My Way: l’inno alla sincerità che …

168051

… quasi nessuno comprende fino in fondo…

Ci sono canzoni che attraversano i decenni senza perdere un grammo della loro forza, e “My Way” è senza dubbio una di queste.

Dal lontano 1969, la voce di Frank Sinatra ha accompagnato funerali, celebrazioni, trionfi sportivi e momenti di svolta, diventando un vero e proprio inno generazionale.
Eppure c’è un paradosso di fondo: per quanto universalmente riconosciuta, la maggior parte delle persone ne coglie solo l’apparenza più superficiale, perdendo il messaggio profondo che si nasconde negli ultimi versi.

Spesso ascoltata in inglese – la lingua originale del celebre adattamento di Paul Anka – “My Way” viene ridotta a un manifesto di individualismo sfrenato, a una celebrazione dell’io prepotente che vince a qualsiasi costo.

Niente di più sbagliato.

La vera storia di questa canzone è molto più interessante, e il suo significato è più attuale che mai.

Tutto comincia in Francia, nel 1967, quando il compositore Jacques Revaux scrisse una melodia malinconica che sarebbe poi diventata “Comme d’habitude“, un pezzo triste sulla fine di una relazione logorata dalla routine.

Il cantante Claude François la trasformò in un successo francese, ma fu il cantautore canadese Paul Anka, ascoltandola per caso durante una vacanza, a intuirne il potenziale nascosto. Anka ne acquistò i diritti per pochi dollari e decise di scrivere un testo completamente nuovo, immaginandolo sulle labbra di Frank Sinatra, che in quel periodo parlava di ritiro dalle scene.

Il risultato fu “My Way”: un bilancio orgoglioso di una vita vissuta alle proprie condizioni.

Sinatra la incise in meno di trenta minuti, il 30 dicembre 1968, e nonostante il successo planetario – in Italia vinse addirittura il Disco d’oro – lui personalmente la detestava, trovandola “retorica e autoindulgente”.

Nel corso degli anni sono arrivate cover celebri, da Elvis Presley ai Sex Pistols con Sid Vicious, passando per Patty Pravo in italiano.

Ma il cuore della questione resta il testo, e in particolare la strofa finale:
“For what is a man, what has he got? If not himself, then he has naught. To say the things he truly feels, and not the words of one who kneels. The record shows I took the blows – and did it my way”.
Tradotto: “Che cos’è un uomo, cosa possiede? Se non se stesso, allora non ha nulla. Dire le cose che prova veramente, e non le parole di chi si inginocchia. La storia dimostra che ho incassato i colpi e l’ho fatto a modo mio”.

Ecco il punto:

A modo mio” non significa affatto “io faccio come mi pare, il resto del mondo può anche affogare”.

Significa piuttosto essere fedeli a se stessi prima ancora che agli altri.

Significa vivere in modo coerente con i propri valori, accettando le conseguenze – anche i colpi presi, anche gli sbagli.

Perché la canzone lo dice chiaramente: “Rimpianti, ne ho avuti alcuni”.

Non celebra un vincente senza macchia, ma un uomo che guarda indietro, sa di avere sbagliato, e tuttavia non ha mai tradito la propria coscienza. Non ha mai detto parole inginocchiate. Non ha mai barattato la dignità per un vantaggio.

Il vero insegnamento di “My Way” è che ogni persona è tale se è sincera con se stessa.

La felicità non consiste nell’aver fatto sempre la scelta giusta, ma nel poter dire, alla fine: “Ho vissuto secondo ciò che ero, non secondo ciò che mi veniva imposto”. E questo nel pieno rispetto del prossimo, perché vivere a modo proprio non significa calpestare gli altri, ma non tradire se stessi.

Oggi, in un’epoca di omologazione feroce, in cui ci viene detto cosa desiderare, come apparire e persino cosa pensare, “My Way” è l’esatto opposto: un invito a smettere di inginocchiarsi, a riappropriarsi della propria sincerità interiore.

Quando cantano “I did it my way”, molti pensano a un gesto di sfida. In realtà è un gesto di pace: la pace di chi ha smesso di combattere per essere accettato e ha imparato ad accettarsi.

Riascoltatela, ma questa volta ascoltate davvero. Non la melodia trionfale, non la voce potente.

Ascoltate le parole. E chiedetevi: sto vivendo la mia vita o quella che gli altri si aspettano da me?

Se la risposta non vi piace, siete ancora in tempo per cambiare. Perché, come dice la canzone, il momento della verità arriva per tutti. E lì, di fronte a noi stessi, conterà solo una cosa: essere stati sinceri, anche a costo di prendere qualche colpo.

A modo proprio, ma con il cuore in mano e con il rispetto per chi ci sta accanto. “My Way” non è un canto di arroganza: è un canto di responsabilità personale. E se riusciremo a coglierlo, forse diventerà davvero la colonna sonora di una vita non perfetta, ma autentica.

Ecco il testo in italiano della canzone “My Way”, nella versione più celebre di Frank Sinatra.

A modo mio
(My Way)

E ora, la fine è vicina,
e affronto il sipario finale.
Amico mio, lo dirò chiaro,
dirò la mia verità, completa e intera.
Ho vissuto una vita piena,
ho viaggiato in ogni strada,
e più di tutto, a modo mio.

Rimpianti, ne ho avuti alcuni,
ma poi, a pensarci bene, son stati pochi.
Ho fatto ciò che dovevo fare,
e ho visto tutto senza eccezioni.
Ho pianificato ogni passo,
ho camminato per vie tracciate da me,
e più di tutto, a modo mio.

Ogni volta che ho amato,
ogni volta che ho riso,
ogni volta che ho pianto,
ogni volta che ho vinto o perso,
sempre, e ancora,
è stato a modo mio.

Ho amato, ho riso e ho pianto,
ho avuto i miei momenti di gloria,
e se ho perso, non è stato per mancanza di coraggio.
Ho affrontato tutto a testa alta,
e l’ho fatto a modo mio.

Che cos’è un uomo, cosa possiede?
Se non se stesso, allora non ha nulla.
Dire le cose che prova veramente,
e non le parole di chi si inginocchia.
La storia dimostra che ho incassato i colpi –
e l’ho fatto a modo mio.

Sì, è stato a modo mio:

https://www.youtube.com/watch?v=qQzdAsjWGPg

Letizia Caiazzo

                                                                 

Previous articleT’amo perchè…
Next articleLe meraviglie della natura
Letizia Caiazzo
Sono Letizia Caiazzo, artista, poetessa, scrittrice. Vivo e lavoro a Piano di Sorrento. La mia espressione creativa nasce dall’incontro tra pittura, poesia, musica e visione: un dialogo continuo che attraversa emozioni, simboli e intuizioni. Nel 2014 ho fondato l’associazione culturale Ars Harmonia Mundi, che presiedo tuttora, con l’intento di promuovere la bellezza come esperienza condivisa e di creare spazi in cui le arti possano incontrarsi e trasformare chi le vive. Ho pubblicato diversi libri tra poesia, narrativa breve e arte e collaboro da anni a progetti culturali, editoriali e multidisciplinari.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here