“Le Rose di Versailles”…Lady Oscar

263617

Una rosa è una rosa, che sia bianca o rossa. Una rosa non sarà mai un lillà”, si sentiva dire l’eroina del cartone animato (Lady Oscar).

Dopo mesi di attesa, il grande giorno è arrivato. “Le Rose di Versailles “è da ieri sulla piattaforma Netflix,e rappresenta un capolavoro senza tempo. Sono passati 45 anni da quando fu trasmesso per la prima volta su Italia Uno alle 19.40 di sera e noi ragazze tornavamo a casa di corsa per poterlo vedere.

Il film trascende la semplice narrazione storica per abbracciare temi universali come l’identità, il potere e il sacrificio. Il cartone non si limita a raccontare la Francia pre rivoluzionaria ma trasforma il grande tumulto sociale in un quadro umano di emozioni.

Le rose di Versailles racconta l’intera vita di Maria Antonietta alla corte francese, da quando viene promessa in sposa, fino alla sua morte. Ma è la figura di Oscar Francois de Jarjayes al centro di quest’opera. Cresciuta in un contesto dove le regole di genere erano rigidamente definite, Oscar incarna la lotta interiore e esteriore di una donna costretta a indossare le vesti del potere maschile.

Il suo percorso, fatto di coraggio e contraddizioni, diventa il simbolo della sfida a un sistema ingiusto e della ricerca di una verità personale che, pur immersa nei doveri di corte, risuona con la forza ribelle della rivoluzione.

La vita di Oscar, un comandante della guarda reale è molto singolare.

È infatti una ragazza cresciuta dal padre come maschio, al fine di diventare successore nel ruolo di protettore della famiglia reale.

Oscar però non nasce come la protagonista del film, ma ne prende il ruolo con il proseguire della storia, perchè molto apprezzata dal pubblico.
Il suo personaggio è unico e permette un punto di vista altrettanto unico sulla cultura francese dell’epoca. Donna, quindi considerata inferiore, ma educata come un uomo, si trova spesso ad osservare dall’esterno i comportamenti della nobiltà. In genere, da adolescente si divertiva molto nei panni di soldato.

Tutte le nobildonne a corte erano innamorate di lei nonostante sapessero che fosse una donna. Mi ha fatto pensare molto come questo ribalti l’ordine delle cose: siamo in Francia a fine 1700, ma le donne non si fanno problemi a esplicitare la loro infatuazione per un’altra donna.
Ma da non tralasciare è Maria Antonietta. Lei rappresenta la solitudine e l’insicurezza.

Strappata a 14 anni alla famiglia per sposare un ragazzo mai visto, si trova molto giovane e senza guida a regnare sulla Francia. Inutile dire che non andò molto bene, sappiamo tutti com’è finita.

Maria Antonietta non capisce la responsabilità che ha sul popolo, non capisce perché tutti la odino così tanto e non fa altro che chiedersi perché nessuno provi a comprenderla.

Sarà ormai troppo tardi quando si renderà conto delle conseguenze delle sue azioni.
Le Rose di Versailles, è un trionfo di eleganza e precisione artistica. Le scene, ricche di dettagli e animate da un uso sapiente della luce, trasportano lo spettatore in un mondo in cui il fasto della corte si mescola con la crudezza della vita quotidiana francese.

Ogni scena è un piccolo capolavoro, capace di dare subito emozioni profonde e di condurre il pubblico in un viaggio attraverso scenari che oscillano tra lo splendore regale e la realtà delle rivolte popolari.

Il conflitto tra l’antico regime e l’onda rivoluzionaria diviene lo specchio di tensioni dove il sacrificio individuale si intreccia con il destino collettivo. Si riesce così a creare una narrazione che, pur essendo ambientata in un’epoca lontana, offre spunti di riflessione sulla lotta per l’emancipazione e l’affermazione dei diritti civili, rendendo il racconto vibrante e moderno.
In definitiva, Le Rose di Versailles è molto più che un semplice racconto storico: è un inno alla resilienza, alla libertà e alla forza di una donna che, contro ogni aspettativa, diventa simbolo di una rivoluzione interiore ed esteriore.

Angela Amendola

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here