È per puro caso o perché fosse già stabilito dal destino che pochi giorni fa mi sono ritrovata nei luoghi dove andavo da piccola all’asilo, precisamente in un asilo gestito dalle suore.
Un luogo del cuore diranno tutti ed è proprio così.
Nel rivedere quel posto, ora divenuto eco di un tempo passato, mi sono ritrovata a camminare, cercando le tracce di una bambina che era tanto felice. Quei piccoli angoli, che un tempo furono teatro di meraviglia, ora sembrano custodire il sussurro di risate lontane e di un’epoca in cui ogni gioco era un mondo da esplorare.
La struttura, con i suoi colori sbiaditi, muri scrostati, rappresentano un vecchio mondo,un “piccolo mondo antico “, quello che non esiste più e le stanze ancora cariche di storie, diventano per me un ponte verso quel passato. Continuando ad avanzare nel cortile dove un tempo c’erano i giochi e le giostrine dove giocavamo noi bambini, ecco che ogni piccolo dettaglio risvegliava in me l’eco di un tempo dove tutto era pura magia.
Le pareti, sono testimoni silenziose di innumerevoli giochi e segreti. Ogni angolo, ogni finestra e ogni mattonella raccontava di giorni vissuti con spensieratezza.
In quell’atmosfera sospesa, ritrovavo la capacità di ascoltare non solo ciò che il cortile dell’asilo aveva da raccontarmi ma ritrovavo la voce interiore di quella bambina che ero stata.
Mentre osservavo la danza tra luce e ombra di sera in quel cortile durante i festeggiamenti e ascoltando la musica suonata dal vivo, percepivo un invito a non dimenticare la forza che mi aveva guidato nella vita.
Nel camminare lungo quei corridoi e in quelle stanze, la “me “ormai adulta si trovava a ricomporre, come pezzi di un mosaico, i ricordi. Ricordo le suore : suor Rosa,Suor Francesca, suor Franceschina, suor Giuliana .
Nel momento in cui chiudevo gli occhi, mi rivedevo sull’altalena con le mie cugine, e poi ancora avvertivo il profumo del cibo, non ho più sentito quei profumi, del minestrone o della pasta coi fagioli.
Era un odore particolare.
La mia nostalgia di quei momenti si mescolava alla gratitudine: ero grata per aver vissuto quell’infanzia così autentica, per la semplicità delle emozioni vissute intensamente, eppure, in quell’incontro con il passato, c’è la consapevolezza che il tempo ha trasformato quei giochi in fondamenta preziose per affrontare il mio presente.
Ciascun ricordo, ogni eco di una risata, diventa in questo modo testimonianza di una crescita profonda.
E il ritorno in quei luoghi, in questo contrasto fra l’epoca della spensieratezza e quella dell’esperienza adulta, l’incontro con l’asilo diventa una dolce meditazione sul valore dei momenti vissuti, un invito a custodire sempre quella luce interiore che, pur maturando, non ha mai smesso di brillare.
Alla fine di quella passeggiata nel ricordo, la visita non si concludeva con un addio, ma con un invito a continuare a portare dentro di me quella scintilla di autenticità e meraviglia.
L’asilo non era più soltanto un edificio ormai vecchio, ma un custode dei sogni, un promemoria indelebile di chi ero stata e di chi, ancora oggi, continuo a essere.
Riscoprire quei luoghi significava ritrovare la parte più vera di me, di quella bambina interiore che, nonostante il fluire inesorabile degli anni, non ha mai smesso di illuminare il suo cammino.
Angela Amendola







