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l’animo del Paese Italia

In attesa della Conferenza stampa di questa sera, ieri 26 marzo 2020 il Covid-19 “faceva in Italia” i seguenti numeri: totale di 4492 persone positive in più (il 25, 3.492), per un totale di 62.013.

Nelle 24 ore tra il 25 e il 25 marzo decedute 662 persone (il 25, ieri 683), per un bilancio totale di 8165.

I guariti sono 10.361.

Il totale delle persone che ha contratto il virus in Italia arriva a 80.539.

Cifre, numeri molto freddi ma purtroppo pietre miliari appuntite del dolore e del lutto che sta attraversando il nostro Paese.

Dolore, lutto, timore, emozioni forti che traspaiono e non accennano a diminuire e le parole sembrano sempre più nidi di solitudini, buchi neri, ombre di giganti che non sanno come proteggersi dalla paura del buio, come si evince da questo nostro viaggio tecnologico per l’Italia.

Dalla Sicilia, alla Puglia, alla Calabria, al Veneto, alla Lombardia.

Michele Iacono di Termini Imerese, 65 anni

Il coronavirus ha cambiato la nostra vita.

Lo ha fatto in maniera repentina, drammatica.

Tocca non solo il nostro senso di autoconservazione ma anche gli affetti più cari, distanziando i congiunti, soffrendo per gli ammalati, piangendo i morti a cui non puoi neanche offrire una carezza e dare un ultimo saluto.

Le immagini tragiche che in questi giorni scorrono davanti ai nostri occhi mostrano uno spettacolo che non avremmo mai immaginato e neppure sognato nel più brutto degli incubi.

Eppure questo morbo è qui, intorno a noi, circonda uno spazio vitale che mai avremmo permesso di varcare a un nemico visibile, tangibile.

Sembra quasi che si appropri della nostra esistenza e non sappiamo neppure come difenderci nella pochezza di scudi che ognuno di noi possiede.

La tragedia è proprio questa: una tombola virtuale in cui se non sei attrezzato in palio c’è la vita.

Il pensiero corre soprattutto ai più anziani, a quelli più fragili, con molte lune sulle spalle e che il corso inesorabile del tempo ha reso deboli, tenuti in vita grazie a farmaci che riuscivano a sopperire a un sistema immunitario ancor più fragile.

Si piange per loro.

I giovani a quanto pare hanno, come è giusto che sia, le risorse immunologiche per resistere all’attacco frontale dal misterioso morbo che l’uomo ha voluto sottrarre al suo habitat naturale.

Ciò che questa pandemia mostra è la sua natura mostruosamente planetaria.

Non c’è una nazione, un luogo, fosse pure in cima alla montagna più alta o la profondità del mare, in cui essere sicuri.

Per un verso o per l’altro sembra che ognuno di noi ne sarà toccato.

E paghiamo, lo vogliamo o no, una sorta di tracotanza tutta umana del sentirsi onnipotenti, forti, sicuri, con le risposte sempre pronte di un mondo che ha creduto per attimo di sentirsi superiore.

In Occidente questa è stata la misura del nostro vivere quotidiano; più liberi di viaggiare, spendere, con l’illusione che il Progresso fosse inarrestabile.

Ecco, se una lezione la dobbiamo apprendere è proprio questa.

Presi da fulgida alterigia la politica e l’economia si sono lanciate a un laissez-faire, in un “liberi tutti” la cui cifra era: spendi e goditi la vita, non porre altri vincoli o limiti alle tue possibilità.

Cosa ha comportato questo?

In tempo di pace a una dismissione di valori etici e richiami, a una eccedenza economica che ha tenuto fuori, però, la scuola, la sanità e le emergenze, poiché secondarie, come se fossero dei paletti alla crescita felice di cui ci eravamo illusi. Oggi paghiamo il conto e tutto in una volta.

La tracotanza non paga. La natura a volte è più feroce dell’uomo.

Cosa possiamo fare? Cambiare registro.

Innanzitutto con i nostri comportamenti.

Poi credere alle competenze, potenziare la scuola, dare ascolto alla ricerca scientifica, l’unica arma che abbiamo dal neolitico, da quando l’uomo ha iniziato a creare insediamenti e porre la propria esistenza sotto l’egida della tecnica e della scienza.

