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Vincent Van Gogh (parte seconda)

VINCENT VAN GOGH (parte seconda)
Caffè di notte- interno
1888, olio su tela
dimensioni 65 x 81 cm.
Otterlo, Rijsmuseum Kroller- Muller

L’interno è il Cafè de l’Alcazar, un locale in Place Lamartine dove Van Gogh trovava ospitalità nel primo periodo del suo soggiorno ad Arles.

Era un punto di riferimento per lui e i suoi amici.

Qui pranzava o trascorreva le serate incontrando altri artisti come Gauguin o conversando con la proprietaria del caffè, Madame Ginox, ritratta in un famoso dipinto dello stesso Van Gogh, l’Arlesiana.

Il pittore olandese vegliò nel bar tre notti di seguito per dipingerlo.

L’accurata costruzione prospettica del quadro, con il punto di vista molto in alto, sottolinea la profondità dell’ambiente e la capacità di riportare sulla tela la realtà delle emozioni umane.

Osservando attentamente notiamo: il caffè è un ambiente chiuso, privo di finestre e il grande orologio posto in alto segna la mezzanotte e quattordici minuti.

Le tavole del pavimento guidano lo sguardo verso l’unica porta da cui proviene una luce radente.

Sopra il biliardo quattro lampade emanano una luce giallo-verde.

Ovunque i colori sono in contrasto, mentre le figure ritratte sono in un immobilismo disperato, come i due ubriachi a destra che stanno affogando la loro triste solitudine, nell’ultimo sorso di alcol.

Intorno alle lampade a gas, la luce vibra per le pennellate decise formando un alone tridimensionale.

Poca gente nel grande ambiente desolato, manca volutamente la vivacità dei luoghi pubblici, solo una coppia sul fondo è intenta a conversare, mettendo in rilievo la solitudine e dove gli oggetti, definiti da zone piatte di colori freddi, immobili nello spazio, sono presenze misteriose e ostili.

Qui il compito di comunicare sensazioni ed emozioni sono affidati completamente al colore, ai suoi accostamenti, ai suoi contrasti.

CONCLUDENDO

Il tavolo da biliardo è il vero protagonista dell’opera: grande e solitario, proietta un’ombra da una prospettiva abnorme.

Il gestore del locale, nel suo vestito bianco in una posa che denota stanchezza, fissa il biliardo attendendo che la sala si svuoti per andare a riposare.

Numerosi bicchieri e bottiglie vuote lasciano il segno della vita vissuta nel caffè.

La sedia vuota, anch’essa in primo piano, vuole sottolineare la presenza-assenza di Van Gogh.

Ho cercato di dipingere le terribili passioni umane con il colore rosso e con il verde. E’ ovunque una lotta e un’antitesi del verdi e rossi più diversi, nei personaggi di piccoli teppisti che dormono, nella sala vuota e triste. Nel mio quadro ho cercato di esprimere l’idea che il caffè è un posto dove ci si può rovinare, diventare pazzi, commettere crimini.“.
(Van Gogh)

Bruno Vergani

Leggi la prima parte qui: https://screpmagazine.com/vincent-van-gogh-parte-prima/

Leggi la terza parte qui: https://screpmagazine.com/vincent-van-gogh-parte-terza/

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