Tradizioni pasquali in Calabria

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I riti pasquali sono una tradizione antica che si celebra in molte parti del mondo per celebrare la festività della Pasqua. Questi riti sono spesso legati alla spiritualità e alla religione, e hanno lo scopo di commemorare la resurrezione di Gesù Cristo.

In molte culture, includono processioni, cerimonie religiose, preghiere e momenti di riflessione sul significato della Pasqua. Alcuni prevedono anche la partecipazione a pratiche di penitenza e di purificazione, come il digiuno o la confessione dei peccati.

Inoltre, durante i riti pasquali vengono celebrati diversi simboli tradizionali, come l’agnello pasquale, il pane e il vino consacrati, che rappresentano il corpo e il sangue di Cristo. Anche la croce e l’uovo, simboli di morte e di resurrezione, sono comunemente associati ai riti pasquali.

In definitiva, sono un momento importante per molte persone, in cui possono rafforzare la propria fede e connettersi con la spiritualità attraverso la partecipazione a cerimonie tradizionali e simboliche.

Uno di questi, è quello dei Vattianti

Si tratta di un rito cruento, ancestrale. La sua storia si perde nei secoli passati fino al medioevo, per lasciare mille interrogativi sull’origine oscura che ben si accoppia con il senso del rito stesso.

Si parla dei Vattienti di Nocera Terinese, piccolo centro della provincia di Catanzaro.

Per tutta la  comunità  la Pasqua rappresenta un momento di profondo rinnovamento spirituale,  morale e culturale che si attua  attraverso la celebrazione di  riti religiosi e il ripetersi di  tradizioni, a volte violente, che si svolgono puntualmente  durante la Settimana Santa.

La manifestazioni dei “Vattienti” richiama nel paese molti curiosi, giornalisti, fotografi, studiosi attratti dalla singolarità della cruenta pratica che rimanda al mito primordiale del sangue o agli esercizi penitenziali dei battenti o flagellanti del medioevo cristiano.

Ma chi sono questi “vattienti”?

Sono figure controverse e misteriose che pongono il proprio sangue al centro della Settimana Santa, proprio come Gesù Cristo?

Secondo le fonti più attendibili, il rito dei Vattienti si rifarebbe alla pratica dell’autoflagellazione diffusa tra i monaci nel medioevo per espiare i peccati e permettere così all’anima di essere accolta degnamente nell’aldilà. Secondo altri studiosi, bisognerebbe ripescare nell’Asia Minore di epoca precristiana, quando un rituale simile veniva praticato per il dio Attis.

Quali siano le radici non è stato ancora chiaro, quel che è evidente è la natura unica e particolare che rappresenta le fasi degli ultimi giorni di Cristo: la flagellazione (il vattiente vero e proprio) e l’ecce homo, il Nazareno portato da Pilato dinanzi alla folla per essere giudicato.

Elementi fondamentali della cerimonia sono la rosa e il cardo: la prima è un pezzo di sughero in cui sono conficcati tredici pezzi di vetro (Cristo e i dodici apostoli, di cui uno, Giuda, è più lungo rispetto agli altri) con il quale il vattiente si flagella le cosce e i polpacci.

E, il secondo è una  spugna di sughero utilizzata per asciugare il sangue che scorre copioso lungo le gambe dei protagonisti. Una terza figura maschile asperge regolarmente di vino le ferite per disinfettarle.

Il momento culminante

Momento culminante è l’incontro con la statua della Madonna, al cospetto della quale gli uomini si inginocchiano in preghiera per sciogliere il voto fatto in precedenza e intorno al quale ruota tutta la cerimonia.

L’origine del rito, come detto, si perde nella notte dei tempi, ma ancora oggi viene vissuto dalla popolazione locale con grande intensità e devozione. Anche chi non vi partecipa attivamente subisce un coinvolgimento emotivo dirompente, che impregna tutto di una magia e un misticismo che solo la Calabria è ancora in grado di regalare.

Angela Amendola

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