La truffa dei parenti

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C’era una volta una famiglia, e sullo sfondo una bambina che guardandosi intorno associava quelle persone, che la riempivano con la loro presenza di calore, ad un luogo incontaminato, un mare azzurro e infinito dove tuffarsi senza correre il rischio di annegare, un’immagine dai colori caldi in cui ogni persona aveva un ruolo ben preciso, dai genitori ai nonni, fratelli, sorelle, zii e cugini, anch’essi visti ingenuamente come secondi fratelli.

Ma la magia lentamente perde la sua forza, la bambina diventa adolescente, quell’immagine pura e colorata diventa meno nitida, e quelle stesse persone, riunite tutte insieme durante le feste natalizie, assumono contorni diversi, più confusi, urlano, si rinfacciano cose, si agitano, c’è anche qualcuno che si gode lo spettacolo, convinto di essere meno colpevole degli altri sol perchè non partecipa attivamente alla discussione di turno.

La metodologia è sempre identica, saluti, chiacchierata, discussione e scontro verbale, di fronte allo sguardo sgomento e annoiato dei ragazzi che, inconsapevolmente, covano dentro di loro una naturale allergia al concetto di famiglia, vissuta come riunione di persone che dovrebbero volersi bene, tutelarsi, ma, essendo vittime di rivalità, invidie e conflitti interiori non risolti, sfogano le loro insoddisfazioni personali in occasione del santo natale.

Banchetto dopo banchetto l’adolescente diventa adulto e matura giocoforza la convinzione che la famiglia in fondo è un grande bluff, simile, come format istituzionale, ad un grande fratello, dove ognuno recita una parte: personalmente quella che preferisco, per le indubbie abilità recitative, è l’ “ambiguo” (declinato anche al femminile), parente in apparenza garbato e gentile nei modi, sempre disponibile per collaborazioni saltuarie e occasionali che, dietro le quinte, pontifica e giudica l’operato degli altri familiari meno presenti.

In sintesi quella persona che, plagiando il credulone di turno, svolge un ruolo attivo nel disunire la famiglia.

Questo teatrino, che nelle performance migliori può assumere i tratti dello psicodramma, a differenza del grande fratello non prevede alcun montepremi o il trono nel salotto di Uomini e Donne, qui non esiste alcun vincitore, ma solo il grande vuoto di quella bambina diventata adulta, rimasta sempre se stessa, senza maschera (e per questo colpevolizzata) e di chi, come lei, ha creduto che quel luogo fosse veramente una distesa azzurra, sinonimo di pace, sincerità e buoni sentimenti.

Si sgretola una scala di valori, l’architrave con cui si è cresciuti e quando questo si verifica in una fase “matura” della vita, ci si ritrova sotto una tempesta, molto difficile da attraversare.

Paradossalmente chi ha conosciuto la solitudine nell’infanzia, non dando per scontato alcuna forma di affetto, è più corazzato a vivere la realtà, tecnicamente ha affrontato (o avrebbe dovuto affrontare) un percorso di ricostruzione che lo porta ad essere pronto a mettersi in gioco.

Diverso è il caso di chi ha vissuto nella convinzione che il suo contesto familiare fosse diverso, non ha conosciuto solitudine nell’infanzia ma gli è stata imposta dopo, ad un certo punto qualcuno si è stancato o ha trovato dei sostituti di comodo e ha deciso per tutti che la bolla familiare doveva scoppiare, e così si è diventati quasi estranei.

Dovendo trovare un capro espiatorio si colpevolizza i genitori, rei di aver costruito quella finta bolla e di non aver preparato alla realtà della vita.

Ma la vita è anche questa, è fatta di cambiamenti, e bisogna attraversarli.

Lo scrittore giapponese Murakami nel romanzo “Kafka sulla spiaggia” li paragona a forti tempeste di sabbia, che una volta superate ti cambiano da dentro.

Il rischio che si corre è di entrare nel mondo dei cinici, coltivando l’arte dell’indifferenza. Ma in fondo in qualche modo bisogna pur difendersi!

«E quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo.

Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero.

Ma su un punto non c’è dubbio.

Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato».

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