Il mondo non finisce oggi e Noi sappiamo rispondere alla sfida che non solo i virus ma anche le economie malate provocano soprattutto alle categorie più deboli. Cambiare i nostri comportamenti anche di fronte alla Politica, poiché essa determina la nostra vita all’interno della nazione.

Non è più tempo di sirene e richiami a urla di giungla, sovranismi65 anni e populismi inutili che con il loro agghiacciante metodo sprofonderebbe la società in ulteriori disastri epocali.

Pur con i lutti che tutti noi portiamo nel cuore, occorre pensare al futuro, a una nuova visione della vita, proprio per difenderla e difendere i più deboli.

Se è sempre più evidente che questo virus non tocca o quasi i giovani, è pur vero che ci prende le persone più anziane, la memoria storica della nostra storia.

E siccome i giovani di oggi saranno un giorno i vecchi di domani, tendersi una mano sarebbe segno di civiltà.

Rossella Di Venti di Vibo Valentia

Quale momento migliore e più opportuno di quello che stiamo vivendo per ricominciare?

Ricominciare dal rivedere le nostre priorità e capire che forse la nostra scala di valori avrebbe bisogno di essere rivista.

Capire che la vita potrebbe finire in un attimo e non avere più il tempo necessario per dire quel “ti voglio bene ” che facevamo fatica nel tirare fuori, prigionieri di un tempo che non ci lasciava spazio se non per le stesse identiche azioni travolte dal ritmo frenetico della quotidianità.

Una quotidianità che ora ci appare terribilmente diversa… completamente diversa, ma vera.

Ma allora mi chiedo:

“Abbiamo avuto bisogno di un virus che ci costringe a rimanere in casa per riflettere e capire che finora abbiamo sbagliato tutto?”

Ebbene si… forse noi uomini riusciamo a capire il valore della vita e degli affetti solo quando ci vengono privati.

Forse riusciamo a dare più valore a quegli abbracci che prima ci sembravano quasi scontati, a quegli sguardi che ci dicevano tante cose, ma che noi non riuscivamo o, peggio ancora, non volevamo decifrare.

C’è un silenzio surreale in questo periodo… un silenzio che ci attanaglia il cuore e che attende quel piccolo raggio di sole per ritrovare così tutte quelle parole un tempo taciute e nelle quali è contenuto il valore di tutte queste vite spezzate da qualcosa di invisibile ma di una potenza micidiale.

 Attenti allora a non sottovalutare nulla… ogni cuore ha i suoi sottotitoli e questo è il periodo più indicato per imparare a leggerli.

Rosario Lipari, semplicissimo medico di medicina generale in frontiera ad Alcamo

I Coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate-gravi, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratory syndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe Acute Respiratory Syndrome).

Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

I Coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.

Il Coronavirus di oggi è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo.

1 – 229E (coronavirus alpha)

2 – NL63 (coronavirus alpha)

3 – OC43 (coronavirus beta)

4 – HKU1 (coronavirus beta)

5 – MERS-CoV (il coronavirus beta che causa la Middle East respiratory syndrome)

6 – SARS-CoV (il coronavirus beta che causa la Severe acute respiratory syndrome)

7 – CoViD-19 (2019 Nuovo coronavirus – 2019-nCoV)

I Coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso:

  • la saliva, tossendo e starnutendo;
  • contatti diretti personali;
  • le mani: toccando con le mani contaminate, non ancora lavate, bocca, naso o occhi;
  • una contaminazione fecale (raramente).

I sintomi più comuni di un’infezione da Coronavirus nell’uomo includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie.

Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai Coronavirus e non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus.

La maggior parte delle persone infette da Coronavirus comuni guarisce spontaneamente, gli anziani e i soggetti con pluripatologie rischiano seriamente la vita.

La situazione del contagio da Coronavirus (CoViD-19) nella provincia di Trapani parla ad oggi, 25 marzo, di 10 casi ad Alcamo, con notevole preoccupazione per il Comune di Salemi, che è stato dichiarato “zona rossa”, senza livelli drammatici, ma con un andamento crescente.

Salemi ha 15 positivi e attende il risultato di altri 15 tamponi di casi sospetti.

Si va verso andamenti molto diversificati da zona a zona: il che aumenta la necessità di considerare di volta in volta i comuni eventualmente da chiudere da chiudere.  

Ad esempio, Salemi è “zona rossa” mentre Gibellina, Vita e Calatafimi non hanno nessun caso.

