“a tu per tu con…” Maria Felicetti

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“Vita in consegna” di Maria Felicetti

Maria Felicetti, nata a Taranto nel 1981, vive a Buccinasco in provincia di Milano e studia violino.

A Taranto ha svolto il ruolo di educatrice presso la Scuola dell’Infanzia “Re Leone” e  ha praticato tirocinio redazionale scrivendo articoli di cronaca locale per il “Corriere del Giorno” all’interno del Corso di Laurea di Scienze della Comunicazione.

Nel 2013 frequenta a Martina Franca un corso di scrittura creativa di I livello organizzato dall’Associazione “Fucine letterarie” dove si fa travolgere dalla scrittura in versi.

Trasferitasi per motivi di studio nel milanese, si iscrive al master biennale di alta formazione Il Piacere della Scrittura organizzato dall’Università Cattolica di Milano e frequenta i laboratori di poesia guidati dal poeta Pietro Federico e da Paolo Gambi, fondatore di Rinascimento Poetico.

Scrittrice di racconti, fiabe, filastrocche e poesie edite su riviste e antologie, partecipa a vari concorsi letterari e ottiene per la sezione “poesia” nel 2021 il secondo premio al concorso Voci Città di Roma, il primo premio al concorso La Tempesta in mare, organizzato dalla Fondazione il Pellicano, il terzo premio al concorso Cologna Spiaggia, nel 2022 il terzo premio al concorso Una cartolina di Matera, nel 2023 il primo premio al concorso Voci Città di Roma e al concorso Benabe-cuore a cuore, nel 2024 il secondo premio al concorso L’Alloro di Dante, il primo premio al concorso Versi d’oro al Crocifisso.

Per la sezione “narrativa” nel 2015 ottiene il premio speciale La Luna e il Drago al concorso Energia per la vita organizzato dal Lions Club Rho, nel 2021 il primo premio al concorso Città di Sassari, nel 2023 il secondo premio al concorso Carrieri.

Delle sue opere pubblicate mi piace citare le antologie di poesia Tracce e Colori, Favolando, Antologia di fiabe, Le Filastrocche dell’Arcobaleno, Di sogni è la danza del cielo.

Oggi, sulle ali delle onde di un cellulare, incontro Maria Felicetti dopo aver letto la sua ultima e meravigliosa silloge poetica “Vita in consegna” e aver apprezzato il suo stile che scrive quello che sente e trasmette le sue intuizioni con l’armonia delle parole incastonata in un divino gioco di metrica per far giungere il proprio messaggio d’amore.

Fiore – La tua definizione di poesia o meglio… esiste per te una definizione di poesia?

Felicetti – Non esiste una definizione assoluta ed esaustiva di poesia.

La poesia sfugge a qualunque definizione, perché è il mistero che ci attraversa e in cui siamo immersi. Però una definizione di poesia che mi piace è che la poesia è una lente che permette di scandagliare il cuore, o un’esca nel mare che porta a galla la realtà che siamo e viviamo, pensieri, sensazioni, emozioni, ovvero tutto ciò che siamo, perché la poesia coinvolge totalmente ogni aspetto di noi.

La poesia nasce dall’esigenza di raccontare la poesia della natura, delle cose, e agisce su di noi come un richiamo irresistibile, come segno di un altrove che ci attende oltre le cose stesse.

Fiore – Il bello della tua poesia è la capacità di abbracciare le emozioni e consegnarle alla vita reale attraverso il forte ritmo metrico delle parole. Con la tua poesia si è di fronte al tuo cuore, al tuo puro sentimento. Con la tua poesia si avverte il tuo cuore e tutto il fermento che hai nel tuo intimo. Complimenti…

Felicetti – Grazie, Vincenzo! Coinvolgere e arrivare al cuore del lettore è il desiderio profondo di ogni autore.

Quando un lettore si riconosce o si scopre nei versi di un autore si può dire che l’intento dell’autore sia riuscito. Mi piace dare musicalità e ritmo ai versi.

Il termine “verso” indica contemporaneamente una direzione e una componente sonora, quindi la musicalità è per me fondamentale in un testo poetico.

La lira infatti, da cui è nata la poesia lirica, era lo strumento musicale con cui si accompagnavano i poemi.

Fiore – Quando ti sei accorta di essere attratta dalla poesia?

Felicetti – Ho scoperto la poesia solo di recente, o meglio la poesia ha trovato me, perché è la forza misteriosa da cui siamo raggiunti.

Ho sempre avuto sin dalle scuole medie una grande passione per la scrittura. Imparavamo le poesie a memoria, e l’insegnante di italiano leggendo un mio tema mi incentivò a scrivere alcune novelle.

Tuttavia non mi sentivo seguita e stimolata e così accantonai la scrittura, per riprenderla quasi vent’anni dopo.

Nel 2013 frequentai un corso di scrittura creativa a Taranto col poeta, filosofo e scrittore Michelangelo Zizzi.

Quel laboratorio di scrittura liberò tutta la passione e la creatività che avevo lasciato ammuffire nel dimenticatoio dell’anima. Iniziai a scrivere come un fiume fiabe, racconti, filastrocche e infine avvenne l’incontro con la poesia.

