Tra poco la scuola sarebbe finita e così una mattina, guardandola negli occhi le chiesi:<< Giulia, ormai credo che tu mi conosca un po’ e che tu sappia che puoi fidarti di me. Mi piacerebbe portarti a cena in un locale che ho scoperto nelle mie sere solitarie. Ha una pedana sul mare e la musica che proviene da dentro fa da sottofondo al rumore delle onde che ci accompagnerà tra una portata e l’altra. Sarei veramente felice se ci venissi con me.>> Sfoderando quel suo speciale sorriso rispose:<< Sarà un piacere Max.>> Ero sicuro di essermi sollevato da terra per la felicità, mentre decidevamo i dettagli del nostro primo incontro serale, ma per fortuna le mie scarpe erano ancora incollate al terreno. Non avrei sopportato un’altra figuraccia. Come d’accordo, la sera seguente alle 8 passai a prendere Giulia. Scesi dalla macchina per guardarla arrivare. Mi lasciava ogni volta a bocca aperta. Indossava un tubino nero, aderente e i capelli leggermente mossi ondeggiavano come un mare di papaveri selvaggi . Un paio di orecchini  ed un girocollo di perle molto semplici  disegnavano la sua eleganza. Ero follemente innamorato oramai. Non lo ero mai stato prima in vita mia . Completamente perso e conquistato non solo dalla sua bellezza, che era per me un dettaglio fondamentale, ma non decisivo, quanto dal suo modo di essere donna, dal suo charme, dal suo distacco, dalla sua intelligenza e dal suo carattere, che la rendeva assolutamente sicura di sé. La calda serata di un giugno ormai avanzato e il locale praticamente deserto contribuirono a rendere quella nostra prima cena veramente speciale. Ci raccontavamo le nostre giornate, mentre continuavamo a guardarci negli occhi. Conoscevo ormai a memoria i suoi occhi ed avrei saputo dire il numero delle pagliuzze verdi sparse in quel mare celeste dove mi ritrovavo a nuotare senza salvagente, abbandonandomi a quella corrente vorticosa. Avevamo ordinato il dolce, quando approfittando della sua mano sul tavolo, allungai la mia per stringerla. Lei mi guardò come se aspettasse quella mia mossa, ma non si ritrasse. Ma con lo sguardo smarrito iniziò a sussurrare :<<Max, sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Credo che tu debba sapere tutto di me, per decidere se vorrai ancora tenermi la mano oppure restare semplicemente mio amico. Quello che sto per dirti, non l’ho mai confessato a nessuno, ma è il vero motivo per cui ancora oggi a trent’anni sono sola, e non voglio nessuno, che non sia unico e speciale nella mia vita .>> Queste parole uscirono come un soffio dalle sue labbra mentre la sua mano ora stringeva la mia e dai suoi occhi una lacrima sembrava pronta a cadere giù.  Devo raccontarti la storia di una bambina di dieci anni e ti prego di non interrompermi. Mi vergogno molto e non so se saró capace di raccontarti tutto. Per cui ti prego di restare in silenzio ma soprattutto di non lasciare la mia mano fin quando non avrò finito. Fammi sentire che non sono sola ora.>> Cosí dicendo, spostò leggermente la sua sedia verso il tavolo e piantò i suoi occhi malinconici nei miei. La sentivo veramente indifesa in quel momento, come se davanti non avessi più la donna che mi aveva conquistato, bensí una bimba che deve raccontare i suoi segreti. Allora continuò:<< Max, devi sapere che io non ho sempre abitato in questa città, ma che ci sono venuta a vivere  quando avevo 11 anni e stavo per iniziare le scuole medie. Prima abitavamo a Varese, mio padre lavorava in banca, mentre mamma insegnava in un liceo latino e greco. Ero una bambina vivace, ma molto brava ed abitavamo in un condominio di 18 appartamenti nel centro della città . In genere era mamma che veniva a prendermi all’uscita di scuola oppure nei giorni che non poteva, rientravo da sola a casa. Per non farmi restare sola, quando mamma aveva un impegno a scuola, un consiglio scolastico od altro, la aspettavo a casa di un vicino, Francesco, un vedovo che conoscevamo da sempre e che io chiamavo nonno. Tutto andava bene, fin quando un giorno nonno Francesco, si comportò in maniera strana, e mi fece sedere sulle sue ginocchia iniziando ad accarezzarmi sotto i vestiti. Prima di andare via, mi disse di non dire niente a nessuno, che quello sarebbe stato il nostro segreto, perché altrimenti mi avrebbero rinchiusa in un collegio e non  avrei più potuto vedere mamma e papà. Infatti non dissi niente, ma sentivo sempre  le sue mani viscide  su di me ed iniziai a non voler mangiare più o a rimettere ciò che mi costringevano a mangiare. Anche a scuola le cose cambiarono al punto che ero sempre distratta e nei momenti di ricreazione, mentre gli altri giocavano nel cortile, io mi nascondevo dietro un muro a spiarli. Ecco perché quando ti ho visto fare la stessa cosa, prepotentemente è tornato vivo tutto dentro me, ed ho voluto conoscerti per capire il motivo di ciò che facevi. Comunque, tornando ai miei dieci anni, il mio comportamento strano insospettì la mia maestra dell’epoca, la Sig.ra Rita, che piano piano riuscì a farmi confessare ciò che era successo. Come puoi immaginare ci fu uno scandalo e nonno Francesco venne arrestato. Alla fine dell’anno scolastico ci spostammo in questa piccola cittadina dove sia papà che mamma potevano proseguire la loro carriera abbandonando i sogni di gloria visto le dimensioni della stessa. Da allora io ho sempre avuto paura degli uomini al punto che non ho mai avuto un ragazzo ed alla mia età sono ancora vergine. Max, io ho paura degli uomini. Vedendoti nascosto dietro quel muro, ho sentito che forse potevo condividere la mia paura con qualcuno che usava il mio stesso meccanismo di difesa. Anche perché io voglio vivere la mia vita, mi sono stancata di dover sempre inventare scuse per difendermi dagli uomini, dalle domande delle mie colleghe e delle mie amiche che non possono capire come una donna come me sia ancora sola. Ora sai tutto, sai ciò che non ho mai detto a nessuno. Se l’ho fatto con te, è perché  nei tuoi occhi vedo il candore di un bimbo cresciuto, nel tuo sorriso un rifugio e nel lungo tempo che hai fatto passare prima di arrivare a prendermi la mano, il rispetto che un uomo deve avere nei confronti di una donna, il non voler imporre qualcosa che potrebbe non essere gradito . In poche parole Max, ho visto l’uomo che finalmente potrebbe strapparmi dalla mia prigione fatta di ricordi e riportarmi  ad una vita normale.>>

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Maurizio Gimigliano
Sono Maurizio Gimigliano, ingegnere chimico da sempre appassionato d’arte. Forse essere sempre a contatto con formule e numeri ha fatto emergere la necessità di esprimere la parte creativa nascosta dentro me. E dopo anni di strumenti musicali (chitarra e sax), ho iniziato a scrivere poesie d’amore provando a descrivere le emozioni e le sensazioni che si vivono nelle varie situazioni ed esperienze amorose. Amore inteso in ogni sua forma ed espressione purché sentimento intenso e coinvolgente. Dal 2018 scrivo su SCREPmagazine e sono socio di Accademia Edizioni ed Eventi.

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