Importantissimo e determinante sarà il blocco dei movimenti tra i comuni.

Dopo Salemi, Alcamo è la seconda città della provincia trapanese con il maggior numero di contagiati.

Oggi ad Alcamo 2 nuovi positivi, che sono assolutamente asintomatici, con un anziano di 92 anni, ricoverato a Trapani in buone condizioni.

Poi abbiamo Trapani con 7, Marsala con 6, Mazara del vallo con 4, Castelvetrano con 2, Paceco con 2, Erice con 1 e Valderice con 1.

Il totale provinciale sale a 48 su 668 tamponi.

Salemi diventa “zona rossa” per decisione del Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, dopo aver sentito il sindaco Domenico Venuti.

Fino al 15 aprile saranno in vigore il divieto di accesso e quello di allontanamento dal territorio comunale.

Disposta anche la sospensione di ogni attività degli uffici pubblici, ad eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.

Nella cittadina potranno entrare e uscire soltanto gli operatori sanitari e sociosanitari, il personale impegnato nell’emergenza, nonché gli esercenti delle attività consentite sul territorio e di quelle strettamente strumentali alle stesse, con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

Il provvedimento del Presidente della Regione si è reso necessario dopo che gli uffici dell’ASP di Trapani avevano segnalato a Salemi la presenza di 15 casi positivi al Coronavirus, con un totale quasi raddoppiato rispetto al giorno precedente.

Per tornare ad Alcamo aggiungo che il sanitario alcamese sessantenne che si era occupato del primo caso nella città, quello del funzionario in servizio a Trapani all’ASP, è risultato negativo al tampone rino-faringeo, come negativi sono risultati i primi 7 dei colleghi e dei familiari del contagiato.

Ora se ne attendono, entro domani sera, altri 30 circa.

Dall’esito di questi tamponi si potrà delineare più chiaramente la situazione attuale nella città di Alcamo e soprattutto quelli che potrebbero essere i risultati a medio e lungo termine.

Intorno al 10 aprile è atteso il “picco” dell’epidemia in Sicilia dato che i primi focolai si sono presentati più tardi rispetto al settentrione d’Italia, e con qualche giorno di ritardo dalle restrizioni emanate dal Governo.

Anche nella cittadina alcamese molto dipenderà dalla diffusione del virus negli  ambienti sanitari e nell’ambito delle centinaia di persone rientrate in città dalle regioni del nord maggiormente colpite.

Alla luce di tali considerazioni è sempre più importante rimanere a casa, evitare contatti con altre persone, uscire soltanto per l’acquisto di beni di prima necessità e dei farmaci urgenti.

Quest’emergenza si sta rivelando una grande maestra di vita e purtroppo… di morte!

Paola Nardo di Treviso, 50 anni

Credo che in questo periodo, e come non mai, lo sforzo maggiore lo fa la nostra mente per salvaguardare il fisico e le proprie difese immunitarie, per evitare di cadere in depressione e tenere accesa la fiamma della speranza per il domani.

Gabriella Caldera di Mazzano, Brescia, 61 anni

Qui ogni giorno è un bollettino di guerra.

Apprendiamo quotidianamente dai social che persone conosciute muoiono e le portano immediatamente via senza funerali.

Siamo chiusi in casa con lo spauracchio che prima o poi possa manifestarsi il covid in famiglia.

All’inizio le persone hanno preso le restrizioni troppo alla leggera: c’era gente che passeggiava ovunque.

Poi finalmente c’è stata la forte stretta: ora usciamo a fare la spesa a targhe alterne.

Le aziende sono tutte chiuse eccetto la nostra dove si produce latte che va tutto in trasformazione per il “grana padano”.

L’azienda produttrice del latte è l’azienda agricola Silvestri Ezio e Rinaldo di Molinetto di Mazzano, mentre la cooperativa di produzione del Grana è la Cooprolama, sempre a Molinetto di Mazzano. Si è in 40 addetti.

In un certo qual senso per il momento ci riteniamo fortunati.

Nel processo di lavorazione per il momento non ci sono problemi e ogni giorno che passa ci diciamo:

”Anche per oggi è andata bene”.

Per parte mia esco rarissimamente perché essendo un soggetto immunodepresso e ex paziente oncologico devo stare sono molto attenta.