Amo la poesia perché è la forma d’arte più sublime e intima, mette a nudo chi scrive ed è la modalità attraverso cui riesco a dire, comunicare, donarmi nello spazio misurato di una manciata di versi.

Fiore –  Chi o che cosa ti ha influenzato?

Felicetti – Il corso di scrittura creativa è stato per me determinante, ha risvegliato un desiderio, ha messo in moto un processo irreversibile di studio, amore e conoscenza della poesia che continua tuttora.

Fiore – Ricordi la tua prima composizione?

Felicetti – Sì! Più che una poesia era un tentativo di poesia. Al pensiero sorrido, perché era elementare, priva delle conoscenze che ho adesso, eppure in seme era già presente la mia voce.

Fiore – Qual è l’approccio ideale per innamorarsi della poesia?

Felicetti – Per innamorarsi della poesia credo sia importante mantenersi aperti e sensibili alla bellezza che è in noi e che ci circonda, ricettivi come i bambini.

Ma anche inquieti, continuamente alla ricerca, e vulnerabili, cioè disposti a lasciarsi ferire dalle cose, come ripete il mio scrittore preferito Alessandro D’Avenia, a lasciarsi sorprendere dalla realtà.

Fiore – L’amore che pulsa nella tua “Vita in consegna” è la risposta al mondo violento e complicato del quale facciamo parte?

Felicetti – Il mio libro “Vita in consegna” è frutto della mia esperienza, della mia storia, del mio rapporto con la vita, in cui ho incontrato l’amore, il dolore e in cui sono rinata tante volte, e in cui cerco l’autenticità e la gioia. Penso che ognuno porta nel mondo ciò che ha nel cuore. La poesia per me è elevazione, non imbarbarimento, ha quindi un valore etico imprescindibile.

Fiore – Possiamo quindi affermare senza ombra di dubbio che la poesia è un ponte verso la sponda dell’amore e  fare nostro quanto affermato da Papa Francesco nella lettera pubblicata nel libro “Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa” (Crocetti editore), a cura di Davide Brullo, Antonio Spadaro e Nicola Crocetti.

“Cari poeti, so che avete fame di significato, e per questo riflettete anche su come la fede interroga la vita. Questo “significato” non è riducibile a un concetto, no. È un significato totale che prende poesia, simbolo, sentimenti. Il vero significato non è quello del dizionario: quello è il significato della parola, e la parola è uno strumento di tutto quello che è dentro di noi. Ho amato molti poeti e scrittori nella mia vita, tra i quali ricordo soprattutto Dante, Dostoevskij e altri ancora. Devo anche ringraziare i miei studenti del Colegio de la Inmaculada Concepción di Santa Fe, con i quali ho condiviso le mie letture quando ero giovane e insegnavo letteratura. Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, il mio popolo; ma anche ad approfondire il cuore umano, la mia personale vita di fede, e perfino il mio compito pastorale, anche ora in questo ministero. Dunque, la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ti mette in cammino. La poesia è aperta, ti butta da un’altra parte”.

Felicetti – Bellissima questa riflessione del pontefice! La parola poetica è definita come “spina nel cuore”, che pungola alla ricerca, alla contemplazione della bellezza e alla conoscenza della verità.

La poesia non è intimismo solitario, ma apertura alla fratellanza umana. Attraverso la poesia si impara a conoscere se stessi, ma anche a scoprire il patrimonio di idee, di sensibilità, le radici culturali e l’identità di un popolo.

Fiore – Come già detto in precedenza, con la “Vita in consegna” ti sei immersa in emozioni profonde come l’amore. Nello scriverla quanto benessere emotivo e psicologico hai avvertito?

Felicetti – Scrivere è in un certo senso terapeutico, poiché permette di liberare le proprie energie, prendere coscienza di alcuni meccanismi interni, dichiarare senza mezzi termini il proprio pensiero, prendere contatto e allo stesso tempo distanza dal dolore che si è vissuto e rielaborarlo. Non ho provato un particolare benessere anzi, piuttosto la scrittura per me è un’arte impegnativa e faticosa alla ricerca della perfezione, della pulizia e della chiarezza, e l’opera di revisione ha richiesto un lungo tempo.

Fiore – Delle sessantasette poesie della “Vita in consegna” c’è una che riveste un particolare significato per te?

Felicetti – Delle poesie che ho scritto non c’è una poesia in particolare a cui sono legata, ognuna è una figlia, è parte di me e mi racconta. Forse una a cui sono affezionata è proprio la poesia conclusiva dedicata a mia madre, che narra il miracolo del venire al mondo, ma anche il rapporto conflittuale nei distacchi dolorosi dalla figura materna.

Fiore – La tua “Vita in consegna” è una sorgente a cui poter abbeverare la mente ed il cuore quotidianamente perché a mio avviso ogni poesia rappresenta un frammento di amore vissuto e  appartiene a emozioni profonde e reali. Mi sbaglio?

Felicetti – Non so cosa possa suscitare nel lettore la mia opera. Di certo ogni poesia, come detto, scaturisce e attinge al mio vissuto personale, a un connubio di gioie e dolori in cui forse, come dici tu, a prevalere è l’amore.

