UNA NUOVA PANDEMIA SOCIALE DI NOME USURA

di

Francesco Savino Vescovo di Cassano all’Jonio

“Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo,

all’indigente che sta con te,

non ti comporterai con lui da usuraio:

voi non dovete imporgli alcun interesse”.

(Esodo 22, 24)

Mi rivolgo ad ogni creatura umana che è iscritta nell’eternità e nella quale anche il cuore più indurito percepisce di appartenere. L’eternità non si guadagna per i propri meriti, né si può acquistare con denaro o con altre strategie di potere o addirittura con sotterfugi o prevaricazioni. È soltanto data in dotazione ed è la caratteristica che ci fa stare al mondo nella consapevolezza che tutto passa e che ogni creatura è destinata a concludersi ma ad oltrepassare la sua esistenza per ritornare là donde proviene.

La felicità vera è alla portata di tutti.

Puoi sperimentarla anche tu, se recuperi il divino che è in te.

Ed è possibile anche oggi, se comprendiamo che, alla pandemia da Covid-19 dalla quale non siamo ancora usciti, si aggiunge la consapevolezza che siamo contaminati da un’altra pandemia, già serpeggiante, ma che oggi si esprime in termini di virulenza molto aggressiva, tangibile e spaventosa.

Papa Francesco l’ha chiamata pandemia sociale individuandone le conseguenze immediate per chi, restando in casa, dimezzava o azzerava gli introiti giornalieri e la possibilità di far fronte a necessità primarie senza alcuna speranza di soluzioni lavorative. Nella mia preghiera quotidiana, ho ricordato in questi mesi passati in isolamento, e lo faccio ancora, tutti coloro che esercitano un lavoro irregolare senza alcuna garanzia, privi del diritto di riposo settimanale o di ferie, senza tutela della salute e di permessi per malattia.

L’amara realtà dell’usura, pratica antichissima e irragionevole, oggi assume i connotati del più becero prodotto della società. Una declinazione illegale del credito, del tutto in contrasto ed in negazione con la dottrina sociale della Chiesa, trasforma “signorotti d’affare”, in giacca e cravatta, in commercianti di utili senza scrupolo, senza alcun limite legale, a discapito di tanti onesti lavoratori e imprenditori che si affannano per sostenere le necessità della famiglia e permettere ai propri figli un riscatto che la propria terra, come la Calabria, non garantisce e talvolta nemmeno consente.

Richiamo tutti all’invito del Vangelo di Gesù:

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8).

Occorre che tutti ritorniamo alla “gratuità” chiedendo al Signore che, nella Sua misericordia, ci liberi dall’avarizia e ci aiuti a vivere la fraternità universale.

In una delle Messe celebrate a Santa Marta, Papa Francesco diceva:

“In tante parti si sente uno degli effetti di questa pandemia: tante famiglie 3 che hanno bisogno, fanno la fame e purtroppo le “aiuta” il gruppo degli usurai.(…) famiglie di gente che ha un lavoro giornaliero, o purtroppo un lavoro in nero, che non possono lavorare e non hanno da mangiare. E poi gli usurai gli prendono il poco che hanno. Preghiamo. Preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie e preghiamo anche per gli usurai: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano”.

La preghiera ci spalanca lo scenario anche su quanti non sono né usurai né vittime dell’usura. Sono davvero tanti coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, diventano “complici” quando sanno di qualcuno che finisce nelle maglie dell’usura e non denunciano; quando non sono solidali con gli indigenti; quando distolgono lo sguardo dall’estorsione e dalla violenza per non offrire un’opportunità a chi si trova nella difficoltà. L’usura va contrastata da tutti, dai più giovani, a cui bisognerebbe rivolgere lezioni di legalità, ai più anziani, affinché libertà, lavoro e dignità, siano garantiti a ciascuno.

L’usura, un grave peccato che “grida al cospetto di Dio”, provoca angoscia, disperazione e morte; è un male economico e morale che desertifica e distrugge sia il debitore che il creditore, nella pretesa assurda di ridurre tutti a “devoti” del denaro.

Gli uomini impegnati nelle Istituzioni, come garanti dell’eguaglianza sociale, sono chiamati a prevenire e contrastare ogni forma di criminalità come l’usura e il pizzo, che continuano a mietere vittime, nel silenzio e nell’indifferenza.

Coloro che prestano denaro con tassi usurai sanno bene che, dietro gli investimenti bancari di denaro riciclato e dietro le transazioni finanziarie abilmente camuffate, ci sono sempre esseri umani ingannati e frodati. Ad essi è dovuto il rispetto e non ogni forma di umiliazione che schiavizza le vittime o le minaccia fino ad ucciderle.

Tutti possiamo essere capaci di compassione e di sentimenti benevoli, di gratuità e di bontà. Possiamo essere cristiani che amano gratuitamente sapendo di essere amati gratuitamente da Dio Padre Nostro.

Per questo dico a ciascuno di voi, usurai, con la sollecitudine del fratello e la fermezza del padre: CONVERTITEVI!

Cassano allo Ionio, 24 giugno 2020

X Francesco Savino

Vescovo di Cassano all’Jonio

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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