Diceva di amarmi

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Visti i recenti fatti di cronaca, vorrei riprendere a raccontare di donne maltrattate, abusate, rese schiave, in nome di un sentimento malato che non chiamerò amore. L’amore non ferisce, non uccide. L’amore rende liberi e migliori. Rende belli e sorridenti, migliorando anche l’aspetto.

Prima di iniziare il mio racconto, voglio spiegare cosa mi spinge a farlo. Purtroppo la violenza sulle donne è un tema attuale e ogni giorno, assistiamo alla morte di mogli, madri, figlie, fidanzate, donne per mano di uomini che solo pochi istanti prima, avevano giurato di amarle. Non indagherò sui motivi che rendono un uomo, un assassino.

Non è questo lo scopo del mio lavoro.

Non esiste il raptus.

È tutto calcolato!

L’uomo violento vuole lottare per esprimere la sua supremazia e non starà mai insieme ad una donna debole, che non lotta, non contrasta, che non gli dà mai occasione di sfogare la sua rabbia. Se non è così, non so davvero come spiegare ciò che accade ogni giorno.

“Avevo quindici anni. Era il periodo dell’amore puro e disinteressato, dei baci rubati, delle piccole cose semplici come un fiore di campo. Quel ragazzo era più grande di me di tre anni e alternava affetto e follia. A volte mi stringeva a sé dicendomi che mi avrebbe sposata non appena avessi raggiunto la maggiore età ma poi, bastava che distogliessi lo sguardo dal suo viso per diventare una poco di buono della peggiore specie. Di quelle mai esistite sulla faccia della terra. “- Hai guardato-, mi diceva! E dopo si chiudeva in un mutismo pesante e appena ne aveva l’occasione, mi picchiava. Erano soprattutto calci e schiaffi. Poi tornava dopo il silenzio punitivo, perché “mi aveva perdonato”! Non potevo uscire se non con lui, neanche per comprare il pane. Al mattino mi accompagnava a scuola e poi veniva a riprendermi all’uscita. Sempre! Ed era per amore o perché riteneva che io fossi una ragazza dai facili costumi? Era convinto che alla prima occasione l’avrei tradito mentre io avevo occhi solo per lui. Spesso mi diceva:- incontrando me hai incontrato il pollo disposto a sposarti!- A quindici anni! Non immaginava quanto fosse umiliante questa frase per me o forse lo sapeva ma se ne fregava del mio malessere. Ogni volta che la pronunciava era un colpo al cuore ma tacevo. E in fondo, cosa c’era da dire? Sarebbe cambiato qualcosa? No.  Avrei dovuto giustificarmi? E per quale ragione? Mi feriva con le parole e con i fatti. Ero poco più di una bambina e non ero preparata a questo. Ben presto presi la più saggia delle decisioni: lasciarlo! Non ne potevo più, mi sentivo in una morsa e quel rapporto malsano non sarebbe mai cambiato. Nessuno mai riuscì a farmi tornare indietro sui miei passi. Lui pianse, si disperò ma la decisione era stata presa. Durante un tentativo di riconciliazione, si dette la zappa sui piedi da solo quando, per impedirmi di lasciarlo mi disse: – Non ti dico che non ti picchierò più ma per un po’ ti prometto di non farlo!-. Capito? Avrebbe ricominciato alla prima occasione, ne sono certa. Il servizio di leva intervenne in mio aiuto, dovette partire e di lui non ne seppi più nulla. Ricevetti una sua lettera dove mi chiedeva perché perché avessi deciso di lasciarlo e poi, la visita di sua sorella che mi proponeva il suo indirizzo perché gli scrivessi. Le risposi che non avevo nessuna intenzione di scrivergli e anzi, gli avrei rimandato indietro la sua lettera. Da quel momento in poi, finì tutto. Su questa storia cadde il silenzio. Finalmente era finita, potevo andare a scuola da sola e potevo frequentare i miei coetanei. Insomma, ero libera di vivere la vita che ogni ragazzina merita.  Restando con lui, avrei dovuto rinunciare anche a studiare.”

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