La sposa brutta

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Oggi in Calabria, fa molto freddo.

Soffia il vento e a tratti, una pioggerella leggera, si poggia dovunque ne abbia voglia.

E allora che si fa?

In qualche modo bisogna trascorrere questo pomeriggio uggioso, è necessario trovare un modo per affrontarlo al meglio. Direi che è il caso di inforcare gli occhiali e scrivere, quello che capita, quello che ci viene in mente, senza dare troppo peso alle parole.

Con leggerezza! Ho voglia di inventare una fiaba, iniziamo e vediamo dove ci porterà.

C’era una volta una giovane donna, figlia di un ricco e grasso commerciante. Non era bella, anzi era davvero brutta.

La poveretta aveva un grosso neo su un enorme naso aquilino, gli occhi strabici, la pupilla destra era tutta spostata verso destra, mentre la sinistra era tutta a sinistra. Non c’era modo di guardarla negli occhi.

Le labbra sottili, sparivano sotto una coltre di baffi neri. Eppure i pretendenti non si contavano. Perché se era così brutta? Perché era molto ricca e il suo patrimonio faceva gola a tanti.

Purtroppo per i pretendenti, la giovane era molto intelligente e si rendeva subito conto che nessuno di essi era innamorato di lei, era solo interessati al suo patrimonio.

Era figlia unica e, alla morte del padre, avrebbe ereditato un’immensa fortuna.

Al padre non piaceva il fatto che lei rifiutasse chiunque fosse disposto a sposarla perché sapeva che un giorno sarebbe rimasta da sola, senza un compagno accanto. D’altra parte sapeva bene che la sua brutta figliola aveva buon fiuto e quindi, rispettava le sue decisioni.

Passarono gli anni e la giovane, (ah, non le abbiamo dato un nome, che ne dite di Rita?

Direi che possa andare…) dicevamo che la giovane non era più giovane e il neo sul naso era diventato sempre più grosso. I pretendenti, scoraggiati, erano quasi del tutto scomparsi e lei si godeva la sua pace.

Divideva con i più miseri quello che possedeva ed era molto amata dalla sua gente. Amava l’arte e la musica e spesso, si cimentava nella scrittura. Scriveva poesie bellissime, declamate dai notabili del tempo.

La sera, il suo letto però, era vuoto e freddo.

Un giorno, arrivò alla sua porta un uomo vestito di stracci, stanco e ammalato e bisognoso di cure.  Il maggiordomo lo portò al cospetto di Rita e lei, impietosita, lo accolse. Gli fecero fare un bagno caldo, gli diedero da mangiare e dei vestiti puliti.

Poi fu chiamato un medico perché curasse il suo male. Il suo aspetto era davvero migliorato, si era trasformato in un affascinante signore di mezza età.  Inutile dire che la furba Rita, si era fatta passare per un’infermiera e non come la padrona del palazzo. Il medico, dopo averlo visitato disse che non era ammalato ma solo denutrito, che un periodo di riposo e buon cibo, lo avrebbero aiutato.

Consigliò delle medicine che lo avrebbero aiutato a ristabilirsi prima e meglio. Poco a poco, i due si innamorarono, lei vedeva in lui un cuore grande e lui, in lei, non vedeva affatto la sua bruttezza ma la sua sensibilità.

Solo che nessuno dei due osava dichiararsi per il timore di un rifiuto, lui perché non aveva nulla da offrire, lei perché sapeva benissimo che il suo aspetto fisico non era certo dei migliori. Era necessario andare oltre le apparenze.

Ma come?

Una vecchia cameriera, che vive nel palazzo da quando era una fanciulla, mi ha raccontato che Rita, a sua insaputa, era vittima di un sortilegio. Di quale colpa si era mai macchiata? Nessuna. Ora vi spiego.

Da giovane, il padre era stato promesso sposo ad una giovane di un paese lontano, che ci vociferava fosse una strega, lui non l’amava e non credeva alla stregoneria. La rifiutò per sposare una delle sue cameriere, la più bella, di cui si era perdutamente innamorato.

Morì dando alla luce la figlia. Purtroppo la sposa non aveva digerito l’essere stata rifiutata per una sguattera e lanciò un anatema.

Che la moglie morisse di parto e che la figlia nata, fosse brutta, bruttissima inguardabile e che nessuno, per questa ragione, si innamorasse di lei.

L’amore avrebbe annullato tutto!

Torniamo alla nostra Rita che aveva paura di dichiararsi. Un giorno, fuori faceva tanto freddo, proprio come oggi, la legna scoppiettava nel camino e una musica dolce si diffondeva nella sala da pranzo.

Rita leggeva un noioso libro senza immagini e lui, il mendicante, era assorto nei suoi pensieri, in un’atmosfera di grande armonia.

Ad un certo punto, lui si distaccò dai suoi pensieri, rivolse lo sguardo verso l’oggetto dei suoi desideri e ad alta voce le disse: “mi sono innamorato di te! Ecco, l’ho detto, ora se vuoi puoi anche cacciarmi ma non potevo più fingere!”…

Rita alzò lo sguardo e poveretta, non riusciva a mettere bene a fuoco il viso di lui, che nel frattempo, era diventato paonazzo.

Diciamo pure che lo guardò per un lunghissimo istante.

Era certa che lui non sapesse delle immense ricchezze possedute, poteva solo essere amore, ma come poteva un uomo innamorarsi di una donna così brutta? Eppure era successo, a dimostrazione che l’amore non è solo appannaggio dei belli.

Lei non era mai stata amata veramente ma quell’amore, era palpabile, lo sentiva e le dava un brivido, lei che non era mai stata abbracciata da un uomo che non fosse il padre.

Decise che era giunta l’ora di dire la verità, che anche lei lo amava e che non era affatto un’infermiera ma la signora del palazzo.

Si strinsero forte, in un abbraccio interminabile. In quel momento,stabilirono anche la data delle nozze. La strega malefica era deceduta e nulla avrebbe potuto contro di loro. I giorni precedenti alle nozze, furono molto faticosi e impegnativi, un matrimonio non si organizza con una bacchetta magica.

Alla fine, davanti al sacerdote, lei col suo bellissimo abito bianco, iniziò a sentirsi strana, qualcosa stava accadendo ma non poteva sapere cosa. Lo sposo, dal canto suo, notava che qualcosa stava cambiando e la guardava stranito.

Alla fine della cerimonia, finalmente sposi, andarono tutti nella sala adiacente a quella dove di era tenuta la funzione e, passando davanti ad alcuni specchi, Rita vide un’altra donna accanto al suo sposo.

Una bellissima donna che indossava il suo abito nuziale e che teneva lo sposo sottobraccio. Non riusciva a credere di essere lei, quella dell’immagine rigettata dallo specchio, ma doveva essere per forza così.

Gli occhi non erano più storti e il naso adunco era diventato piccolo e aggraziato. Il grosso neo era scomparso.

Onestamente, non le racconterò come sono andate realmente le cose e confido nella vostra discrezione. La verità è che l’amore, ci rende migliori in tutti i sensi.

Ecco, fuori piove ancora, ma almeno abbiamo trascorso un po’ di tempo insieme, io scrivendo e voi leggendo questa fiaba a lieto fine.

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