8 Maggio 2025: è fumata bianca!

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Alla terza riunione i cardinali eleggono il nuovo Papa.

Breve storia del Conclave…

Per la cristianità cattolica, il Conclave rappresenta un momento di massima attenzione e preghiera, poiché il suo svolgimento e compimento, ossia l’elezione del Successore di Pietro, segnano l’inizio di un nuovo quadrante della storia della Chiesa e del Mondo.

Sostanzialmente, con il termine Conclave [dal latino “sottochiave”] si indica l’assemblea del collegio cardinalizio riunitasi, dopo la morte o la rinuncia di un Pontefice, per eleggerne il successore, così che la “Barca di Pietro”, la Madre Chiesa, abbia un nuovo nocchiero, mentre è pellegrina nel “mare della vita”.

Nei primi secoli del cristianesimo, all’elezione del nuovo Vescovo di Roma, partecipava tutta l’assemblea dei fedeli, nella quale veniva scelto il nuovo Papa.

Gli immediati successori dell’Apostolo Pietro, che morì martire ai piedi del colle Vaticano, furono suoi collaboratori: Lino, Cleto e Clemente, citati anche in alcune lettere paoline.

La successione apostolica, sebbene fosse determinata secondo le disposizioni della Chiesa stessa, aveva un unico fondamento: la preghiera allo Spirito Santo. Celebre è il passo degli Atti degli Apostoli, in cui il collegio degli Undici scelse il successore di Giuda Iscariota, tra quelli che furono testimoni delle parole e delle opere di Cristo, attraverso la “sorte”, dopo aver pregato: “Signore, Tu che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato (…)” [Atti 1,24-25].

Così facendo, non furono gli uomini a scegliere, ma Dio stesso. Sebbene leggendario ma non verosimile, si racconta che papa Fabiano, nel III secolo, fosse stato eletto poiché una colomba vi si posò sul capo durante l’assemblea.

L’influenza esterna portò a non poche difficoltà nella scelta dei nuovi papi, motivo per cui Niccolò II, con la bolla In nomine Domini, nel 1059, designò i soli cardinali vescovi come elettori, mentre Alessandro III, più di cento anni dopo, estese tale diritto a tutti i cardinali e stabilì il quorum, tutt’ora vigente, che un’elezione, per essere canonicamente valida, doveva raggiungere i due terzi dei voti.

Alla fine del XII secolo, il collegio cardinalizio cominciò a “ritirarsi” separatamente per l’elezione, fino al celeberrimo “caso di Viterbo”, che diede origine al termine così come noi oggi lo usiamo. Dopo la morte di Clemente IV, i cardinali, 19 in tutto, si riunirono a Viterbo per la nuova elezione, la quale si rivelò essere più complicata del previsto, portando ad una sede vacante di circa mille giorni.

Esausti per questa lunga attesa [pensando anche a noi medesimi, ieri sera già spazientiti per il ritardo della fumata], i Viterbesi segregarono i cardinali nel palazzo papale [clausi cum clave], per poi smontarne parte del tetto, esponendo i cardinali alle intemperie, e razionando loro il cibo, per velocizzare il più possibile l’elezione.

Memore di questa tragica esperienza, Gregorio X, nel 1274, promulgò la Ubi Periculum, in cui vennero per la prima volta stabilite norme rigide e severe per l’elezione del pontefice.

Si arriva così al secolo scorso, in cui le sorti del conclave sono destinate a cambiare con lo svolgimento del Concilio Vaticano II. Paolo VI, succeduto a Giovanni XXIII, portò innanzitutto a 120 il numero dei cardinali elettori, dando in tal modo alla Chiesa un’autentica immagine “universale”. Inoltre, con la lettera apostolica “Ingravescentem Aetatem”, persero diritto di voto tutti i cardinali ultraottantenni.

Venne inoltre abbandonato anche il precedente cerimoniale della “Incoronazione”.

A regolare il Conclave di oggi, così come avvenuto nei due precedenti, è la “Universi Dominici Gregis”, pubblicata da Giovanni Paolo II, e successivamente rivista da Benedetto XVI, sempre sul solco delle norme dettate da Paolo VI: I cardinali elettori vengono ospitati nella Casa Santa Marta, un luogo molto più confortevole rispetto alle precedenti sistemazioni; si tengono due votazioni alla mattina e due al pomeriggio, al termine delle quali [se non c’è elezione] si ha la fumata.

Benedetto XVI ha invece eliminato qualsiasi altra forma di elezione, stabilendo che quest’ultima, per essere canonicamente valida, deve essere sempre il risultato dei due terzi dei voti, decretando inoltre che, dopo il 34esimo scrutinio, si votino solo i due candidati che nella precedente votazione hanno ottenuto più voti.

Ma, al di là di qualsiasi norma vigente e della storia stessa delle procedure per l’elezione del Pontefice, è sottilmente presente nelle pagine evangeliche il primo vero “conclave”: sette apostoli, tra cui Pietro e Giovanni, sono alle rive del mare di Tiberiade, e decidono di andare a pescare, senza prendere nulla per tutta la notte.

A riva li attende improvvisamente il Risorto, al sorgere del sole, accanto ad una brace accesa, che li invita a gettare le reti alla destra della barca, reti che si riempiono di pesci. Giovanni riconosce il Signore e Pietro si getta persino in acqua per raggiungerlo.

E lì, domandandogli amore, Egli lo conferma pastore del Suo gregge, annunciandogli il martirio con un decisivo “Seguimi”, mentre, così dolcemente immagino, una fumata bianca saliva da quella brace accesa: Habemus Papam!

Vincenzo Scaramuzzino

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