Com’è lontano ieri

251205

Soffriamo di ricordi, osserva Freud, ricordi dimenticati, che non ci dimenticano.

ÁNGEL DE FRUTOS SALVADORI

I ricordi che tutti abbiamo, spuntano ogni tanto per farci piangere o ridere.

Sono quei ricordi che niente e nessuno potrebbe cancellare, come il sorriso di nostra nonna mentre ci cullava, il nostro primo bacio, la prima lettera d’amore o il primo disegno di un figlio…

I ricordi che a volte riappaiono in noi, improvvisamente, come il più grande dei tesori, mentre cercavamo in un angolo di casa o in un cassetto.

Come quella rosa appassita tra le pagine di un libro che ci ricorda ancora i nostri quindici anni e l’inconfondibile innocenza del primo amore.

O quel diario che non ricordavamo di avere conservato e che appare nelle nostre vite come un uragano pronto a sconvolgerci il cuore per ciò che troviamo scritto.

Ma ricordare permette di tornare quando ne sentiamo il bisogno a luoghi che abbiamo realmente vissuti, a fatti che ci hanno coinvolto emotivamente.

Il tempo vola, si lo sappiamo tutti. Quanti momenti della nostra vita vorremmo fermare e assaporare a fondo? Non so com’è per voi, ma per quanto mi riguarda, i momenti più belli sono quelli che fuggono più rapidamente, e spesso vorrei avere più tempo per farli diventare una parte importante della mia vita, non solo un soffio di vento che passa e va via.
La sola cosa che mi consola dal fatto che i miei bei momenti se ne sono andati per sempre è il sedermi e poterli ricordare, ma mi rendo conto che ho sempre più bisogno di tornare con la mente alle cose del passato. Chissà perché…

È come quando trascorri una splendida serata piena di risate con le amiche intime e il giorno dopo sei piena di quella fortissima sensazione che ti viene solo dal rivivere i bei sentimenti che ti ha prodotto. Lo stesso vale per cose che sono successe tanto tempo fa, mi arrivano ancora sensazioni incredibili.

Perchè il punto è tutto qui, viviamo qualcosa di bello e importante, e sappiamo che non è andato via per sempre, e quei momenti ci formano, ci scavano dentro e ci cambiano.

Anche ripensare al film Il tempo delle mele vuol dire rivedere un capitolo della mia vita. Avevo 17 anni quando uscì il film.
E rivederlo a distanza di tanti anni, il film Il tempo delle mele, vuol dire ancora farsi rapire dallo sguardo magnetico, quasi perso nel vuoto di Sophie Marceau. Il tempo delle mele è sì un film sulla gioventù, lo è stato anche della mia. Se c’è una cosa che “Il tempo delle mele” sa fare è quello di raccontare l’adolescenza, la nostra negli anni 80. Sophie Marceau, e i suoi amici rappresentavano perfettamente il gruppetto di ragazzi che sta affrontando una fase difficile della propria vita: la crescita.

Con i primi amori, il voler sembrare più grandi, i continui scontri con i genitori sono gli elementi che hanno caratterizzato le adolescenze di tutti noi.
E come dimenticare la parte più bella del film “Il tempo delle mele”, quella in cui Vic è in una festa di spalle, e arriva Mathieu a metterle le cuffie che trasmettono la canzone Reality di Richard Sanderson?

È una bella scena, perché se ricordate è proprio così che i due ragazzi si conoscono, ballando una musica che solo loro possono ascoltare, mentre gli altri si agitano e si muovono seguendo un’altra canzone.

E si, noi sognavamo di ballare tutte Reality durante il primo bacio.
Negli anni ottanta si andava al cinema di pomeriggio presto, si andava con un gruppo di amiche e si sognava davanti al grande schermo. Noi andavamo generalmente in 4, grandi amiche anche ora a distanza di 40 anni. C’era chi aveva già avuto l’esperienza del primo bacio e anche chi sognava fosse come per i due protagonisti del film…

Altri tempi, altri costumi, altra morale almeno nei piccoli centri. Ma chi ha vissuto la propria adolescenza in quegli anni la ricorda con nostalgia perché era un’epoca in cui si pensava che tutto fosse possibile, erano gli anni della speranza, della vita davanti…

Angela Amendola 

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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