“a tu per tu con…” ? Sì, ma al contrario…

262023

Un Viaggio tra Poesia e Impegno politico

Dopo la mia recente visita a Montelepre, dove ho intervistato per il mio format “a tu per tu con…” Giovanni Castronovo, qualche sera fa mi sono reincontrato con Giovanni nel salotto dell’Hotel Centrale di Alcamo, dove la sera del 25 novembre 2017 presentai la mia silloge di pensieri “Inchiostro d’anima“, per rivangare alcuni ricordi.

Ed eccomi da intervistatore a intervistato in una sorta di “a tu per tu al contrario”.

Scherzi del destino?

Chissà… a voi, cari lettori, l’ardua sentenza!

Giovanni Castronovo: Buongiorno, cari  lettori di ScrepMagazine…Oggi ho il piacere di fungere da anfitrione e ospitare Vincenzo Fiore in questo “a tu per tu… al contrario”.

Vincenzo Fiore: Buongiorno Giovanni, è un vero piacere essere qui con te, e virtualmente con i nostri “pochi” lettori, in un luogo che mi è particolarmente caro…

Castronovo – Il 25 novembre 2017 è una data importante per te per aver presentato in prima visione assoluta il tuo libro “Inchiostro d’anima”. Quali emozioni provasti in quella serata?

Fiore – Molteplici emozioni, un vero e proprio mix di felicità e commozione. Vedere tanti amici riuniti, sino ad allora solo virtuali, per conoscere la mia silloge, mi provocò forti emozioni… emozioni  che da quel momento incominciarono a far parte della mia intimità. Ho, a proposito, ancora molto vivo l’abbraccio con la stretta di mani, ricca di affetto e ricordi condivisi, con  la senatrice Enza Bono Parrino, già Ministro dei Beni Culturali, che non vedevo da tantissimo tempo.

Castronovo – La tua poesia è profondamente ispirata a correnti romantiche, con influenze leopardiane e dannunziane. Puoi parlarci di questo legame e di come si riflette nelle tue opere?

Fiore – Certamente! La poesia romantica ha sempre esercitato su di me un fascino particolare. Leopardi, con la sua visione dell’infinito e del dolore, D’Annunzio, con il suo amore per la bellezza e l’estetica, sono figure che hanno plasmato la mia sensibilità poetica. Nei miei pensieri cerco di esprimere le emozioni più profonde dell’anima, quelle che si intrecciano con la bellezza della vita quotidiana.

Castronovo – Chi partecipò alla tua presentazione descrisse i tuoi pensieri come “la voce dell’anima delicata presente in ogni cosa”. Cosa pensi di questa definizione?

Fiore – La poesia, per me, è un modo per esplorare e dare voce a quelle emozioni che spesso rimangono inespresse. Ogni parola, ogni verso è un tentativo di catturare la bellezza e la fragilità della vita. È un dialogo continuo con il mondo che ci circonda.

Castronovo – Altri hanno evidenziato il “filo conduttore” che attraversa le tue opere… dall’amore, al ricordo, al sogno. Come nascono queste tematiche nei tuoi scritti?

Fiore – Questi temi sono parte integrante della mia esistenza e delle esperienze che ho vissuto. Ogni pensiero nasce da un momento di introspezione, da un’emozione che mi tocca profondamente. Scrivere è per me un modo di elaborare sentimenti complessi e dar loro forma attraverso le parole.

Castronovo – Affermasti in una tua dichiarazione che la poesia è “il sognare nell’oceano del tempo”. Cosa intendi con questa tua riflessione?

Fiore – La poesia è un viaggio, una immersione nelle profondità dell’anima e del tempo. È un modo per esplorare il passato, il presente e il futuro, scoprendo connessioni e significati che altrimenti potrebbero sfuggirci.

In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, la poesia diventa una luce che ci guida verso una maggiore consapevolezza di noi stessi e del mondo.

Castronovo – Il tuo impegno politico. Come riesci a unire la tua passione per la scrittura con il tuo impegno politico?

Fiore – La scrittura e la politica, per me, sono facce della stessa medaglia. Entrambe mirano a esprimere e dare voce a ciò che ci circonda, a mettere in luce le ingiustizie e a celebrare i valori umani. Nel mio impegno politico ho sempre portato avanti battaglie per la giustizia sociale, l’uguaglianza e la difesa dei diritti. Credo fermamente che la cultura e per essa la prosa e la poesia possano essere un potente strumento di cambiamento sociale.

Castronovo – Ricordo che Enza Bono Parrino come ministro ha lottato per cause importanti, come l’inclusione sociale e la tutela dei diritti dei più vulnerabili. Qual è stata la tua impressione del suo operato?

Fiore – Enza ha sempre dimostrato una grande dedizione e passione per le cause sociali. Le sue battaglie hanno avuto un impatto significativo, e il suo approccio umano e empatico ha toccato molte vite. È stata una fonte di ispirazione per tanti giovani che desiderano impegnarsi in politica. Il suo esempio ci ricorda che ogni piccolo passo verso la giustizia conta.

