Fiorenzo e la luna

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Fiorenzo e la luna

C’ era una volta…ma che inizio banale miei piccoli lettori.
Togliamo c’ era, resta solo una volta, proprio cosi! Ora va decisamente meglio!

Una volta in un tempo lontano, viveva un piccolo principe di nome Fiorenzo Astroubaldo,
Fiorenzo era più piccolo di una noce, aveva le guancette rosse, dei grandi occhioni azzurri, un
sorriso smagliante, ed una camminata baldanzosa.

Le sue guancette rosse si accendevano di un rosso più vivo quando qualcuno nel suo regno a
lui rivolgeva una domanda, per esempio:” Principe Fiorenzo come sta oggi? Vedo che si è
alzato molto presto?”.
Fiorenzo, al paggio che poneva tale domanda non rispondeva, il suo viso diveniva un
pomodoro, serrava le labbra, stringeva le spallucce, i suoi piedi iniziavano a correre e non
riusciva a proferire parola alcuna.

Nel regno si vociferava non avesse mai parlato, o almeno la sua voce non era conosciuta
poiché mai udita.
Sebbene Fiorenzo non aveva favella con gli altri per via della sua enorme timidezza, con sé
stesso ne aveva ben molta di notte con la sua speciale amica.

Ogni notte camminava sino al bosco e mirando alla luna, faceva dei lunghi monologhi. Alla
luna raccontava le sue giornate, alla luna raccontava sogni e desideri, alla luna raccontava
paure e incubi, e dopo lunghi monologhi, rientrava nel regno, per addormentarsi felice e
sereno.

La sua luna era una grande amica silenziosa, rispettosa, accogliente e benevola, aveva
riempito la sua stanza di dipinti di cielo, astri e stelle.
Di certo i suoi genitori non erano ben contenti di ciò, capire cosa frullasse nella testolina di
Fiorenzo era complicato e arduo, e qualora loro si spazientivano, il suo mutismo diveniva
serrato e impenetrabile Ancor di più.

In una delle tante sere, quando nel cielo la luna era piena Fiorenzo si sfogo’ :” Oh mia cara
luna, Mamma e Papà sono veramente scorbutici, oggi mi hanno chiesto la stessa domanda
sedici volte, non capiscono proprio cosa voglio dirgli!” continuando :” io, luna, non riesco
proprio a parlare, mi sale una tremarella tremenda, non riesco, proprio non riesco, e mi
arrabbio, si luna, sono arrabbiato con me stesso”. “ Forse il cielo mi ha fatto tutto storto,
perché sembro senza voce e senza lingua, e senza forza!” .

“ Mannaggia a me, Mannaggia!!!!.
La luna d’ un tratto si fece sempre più grande, ad ogni frase di Fiorenzo, il corpo celeste
diventava più gonfio e luminoso, ed ecco spuntare due occhi, un naso e una bocca.
Nel silenzio di una notte muta, rotta solo dalle parole di Fiorenzo, la luna iniziò a parlare:” non
ti crucciare Fiorenzo, ho io la soluzione “.

La voce della luna era una voce di donna, chiara e limpida , con dei suoni netti e ben distinti,
grave non acuta, non forte moderata.
Fiorenzo, non credeva alle sue orecchie, cerco’ di sturarle con le dita, di guardarsi attorno, e in
preda ad una profonda fifarella, scappò come una saetta nel suo regno, senza voltarsi
indietro.

Chiuse la porta della sua stanza e si rintanò nel letto, supino su un fianco come un neonato
che cerca conforto, tremando ancora di paura.
“Non è possibile” pensava e gli venne da piangere addormentandosi tra i suoi stessi
singhiozzi.
Il giorno dopo, era un martedì, un martedì come tanti, in realtà no, o forse si, o forse boh.
Nel regno era attesa la famiglia Deniense, vecchi amici dei genitori di Fiorenzo con una figlia
della sua stessa età Euridice Deniense.
Un’ atmosfera febbrile travolgeva, paggi, camerieri e cameriere, maggiordomo, cavalieri di
corte, cuochi e contadini, bisognava non sfigurare ed accogliere gli ospiti nel migliore dei
modi.

