“Gabbie” di Simona Trunzo

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Quando parliamo di gabbie associamo subito l’immagine di gabbia utilizzata per imprigionare gli animali.

Ma chi ha inventato le gabbie?

L’essere umano, che è così abile che è riuscito a concretizzarne anche di molto meno evidenti, invisibili, ma non per questo meno vincolanti. Sono varie le situazioni o sensazioni che ci fanno sentire in gabbia emotivamente; si celano negli affetti familiari, nelle amicizie o nell’ambito lavorativo, ad esempio.

A volte finiamo in gabbia senza rendercene conto: la riconosciamo perché viene meno il nostro essere liberi, come identità personale soffocata da una dominazione esterna: una sensazione di forte costrizione, che ci limita anche nel pensiero.

Quando ne diventiamo consapevoli ci sembra di non avere nessuna via di fuga, ma fortunatamente, sopraggiunge una forza interiore, un campanello dall’arme, che ci fa guardare oltre: oltre quelle sbarre.

Bisogna correre il rischio e vivere affrontando tutto ciò che ci si presenta; fa parte della grande avventura della vita.

Anche nelle fiabe è ricorrente il simbolo della gabbia.

Nella narrazione di Pinocchio, il nostro protagonista, sperimenterà l’essere chiuso in gabbia.

Attratto dal voler fare fortuna con la via del successo si esibirà nello spettacolo dei burattini, differenziandosi dagli altri perché senza fili; ma esibizione dopo esibizione, si renderà conto che la sua unica finalità sarà quella di far arricchire Mangiafuoco.

Preso coscienza di ciò vuole fuggire, ma la gabbia è chiusa da un gran lucchetto: solo l’intervento della Fata Turchina lo libererà da questa situazione di prigionia, consentendogli di intraprendere nuovamente il suo cammino.

Un’altra gabbia terribile si incontra nella fiaba di Hansel e Gretel, proprio quando, tratti in inganno dalla casetta di marzapane, i due fratellini vengono catturati dalla strega, che, intenzionata a mangiarli, rinchiuderà Hansel in una gabbia per metterlo all’ingrasso, come futuro primo pasto.

Hansel e Gretel si salveranno da questa situazione con l’astuzia, liberandosi dalle grinfie della strega e dal nefasto futuro.

In ultimo ho scelto la gabbia di un piccolo protagonista dei cartoni animati, amato da grandi e piccini: Titti, un canarino costantemente inseguito dal Gatto Silvestro.

In questo caso la gabbia non è un elemento di costrizione o prigionia, anzi, rappresenta, in modo simbolico la casa in cui dimora il canarino. Titti è libero di volare liberamente e nei luoghi da lui scelti, anche quando deve evitare Silvestro e rientrare quando la situazione gli è più congeniale.

È questo il significato che preferiamo attribuire alla gabbia, perché dobbiamo sempre essere liberi di scegliere un “nido”, che ci accolga, donandoci protezione e serenità.

di Simona Trunzo

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