Castronovo – Quali sono, a tuo avviso, le sfide più grandi che la politica deve affrontare oggi e come pensi che la poesia possa contribuire ad affrontarle?

Fiore – Le sfide sono molte: la crisi climatica, le disuguaglianze sociali e le tensioni geopolitiche sono solo alcune delle questioni che richiedono attenzione. La poesia può aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica, a creare empatia e a stimolare il dibattito. Attraverso i versi, possiamo comunicare emozioni e visioni che possono ispirare azioni concrete. La poesia ha il potere di unire le persone attorno a ideali comuni e di motivarle a lottare per un futuro migliore.

Castronovo – Vincenzo, prima di concludere, vorrei approfondire un tuo “pensiero” in particolare che sembra racchiudere molte delle tematiche che hai trattato oggi: “Quel silenzio”.

Puoi raccontarci cosa ti ha ispirato a scrivere questi versi?

Quel silenzio

E decise di tacere.

Di quel silenzio

che rompeva le ossa,

di quel silenzio

che increspava il mare,

di quel silenzio

che faceva rumore

e taceva.

Era rabbia,

dolore e consapevolezza

di una società lontana

dalla sua essenza,

dalla sua anima,

dal suo cuore.

E taceva.

Un nascondersi al mondo,

Un vivere in sé stessa,

quasi un raggomitolarsi

per poi ridistendersi

e riprendersi quello che

qualcuno le voleva togliere.

Il suo essere sé stessa.

Il suo essere amore.

Il suo essere vera.

(tratta dal libro “Inchiostro d’anima”)

Fiore – Quel silenzio” è una poesia che nasce da un momento di profonda riflessione. Il silenzio rappresenta non solo l’assenza di suono, ma anche una condizione di vulnerabilità e introspezione. Volevo mettere in evidenza come il silenzio possa essere carico di significato, di emozioni trattenute, di un dolore che si fa strada in assenza di parole. Il silenzio parla, comunica la rabbia e la consapevolezza di una società che spesso sembra distaccata dalla propria anima e viva il quotidiano fregandosene della realtà amara che la circonda.

Castronovo – La ripetizione della parola “silenzio” e le immagini forti che utilizzi, come “rompeva le ossa” e “increspava il mare”, creano un impatto emotivo notevole. Quando scrivi come scegli le immagini per esprimere le tue emozioni?

Fiore –  Le immagini sono fondamentali nel mio scrivere. Cerco sempre di trovare simboli che possano veicolare emozioni forti e universali. L’idea di un silenzio che “rompe” o “increspa” è un modo per esprimere quanto certe esperienze possano essere distruttive, ma anche rivelatrici. Utilizzare metafore e simboli aiuta a creare un legame più profondo con il lettore, permettendo a ciascuno di interpretare il testo attraverso la propria lente.

Castronovo – La poesia si conclude con una forte affermazione di identità e autenticità: “Il suo essere sé stessa. Il suo essere amore. Il suo essere vera”. Quanto è importante per te il concetto di autenticità nella scrittura e nella vita?

Fiore – L’autenticità è essenziale, sia nella scrittura che nella vita. Credo che ogni persona debba avere il coraggio di essere se stessa, di esprimere la propria verità senza paura di giudizi esterni. Nella poesia, questo si traduce in un’espressione sincera delle emozioni e delle esperienze. Solo così si può entrare in connessione con gli altri e contribuire a una società più autentica e empatica.

Castronovo – In “Quel silenzio” emerge anche un tema di resilienza, di riprendersi ciò che è stato perso o minacciato. Come vedi il ruolo della resilienza nella tua vita e nel tuo scrivere?

Fiore – La resilienza è un tema ricorrente nella mia scrittura. Ho sempre creduto che, nonostante le difficoltà e le ingiustizie, ci sia sempre la possibilità di rialzarsi e ricostruire. La poesia stessa è un atto di resilienza: attraverso le parole, possiamo affrontare le nostre paure, i nostri dolori e trovare la forza di andare avanti. “Quel silenzio” esprime proprio questa idea: non è solo un momento di introspezione, ma anche un invito a ritrovare la propria voce e il proprio posto nel mondo.

Castronovo – Hai un messaggio per i lettori che si sentono persi nel silenzio della vita?

Fiore – Il mio messaggio è di ascoltare quel silenzio, di non temerlo, di abbracciarlo come un momento di riflessione e di crescita. Spesso, nei momenti di silenzio, possiamo trovare risposte e scoprire ciò che non conoscevamo di noi. La poesia può essere una guida in questo viaggio interiore. Non smettiamo mai di cercare la nostra voce più intima e di esprimere chi siamo veramente.

Castronovo – Grazie, Vincenzo, per queste preziose riflessioni. È sempre un piacere dialogare con te e scoprire la profondità del tuo essere.

Fiore – Grazie a te, caro Giovanni, per questo “a tu per tu… al contrario”!

 Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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