Arrivati nel pomeriggio, la famiglia Deniense venne accolta con un caloroso abbraccio,
Euridice stava in disparte, non si fece neanche abbracciare, cacciò un urlo, e scappo’ in una
camera del piano terra del castello.
La madre Federice Deniense si rivolse al consorte e disse: “ sempre la solita tua figlia!”

Tra le due era chiaro non scorresse buon sangue, Euridice detestava il contatto fisico quanto
Fiorenzo le parole.
Mentre i grandi nella sala da pranzo chiacchieravano del più e del meno e dei convenevoli
noiosi degli adulti, Fiorenzo e Euridice si guardavano attentamente, come gli alunni seguono
gli insegnanti , si guardavano e si studiavano, due creature strane allo specchio.

“ Che imbarazzo, che follia, questi ragazzi” dicevano i grandi, continuando: “ uno non parla,
un’ altra non vuole neanche essere sfiorata”, “ dove abbiamo sbagliato “ dicevano i grandi.
Fiorenzo, ricordando la voce della luna, con un movimento repentino e inaspettato si avvicinò
a Euridice, senza sfiorarla, vicino a un palmo ma Senza toccarla, Euridice d’ altro canto iniziò
a parlare non domandare, a raccontare chi era, da dove venisse, i giochi che amava e gli animali preferiti.

Euridice parlava a Fiorenzo come Fiorenzo parlava alla luna, non chiedendo ma raccontando
con tono pacato, calmo e sommesso, Fiorenzo stava accanto a Euridice Senza invadere il suo
spazio, accompagnandola non invadendola, facendola sentire estremamente a suo agio, un
paggio di passaggio giurò addirittura di aver visto uno sfiorarsi di mani.

Fiorenzo allora rispose… mentre Euridice parlava, disse :” a me piace la luna!” il rossore in
volto era scomparso ed i suoi muscoli apparivano rilassati e soprattutto non scappava da
nessuna parte, stava lì accanto Euridice.
Euridice invece, mise la mano dentro quella di Fiorenzo, per la prima volta si fece sfiorare,
senza urlare Senza scappare.
Intanto i genitori si erano loro avvicinati in silenzio ed avevano visto tutta la scena, felici senza
alcun suono rientrarono in sala da pranzo, guardandosi negli occhi ed ammettendo di avere
sbagliato.

Fiorenzo ed Euridice non erano né strani né sbagliati né fuori posto né errori, avevano bisogno
del giusto canale di comunicazione, che calma gentilezza empatia e cortesia avevano invece
offerto.
Passarono un bellissimo pomeriggio ed una serata di abbracci, divertimento e serenità .
Euridice parlava e rideva e ballava, Fiorenzo Cantava, abbracciava, giocava, correva.
Il regno era musica, il regno era in armonia.

A notte fonda, di un martedì magico, Fiorenzo si recò dalla sua amica luna :” allora sei proprio
magica”, “ dimmi la verità, sei stata tu?”. La luna non rispose, non diventò grande e ne più
luminosa ma fredda alta e serafica.
Un po’ deluso convinto di aver sognato la voce della luna s’incamminò nel bosco, mentre
camminava… nella notte… tra lucciole, lanterne e grilli ecco una voce: “ si Fiorenzo sono
magica, a me gli uomini confidano paure, sogni e debolezze, i loro amori, ed io per loro ci sono
sempre, ci sarò per gli artisti, per i romantici, i timidi, i sognatori, i poeti, gli uomini e donne di
pace, per i marinai, per i contadini, per i bambini ed anche per te, ricorda Fiorenzo sei molto
più di ciò che sembri, tu sei!”.

Fiorenzo sorrise, era contento, la sua amica della notte l’ aveva ascoltato e rientrò a dormire
sereno con tanta forza d’animo e tanta gioia nel cuore.

Simona Bagnato

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Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

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