Si può morire d’amore?

Cesare Pavese 9 settembre 1908 –27 agosto 1950, grande scrittore e poeta della letteratura italiana del Novecento, con la sua vicenda personale e la sua carriera da intellettuale ha avuto modo di entrare in contatto con quel desiderio perennemente soffocato, di morte che lo avrebbe condotto al suicidio.
Eppure, leggendo la sua biografia, dopo un percorso di vita non di certo facile, lo scrittore era riuscito ad ottenere alcuni meriti da lui tanto ambiti, quei riconoscimenti da sempre attesi per i quali aveva lavorato a fatica.

Ma nonostante qualcosa continuava a mancargli, l’arte e il successo non bastavano più, ed un senso di solitudine ingestibile aveva preso il sopravvento.

Le persone che lo circondano, pur accorgendosi del suo malessere, non riescono a stargli vicino. Finalmente, tra una bufera sentimentale ed un altra, arrivano i riconoscimenti al suo lavoro, ma neppure il Premio Strega, ricevuto per il libro “La bella estate” nel giungo del 1950, riesce a sollevare l’umore dello scrittore, il quale partecipa alla cerimonia di premiazione in un evidente stato di depressione.

Il colpo di grazia arriverà dal suo ultimo amore, dalla relazione controversa con Constance Dowling.

S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori, spruzzati
di colori alle fontane,
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
Sarà il tumulto del cuore
Nella luce smarrita.

Sarai tu – ferma e chiara (C. Pavese)

….e Cesare, perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore
il suo amore ballerina…

Il mito degli amori infelici di Cesare Pavese entra nelle canzoni degli anni settanta, più attuale e più vicino. Pavese ha un ruolo importante nella letteratura italiana degli anni quaranta, insieme ad Elio Vittorini, ed anche nei suoi libri di narrativa compaiono intellettuali solitari, come ne “La casa in collina”, oppure ritratti di ambienti borghesi un po’ frivoli, ma percorsi da una certa inquietudine, come “La bella estate”.

Ma forse il suo mito è dovuto ai temi esistenziali, in voga in quegli anni, e sul rapporto sotterraneo con la depressione e l’idea del suicidio. “Lavorare stanca”, “Il mestiere di vivere”, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, prove letterarie diverse di grande fascino per adolescenze inquiete nell’Italia degli anni settanta e successivi.

L’immagine che dà la famosa canzone di De Gregori, riassume la sua vicenda con una bellissima donna americana, Constance Dowling, della quale egli si innamora nel 1949 in un giro di amicizie, per lui inconsueto, composto da un gruppo di attori e attrici arrivato dalla Francia e dall’America.

Trascorrono insieme una breve vacanza a Cortina, apparentemente felici.

Mito nel mito, la donna gli ispirerà in quel suo ultimo anno di vita la raccolta di poesia, che porta il titolo della più famosa di esse, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.

Quando il poeta le chiede di sposarlo, Constance rifiuta, tornando in America da un altro uomo.

La tendenza latente al “vizio assurdo” comincia a scavare sul serio nell’anima di Pavese, che scrive nel suo diario: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla”.

Constance ritorna qualche mese dopo, ma solo per qualche giorno.

Per Pavese si ripete il trauma di un abbandono, che a questo punto per la sua mente non è solo di Constance, ma della vita, del mondo.

Il 16 agosto 1950, dieci giorni prima di uccidersi, Cesare Pavese annota sul suo diario: “ Cara, forse tu sei la migliore, quella vera. Ma non ho più il tempo di dirtelo, di fartelo sapere, e poi, anche se potessi, resta la prova, la prova del fallimento”.

Il 27 agosto 1950, in una stanza d’albergo di Torino, Pavese muore per ingestione di sonniferi.

Lascia un biglietto dove chiede a tutti di “non fare troppi pettegolezzi.

Di Constance Dowling non si seppe più nulla.

Nei primi anni ottanta, come racconta Davide Lajolo nella sua biografia di Pavese, è arrivata la notizia, smentita in modo poco convincente, della sua morte avvenuta in un incidente automobilistico.

Angela Amendola

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