Fiore – Altro pregio della tua silloge è che la sua scrittura è visiva, coinvolge e mette il lettore di fronte alle situazioni da te descritte…

Felicetti – Proprio di una buona scrittura è interpellare, suscitare domande, coinvolgere, aprire nuovi orizzonti. Spero con la mia raccolta di essere riuscita nell’intento.

Fiore – Lo so, te lo leggo negli occhi… vorresti sapere altro sulla tua silloge. Eccoti accontentata! La metrica delle tue rime è in forte simbiosi con il tuo stato d’animo e il tuo benessere emotivo…

Felicetti – La silloge è interamente scritta secondo i canoni della metrica classica. Ho scelto di avvalermi dell’uso della metrica, sulla scia della grande tradizione letteraria italiana, ma presente anche in alcuni grandi esempi nel Novecento, nonostante la forzatura del modulo delle rime, sia per sperimentarmi, sia perché consente una impareggiabile musicalità e restituisce armonia alla composizione, ma non nego che esista certamente musicalità anche in un verso libero.

Sì, l’armonia dello schema metrico riflette in parte il mio modo d’essere, il mio modo di guardare e sentire il mondo, come un tutto bello e ordinato.

In realtà pur scrivendo in metrica, preferisco il verso libero per l’immediatezza e la libertà compositiva.

Non va dimenticato che la metrica è sempre un mezzo espressivo e che la tecnica senza un contenuto che la sostenga diventa mero artificio.

Fiore – Quanto sono stati importanti per la tua formazione i premi, i concorsi letterari e i corsi di scrittura creativa?

Felicetti – I premi letterari sono per me un utile banco di prova, un’occasione stimolante per confrontarsi e mettersi in gioco, per verificare il proprio percorso di scrittura, per condividere e per conoscere altri poeti e scrittori del panorama letterario.

I corsi di scrittura creativa con alcuni grandi poeti contemporanei sono stati per me determinanti, perché mi hanno insegnato a crescere, approfondire, affinare la mia scrittura.

Fiore – Cosa determina il “successo” di un libro? L’impegno dell’autore stesso o dell’editore?

Felicetti –  Premesso che il successo di un libro non è detto che sia sinonimo della sua qualità, penso che la fortuna di un libro dipenda dall’editore e dall’autore insieme, dall’opera di promozione e divulgazione che entrambi portano avanti, dai canali che utilizzano.

La poesia è un genere che vende poco, quasi di nicchia, dovuto al fatto che ci sono pochi lettori, nonostante il paradosso della presenza sul mercato di molti libri di poesia pubblicati.

Fiore – Hai mai scritto qualcosa a quattro mani?

Felicetti – Sì, una volta sola ho scritto una poesia a quattro mani; è stato un bell’esperimento, ma scrivere è soprattutto per me un’esperienza solitaria, che richiede silenzio, concentrazione, solitudine.

Fiore – Qual è, a tuo parere, il ruolo della poesia in quest’epoca freneticamente caratterizzata dalla comunicazione digitale?

Felicetti – Il ruolo della poesia nell’era della comunicazione digitale è centrale. La poesia è largamente presente sui canali social e questo le permette di arrivare a un pubblico più vasto che in passato.

La poesia più di ogni altra arte ha sempre plasmato il linguaggio e la cultura identitaria di un popolo.

Ma negli ultimi secoli il materialismo e il razionalismo hanno appiattito la capacità dell’uomo di cogliere la realtà come luogo del mistero e quindi dello stupore, come esperienza sensibile, eppure non riducibile ai sensi.

La poesia svuotata della sua funzione di raccontare e condividere la realtà  diventa solipsismo, incomunicabilità, ed è all’origine della crisi del linguaggio, delle relazioni, del tessuto sociale. Deve perciò riprendere il suo antico ruolo fondante, essere in grado di parlare alla mente e al cuore. La poesia umanizza la società, invita alla lentezza, alla riflessione, ad andare in profondità, a vivere il tempo oltre la superficialità dell’effimero, a fermarsi nella frenesia e frammentarietà della società odierna.

Fiore – Quali altri progetti editoriali, concorsuali e impegni musicali ti vedranno coinvolta nel prossimo futuro?

Felicetti – Continuo sempre a partecipare a concorsi letterari. Per quanto riguarda il mio percorso musicale proseguo lo studio del violino e spero di conseguire presto il diploma. Per quanto riguarda la poesia ho già in mente una nuova raccolta in verso libero.

Fiore – Conclusione? Assolutamente d’accordo con quanto afferma nella sua prefazione il critico letterario e scrittore Luciano Domenichini: “Questa raccolta di rime appare come la testimonianza poetica di una giovane donna nel fiore degli anni che ha trovato le parole giuste per esprimere un intimismo eufemizzante, vigile e sereno, carico d’ebbrezza e nutrito d’amore”.

Felicetti – Grazie, Vincenzo! Sì, credo anch’io che il prefatore abbia colto la mia cifra distintiva. E ti ringrazio di cuore dell’opportunità di questa accurata intervista!

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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