassi piuttosto che su un tappeto erboso e la “Via Difficile” premia chi la percorre, anche se il premio è inconsistente e non si trova in nessun luogo: il percorso stesso è il premio.

Ma l’Amante sa anche che l’amore è un azzardo del destino che lega le anime secondo i dettami del Caso, pertanto senza alcun senso, almeno visibile.

L’Amante è consapevole che tutto il suo sapere sarebbe inutile se non lo mettesse in gioco, fidandosi del suo istinto a scapito della ragione, anche se questo comporta la caduta, la perdita di sé stesso.

Ma che valore avrebbe chi non sarebbe disposto a perdere se stesso per amore?

L’Amante è un “Iniziato”.

Ora, chiedo, a cosa serve l’iniziazione se non a comprendere l’intime movenze dell’animo umano?

Lo stesso Alchimista, non cercava forse di replicare l’Azione Creatrice compiendo un processo in cui il percorso era più importante del risultato?

I Tarocchi possono essere intesi come un testo di Alchimia. L’operatore, nel caso specifico l’Amante, si trova a dover scegliere fra due vie: quella “secca” e quella “umida”.

Ma cosa sono, cosa rappresentano queste due vie?

Oggi potremmo dire con una certa approssimazione che queste rappresentano la via della castità e quella dell’orgia, ovvero del distacco dai sensi e quello dell’appagamento sensuale, quindi quella del ritiro dal mondo oppure quella della fusione nel mondo, cioè l’ascesi e la generazione (l’Amore è sempre generatore).

Naturalmente ne traiamo una lezione anche pratica: ci siamo mai innamorati senza riflettere?

E questa mancanza di riflessione non ha generato caos, e piuttosto che portarci all’oro, ci ha portato alla pesantezza del piombo?

Ma non sarebbe più pesante l’Oro, se questo; invece di rischiarare i giorni con la sua lucentezza, costruisse una gabbia dove una volta entrati non si potrebbe più uscire, e si dovrebbe per sempre vivere in compagnia di sé stessi?

Sí, l’Amante deve fare una scelta difficile da cui dipende il Destino di una vita.

Se alla fine del percorso troverà l’oro oppure il piombo, solo il tempo potrà dirlo.

Giovanni Francomaro

 

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