E’ da quasi un mese che non vedo mia figlia e mia nipote, adottiamo tutte le forme di protezione ed evitiamo assolutamente di far venire gente in casa.

 Anche in azienda obblighiamo tutti a entrare con guanti e mascherine….

E che Dio ce la mandi buona…

Spero che da voi, in Puglia, le cose vadano meglio e che i casi siano meno numerosi che da noi nel bresciano.

Brescia, purtroppo, è la seconda città con maggior numero di infettati, dopo Bergamo.

Un abbraccio a tutti…

Salvatore Altavilla, avvocato, di Alberobello, 50 anni

Che potrei dirti?

Vorrei un’Italia più unita e solidale in questo momento…

Abbiamo capito che l’Europa è inesistente…

Vorrei più coordinamento a livello nazionale della protezione civile per assicurare a tutte le strutture sanitarie tutto quello che occorre per combattere questa guerra batteriologica…

E, non per ultimo, vorrei un governo che curasse tutti gli interessi della nazione in egual misura senza fare distinzioni in cittadini di serie a e cittadini di b…

Tutto qui!

Achille Signorile di Acquaviva delle Fonti, Bari, 82 anni

Mai come con l’esplodere del Covid-19 si era assistito al fiorire di ogni sorta di considerazione: pensieri e riflessioni serie di gente responsabile, che contrastano tuttavia con veri e propri arzigogolamenti fioriti sui social come funghi pericolosie perché nati da menti evidentemente contorte.

Non parlo di politica: i politici, come è loro compito, fanno il loro dovere: chi sta al governo difende il proprio operato, chi sta all’opposizione deve trovare appigli di ogni genere per marcare la propria presenza.

È normale.

Io parlo invece di persone che sono sempre vissute nell’ombra della propria ignoranza e che improvvisamente si ergono a censori, infettivologi, filosofi, psicologi, scienziati dell’alta finanza, politologi sopraffini…

Li leggo tutti i giorni su Facebook, su Messenger.

Dall’alto delle loro meschine inconsapevolezze   gettano   semi   di   discordia, allarmi  inconsulti,   consigli   ameni   o suggerimenti irresponsabili.

Senza che ci sia nessuno che filtri questi loro improvvisati interventi di gente che farebbe meglio a tacere. Sono loro, a mio parere, l’elemento più pericoloso di questa straordinaria, terribile parentesi della nostra storia.

E, come succede   nel   calcio, dove   60   milioni   di   italiani  si   improvvisano tutti allenatori all’indomani di ogni giornata del campionato, così ora: sessanta milioni di italiani sono diventati esperti di virus, sopraffini commentatori della materia, acuti osservatori dei più complessi meccanismi politici, convinti assertori del complotto internazionale ordito da americani e cinesi ai danni del resto del mondo.

E allora dobbiamo stare attenti.

Dobbiamo vagliare le notizie, fare una rigorosa cernita di tutto quanto ci viene ammannito da giornali e social, da radio e TV, perfino da tutto quanto ci viene detto nell’orecchio.

È consentito brontolare, sì, ci mancherebbe, ma è d’obbligo rimanere nei limiti della decenza e della concretezza, senza voli pindarici e fantasiosi allarmismi. 

Finirà tutto questo, si sa, quando finalmente il coronavirus avrà cessato di spargere il suo seme devastante.

Ma è comune preoccupazione che, all’indomani della tregua, continueranno i lamenti, i sospetti e, purtroppo, lo sciacallaggio di chi ne avrà approfittato per tirare acqua al proprio mulino.

Sarà insomma come quel tipo che continuava a dire:      

“Dio, che fame che ci ho, Dio che fame che ci ho…”

Ma che, dopo essere stato sfamato da chi non ne poteva più di sentirlo, riprese a lagnarsi:

“Dio, che fame che ci avevo, Dio che fame che ci avevo…”.

Una fame che incomincia a farsi sentire in quelle famiglie che già vivevano nel mare della disoccupazione e che si arrangiavano con qualche giornata di lavoro nero che ora è venuto a mancare.

Verranno tempi migliori?

Lo speriamo tutti quanti…e intanto ogni 100 anni si scatena una pandemia… coincidenza o… leggi l’articolo sul magazine francese “effetsante.com”

(clicca sul link)

https://effetsante.com/un-nettoyage-de-terre-chaque-100-ans/

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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