Leonardo a Milano

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seconda parte

…la partenza di Leonardo da Firenze, si deve ad un’indicazione che Lorenzo fece a Ludovico il Moro, il quale aveva chiesto un artista che fosse capace di costruire un grande monumento equestre per onorare la figura di Francesco Sforza.

Sul fatto che Lorenzo abbia indicato Leonardo, si sono date diverse spiegazioni: si disse che quello voleva disfarsi di un genio scomodo, per le sue idee e inconcludente come artista. Non solo, secondo alcuni, Leonardo poteva in quel periodo, essere ritenuto indesiderabile perché viveva in una situazione di scandalo.

Quello che si sa con certezza è che, nel 1482, quando andrà a mettersi al servizio dello Sforza, a scopo di autopresentazione, compilò un proprio curriculum, elencando (oltre alle su doti di pittore e scultore), tre campi di ingegneria militare: “ponti portatili e modi di ardere e disfare quelli del nemico, di togliere l’acqua dai fossati e fare infiniti ponti, vari tipi di cannoni, bombarde, mortai ecc…

Comunque tra i motivi di questo viaggio, bisogna tenere in conto che, secondo Leonardo, la corte del Moro, rispetto all’ambiente conservatore fiorentino, gli avrebbe offerto maggiori sovvenzioni finanziarie e dunque, maggiori opportunità per i suoi studi scientifici.

E così avvenne: Leonardo, a Milano ebbe modo di spaziare con le sue ricerche in ogni campo della scienza e spesso, proprio a causa di questi studi, non portava a termine opere pittoriche e scultoree richiestegli, come il “gran cavallo”, l’opera per la quale era stato chiamato ufficialmente a Milano.

Pertanto, dopo le reiterate insistenze del Moro, Leonardo creerà il modello in creta del colossale gruppo equestre, (m. 7,64), che verrà esposto per le nozze di Bianca Maria Sforza, sorella del Duca Galeazzo ma sarà distrutto nel 1459 dalle truppe francesi che invasero il Ducato di Milano.

Di questo,come dell’altro gruppo equestre ideato da Leonardo nel 1511, durante il suo soggiorno milanese, dedicato a Gian Giacomo Trivulzio, ci rimangono solo schizzi e studi che ci rivelano il desiderio di Leonardo di creare un’opera vitale ricca di dinamismo, aperta alle suggestioni dello spazio circostante.

Ma evidentemente, il fatto di non aver compiuto queste opere, deriva dalla scontentezza di Leonardo nei riguardi di una tecnica quale la scultura, che non gli permetteva quei passaggi morbidi di luci ed ombre, quella penetrazione atmosferica delle cose, la continuità dell’immagine nel tempo e nella storia, che il maestro ricercava nella pittura.

Leonardo infatti, concepisce la vita come una continua trasformazione, che rende la pittura con la tecnica dello “sfumato” e con la prospettiva “aerea” cos’è lo sfumato leonardesco?

Il contrario del “chiaroscuro”, con il quale si tende a creare l’esatta definizione delle cose, dei volumi, nel contrasto dei toni chiari con quelli scuri. Con lo “sfumato” Leonardo realizza passaggi lenti, velati e morbidi dei colori, dalle gradazioni più chiare a quelle più scure, delineando appena i contorni e creando una lenta evoluzione delle tinte.

Così nei suoi quadri, cose e personaggi sono mescolati ed amalgamati in una nebbia sottile che rende tutto instabile e pieno di interna vitalità.

Dato che Leonardo era anche un geologo, studioso delle rocce, indagatore degli strati profondi della terra, preferì il paesaggio roccioso come sfondo dei suoi dipinti, perché egli riteneva che solo nelle rocce si conosceva la continuità tra storia e natura: in esse infatti, si possono trovare le tracce visibili della trasformazione della terra, del passaggio del tempo.

Il paesaggio leonardesco è nebbioso, fatto di rocce frastagliate che s’innalzano dalle acque.

Non è irreale, ricalca invece, il paesaggio padano, dei dintorni di Milano, che Leonardo analizzò lungamente pe i suoi studi di canalizzazione dell’Adda.

Quando disegnava paesaggi naturali, corsi d’acqua, rive e monti, Leonardo annotava tutto, servendosi di una tecnica particolare: non una linea continua delineava le cose, ma una serie di tratteggi che poi formavano il disegno vivo e dinamico dell’insieme (pensiamo ai disegni della valle dell’Arno, ad esempio)

continua…

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