“Fase2”

Il timore della normalità

Sono trascorsi già due mesi di quarantena a causa dell’emergenza Coronavirus e finalmente in Italia si inizia a intravedere una svolta positiva; gli ultimi numeri dei contagi ci fanno ben sperare.

Sono già alcune settimane infatti che sentiamo parlare di una “Fase 2”.

È così che il Governo sta mettendo mano sui prossimi quattro lunedì del calendario che scandiranno la ripartenza dopo il lockdown.

A partire dal 4 maggio fino alla fine del mese alcune attività e aziende potranno riaprire e i primi settori interessati saranno quelli che hanno indici di rischio più basso, in base alle tabelle presentate dall’Inail.

C’è chi vorrebbe accelerare e chi frenare, per paura di una nuova ondata di contagi.

E cosi tra pro e contro ci stiamo tutti preparando per questa nuova fase che ci ricorda e forse riporta ad una vecchia normalità.

La protagonista di questa pandemia è proprio la paura, il timore di ammalarsi e riammalarsi e che possa toccare a noi ed anche i nostri cari.

Ma la paura più grande non è solo quella legata al contagio, ma anche a tutti gli effetti che questo virus sta provocando nelle vite di ognuno di noi.

Ci troviamo di fronte ad un evento mai vissuto prima.

Nonostante le continue informazioni che riceviamo tramite i media, testimonianze di pazienti e dei propri cari che hanno contratto il virus, anche i migliori esperti non hanno la certezza di cosa accadrà e quando tutto questo finirà definitivamente.

Il covid-19 circola nelle nostre strade come uno sconosciuto indisturbato, tanto da farci pensare che sia un qualcosa di astratto, un intangibile fantasma così potente che ha ridimensionato le nostre esistenze.

La paura di non vedere un futuro, generata dall’impossibilità di tenere tutto sotto controllo ed essere padroni delle nostre azioni, del nostro tempo, dei nostri spazi.

Fattori come l’incertezza legata al lavoro o a quella esistenziale tendono ad innalzare i livelli di ansia. Quindi non saranno solo gli effetti economici ad apportare cambiamenti nelle nostre vite, ma anche quelli legati alla psiche, come affermano molti psicologi.

Quella stessa incertezza ci fa anche scardinare e rivedere la nostra scala dei valori, fino a poco tempo fa impenetrabile, così da costruirne di nuovi, alcuni di quei valori che forse molti di noi hanno spesso accantonato.

Iniziamo a pensare al presente e non più al futuro, perché solo così possiamo contrastare l’ansia. Prima eravamo abituati ad accogliere continui stimoli esterni, mentre ora siamo noi a doverne trovare di nuovi.

Questi aspetti psicologici e sociali avranno un impatto sulle nostre vite, che potranno variare, a seconda del bagaglio personale e della resilienza di ognuno di noi.

Ed è su questo aspetto che si dovrà continuare a lavorare, secondo la Dottoressa in Scienze Psicologiche Livia Tazza, che oltre ad analizzare i disturbi Post Traumatici legati all’isolamento, mette in luce i percorsi interiori che questa avversità ci mette di fronte, affermando che: “Stiamo facendo i conti con il nostro “essere” e questo ci porterà ad una consapevolezza che, comunque sia, ci condurrà ad una rivalutazione completa dei nostri valori, dei nostri principi, delle nostre priorità”.

Priorità che ci portano a vedere il mondo esterno non più come prima.

Ora le nostre case sono diventate il posto più sicuro. La nostra abitazione non è più solo un luogo di sosta e di passaggio, dove “mangiare una cosa al volo” e potersi riposare, ma bensì è il luogo dove prendono vita buona parte delle nostre attività.

Le nostre cucine e i nostri salotti sono diventati uffici, palestre e spazi dove poter dare sfogo alle nostre passioni.  E con forza ci siamo abituati a tutto questo continuiando a chiederci se e quando tutto finirà e si potrà tornare ad una normalità…

Ma siamo sicuri di volere e potere tornare alla “normalità di prima”?

In questa situazione drammatica si potrebbero trovare dei lati positivi?

Di certo un lato positivo non è nella reclusione stessa, dato che non è una condizione volontaria, bensì forzata. Ma possiamo analizzare gli effetti che essa ha portato partendo ad esempio, dalla diminuzione della frenesia di tutti i giorni che genera stress.

Dedicarsi a sé stessi, riscoprire e scoprire hobby, cose di cui possiamo occuparci.

Poter metter mano a tutto ciò che abbiamo lasciato incompiuto per mancanza di tempo, perché troppo presi, tornare ad ascoltare il silenzio, dentro le nostre città e dentro di noi.

Quelle città che solitamente sono ricoperte dal caos del traffico quasi da renderci sordi.

Mentre ora riusciamo a udire il rumore dei nostri passi e la natura che la circonda, dentro un contesto urbano insolito fino ad avere coscienza anche di quei rumori che non provengono solo dall’esterno ma da dentro ognuno di noi.

Afferma sempre la dottoressa Livia Tazza: Il “sentire” è la via più potente attraverso la quale diamo senso alla nostra vita ed è anche ciò da cui maggiormente ci difendiamo. In un modo o nell’altro dobbiamo sentire cosa sta ci accade dentro”.

Un evento che ci ha costretti ad una restrizione della nostra libertà, ci ha messo di fronte alle nostre emozioni forse facendoci diventare più liberi dentro…

Il desiderio di stare insieme, che abbiamo accumulato in questi mesi, forse non annullerà subito i problemi, né la paura di riavvicinarsi agli altri, perché questa pandemia ha portato con sé probabilmente la difficoltà a gestire i rapporti interpersonali e fisici.

Può darsi che le nuove abitudini non ci abbandoneranno così facilmente, perché l’uomo interiorizza, si adatta e assimila i cambiamenti facendoli propri.

O magari, come la storia a volte ci insegna, ci si scorderà di tutto questo con facilità, risvegliandoci come spesso facciamo dopo un brutto sogno, e così dimenticare.

Melissa Brucculeri

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