Il sangue freddo
iniziava a ribollire
nonostante tu avessi
semplicemente tolto
il tuo immancabile chiodo nero.

Ora li davanti a me
sui tuoi tacchi
gonna di pelle
e tutto ciò che serviva per parlare
senza dire niente
ti avvicinavi lentamente. 

Occhi piantati nei miei
mani danzanti nell’aria
passi decisi
labbra socchiuse.

Ogni mia cellula
mi implorava di stringerti
tutto il mio corpo
di confondersi col tuo
eppure
restavo immobile
come un ghepardo
che aspetta la preda indifesa
dimenticando che tutto eri
tranne che preda
e tanto più indifesa.

Capi che la resa era vicina
quando appena seduta
accavallasti le gambe
mostrandomi la strada
in cui mi sarei perso.

Ma fu il tuo profumo
che mi stordì
impedendomi di capire
che ero già precipitato nell’inferno
e che bruciare tra le tue braccia
sarebbe stata
la mia bellissima condanna…

Maurizio Gimigliano © Copyright 2020

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