Il medico e la ribelle
Qualche giorno dopo, mentre Anita stava aiutando Rosetta a sistemare delle stoffe nel retrobottega, la porta della sartoria si aprì con un tintinnio più deciso del solito. Sulla soglia comparve una figura elegante, avvolta in un tailleur di seta azzurra.
Era Isabella Conti, la figlia del notaio del paese, una ragazza dalla bellezza raffinata e dall’aria sicura di sé, che Anita conosceva fin dall’infanzia.
Isabella era sempre stata un po’ distante, circondata da un’aura di privilegio che la rendeva quasi inaccessibile alle altre ragazze del borgo. I suoi modi erano gentili ma distaccati, e le sue frequentazioni si limitavano per lo più all’ambiente altolocato del paese.
«Buonasera» disse Isabella, con un sorriso educato che non raggiunse i suoi occhi azzurri, «C’è Zia Emilia?».
«Buonasera, Isabella» rispose Anita, asciugandosi le mani su un lembo del grembiule, «È di là, sta finendo un orlo. Accomodati pure.»…
Isabella entrò, il profumo delicato del suo profumo francese fluttuò nell’aria, sovrastando per un attimo l’odore di stoffa e di fili. I suoi occhi si posarono su Anita con una punta di sorpresa, quasi non si aspettasse di trovarla lì.
«Anita… lavori qui adesso?» chiese, con un tono leggermente interrogativo.
«Sì, do una mano a mia zia» rispose semplicemente Anita, senza aggiungere dettagli. Non sentiva il bisogno di giustificare le sue scelte di fronte a Isabella.
In quel momento, Zia Emilia fece capolino dal laboratorio, con gli occhiali abbassati sul naso. «Isabella, cara! Che piacere vederti. Cosa ti porta da queste parti?»
«Buonasera, signora Emilia» rispose Isabella, avvicinandosi con un sorriso più caloroso rivolto alla sarta. «Volevo chiederle se aveva tempo per confezionarmi un abito per il matrimonio di mia cugina. Si terrà tra un paio di settimane.»
«Certamente, Isabella. Accomodati, ne parliamo con calma» la invitò Zia Emilia, conducendola verso il piccolo salottino adiacente al laboratorio.
Anita e Rosetta si scambiarono un’occhiata. Isabella Conti era una cliente importante per la sartoria, e la sua richiesta avrebbe tenuto Zia Emilia occupata per un bel po’.
Mentre le due donne parlavano nel salottino, Anita continuò a sistemare le stoffe, cercando di non prestare troppa attenzione alla loro conversazione. Ma inevitabilmente, qualche frammento di discorso giungeva fino a lei. Sentì Isabella parlare dei preparativi per il matrimonio, degli invitati, e poi, inaspettatamente, il nome del dottor Malaspina.
«…e naturalmente ci sarà anche il dottor Malaspina» disse Isabella, con un tono leggermente diverso, quasi studiato. «È diventato un volto piuttosto familiare qui al borgo, non trova?»
Zia Emilia rispose qualcosa a bassa voce, e Anita non riuscì a capire le sue parole. Ma il solo sentire il nome del medico pronunciato da Isabella aveva acceso in lei una strana sensazione, un misto di curiosità e di un vago, inspiegabile fastidio.
Qualche minuto dopo, Isabella uscì dal salottino, con un sorriso soddisfatto sul volto. Si congedò da Zia Emilia con grande cordialità e poi si rivolse ad Anita, con un’espressione che sembrava voler sondare.
«Allora, Anita» disse, appoggiandosi allo stipite della porta. «Ho sentito dire che ti sei fatta vedere in giro con il nostro nuovo dottore.»
Anita sentì le guance scaldarsi leggermente. La notizia del suo incontro con Lorenzo sul muretto doveva essersi diffusa rapidamente nel piccolo borgo.
«Ci siamo incontrati per caso» rispose, cercando di mantenere un tono indifferente. «Non c’è nulla di particolare.»
Isabella la osservò per un istante, un’ombra di scetticismo nei suoi occhi azzurri. «Certo, certo… il destino a volte sa essere molto… casuale.»
Poi, il suo sguardo si fece più diretto, quasi un avvertimento velato. «Il dottor Malaspina è un uomo… interessante. Molto apprezzato, devo dire.»
Senza aggiungere altro, Isabella salutò con un cenno del capo e uscì dalla sartoria, lasciando dietro di sé una scia del suo profumo costoso e un’aria densa di sottintesi.
Anita rimase immobile, fissando la porta chiusa. Le parole di Isabella avevano insinuato in lei un dubbio, una punta di gelosia che non si era mai aspettata di provare.
Perché quella ragazza ricca e sofisticata sembrava così interessata al dottor Malaspina?
E cosa significava quel suo tono ambiguo, quell’accenno a un presunto interesse da parte di altri?
Rosetta si avvicinò ad Anita, osservandola con un’espressione interrogativa. «Tutto bene, Anita? Sembrava un po’… strana, Isabella».
Anita scosse la testa leggermente, cercando di scrollarsi di dosso quella sensazione sgradevole. «Sì, tutto bene. Era solo… curiosa».
Ma dentro di sé, sapeva che c’era qualcosa di più in quelle parole, un’ombra di competizione che non le era sfuggita. E per la prima volta, si rese conto che forse il dottor Malaspina non era solo un’anima solitaria bisognosa di conforto. Forse, intorno a lui, cominciavano a gravitare anche altri interessi, altre attenzioni.
E la ribelle Anita, con il suo cuore sincero e la sua spontaneità, si ritrovò improvvisamente a chiedersi quale ruolo avrebbe potuto avere in quella silenziosa, nascente dinamica…✍️
Angela Amendola






