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Leopardi…Pisa sì, Roma no: il poeta come tour operator

Leopardi…Pisa, no, Roma, sì:

il poeta-tour operator

Di Leopardi tutto possiamo dire tranne che qualificarlo come “viator”: difficile per lui fare una dissertazione odeporica, benché i suoi versi ci facciano viaggiare sui binari dell’Infinito. Un diario di bordo cronologico, tuttavia, possiamo stenderlo:

Detto ciò, mi fermo solo a qualche sua riflessione: se fosse stato un tour operator avrebbe consigliato o sconsigliato alcune destinazioni turistiche, mi vien da dire. Seguitemi…

Nel suo Zibaldone è lui a dire espressamente: «Andato a Roma, la necessità di conviver cogli uomini, di versarmi al di fuori, di agire, di viver esternamente, mi rese stupido, inetto, morto internamente. Divenni affatto privo e incapace di azione e di vita interna, senza perciò divenir più atto all’esterna. […] divenuto così inetto all’interno come all’esterno, perdetti quasi affatto ogni opinione di me medesimo, ed ogni speranza di riuscita nel mondo e di far frutto alcuno nella mia vita». Insomma, salvo sporadiche situazioni, è asfittico il periodo trascorso a Roma (dove tra l’altro ritornò ancora, qualche anno dopo, nell’ottobre del 1831 in compagnia dell’amico Antonio Ranieri). Questa città che non finisce mai, si permette di aggiungere, quasi imbronciato, nella celebre missiva scritta il 5 dicembre del 1831 ed indirizzata a Fanny Targioni Tozzetti.

Non si pensi che il Recanatese soffrisse ovunque: Antonio Tabucchi nel volume Viaggi e altri Viaggi (Feltrinelli) dedica alcune pagine al soggiorno del Poeta nella città di Pisa avvenuto fra l’autunno del 1827 e l’estate del 1828. Nel capitolo “Pisa. Dove Leopardi rinacque” è detto: «Pisa fu cara a Leopardi, e la città gli riservò una calda ospitalità»; tutto lo aveva incantato di Pisa, la schiettezza delle persone, l’ambiente cosmopolita, l’antica università. Come racconta questo grande saggista e romanziere il Poeta «a Pisa sentì il cuore battere di nuovo e le emozioni che tornavano […] rinacque a nuova vita, quella “vita del cuore”, come lui la chiamò, che conduce alle sue composizioni poetiche più mirabili. A Pisa scrisse A Silvia e Il risorgimento, perché fu ben consapevole del proprio risorgere».

La Torre pendente mi sa che “rimembra ancora”…

Francesco Polopoli

In foto A. Ferrazzi, Ritratto di Giacomo Leopardi, 1820 circa

Per l’immagine la fonte è quella di seguito riportata :https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi

Clicca qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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