Baruch Spinoza (1632 – 1677), filosofo olandese, scrisse l’Etica, dimostrata secondo la geometria, pubblicata postuma, un’opera che leggo e rileggo perché trovo in essa una miniera di idee e pensieri sull’uomo e sul suo essere nel mondo. Spinoza è ricordato soprattutto per il determinismo e il panteismo.
Il determinismo consiste nel ritenere che le cose del mondo siano logicamente predeterminate e all’uomo convenga adeguarsi ad esse per essere felice. IL panteismo è ritenere che Dio e il mondo siano un’unica realtà e quindi l’uomo che discende da Dio sarà costruito da pensiero e corpo che per Spinoza procedono sempre parallelamente, nel senso che alle azioni della mente corrispondono azioni del corpo e viceversa.
Con questa tesi Spinoza nega la rigida duplicità cartesiana e rivela una modernità che un neuro-scienziato contemporaneo, il portoghese Antonio Damasio gli riconosce:<< In termini di biologia moderna è l’insieme di dispositivi contenuti nei circuiti cerebrali che una volta attivati dal verificarsi di particolari condizioni esterne o interne, puntano alla sopravvivenza e al benessere dell’organismo. >> A. Damasio, Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti, cervello.
Per Spinoza il fine di ogni uomo è quello di conservare il proprio essere, ciò che asseconda questo fine provoca letizia, ciò che va contro provoca tristezza. Sia la letizia che la tristezza sono per l’uomo affetti (dal latino affectus, colpito), da questi dipendono l’idea del bene che coincide con ciò che si ama, e l’idea del male che coincide con ciò che si odia.
Gli affetti mossi dalla tristezza sono anche dette passioni perché rivelano l’inadeguatezza dell’uomo che invece di avvicinarsi alla vera conoscenza se ne allontana ed è quindi condizionata da un falso sapere che non dà felicità.
Nella IV parte dell’Etica, proposizione LVII leggo:<< Il superbo ama la presenza dei parassiti, o degli adulatori, e odia, invece, quella dei generosi >>
La superbia dunque è una passione triste, una delle tante che Spinoza ricorda. Il superbo è colui che ha un’alta considerazione di sé stesso e ama che sia così, per cui cercherà di rimanere sempre in questo stato, perciò il superbo amerà gli adulatori perché gli piace essere lodato e odierà coloro che invece lo considerano per quello che merita.
Ancora, parlando della superbia, Spinoza scrive che essa è segno di massima ignoranza di sé e di grande impotenza d’animo. Il superbo infatti muove dall’errata opinione di essere migliore di altri ed è incapace di provare amore per qualcuno o misericordia, comprensione per i difetti altrui.
Dal momento che la superbia è triste si allieterà solo se potrà osservare i vizi degli altri, ma se altri lo considereranno inferiore a loro, egli ne soffrirà e subentrerà l’invidia, altra passione triste che gli farà guardare e giudicare malevolmente le azioni degli altri, censurarle e correggerle per vivere l’illusione della propria superiorità. Spinoza è convinto di ciò, infatti scrive:<< Tali cose seguono da questo affetto così necessariamente come dalla natura del triangolo segue che i suoi tre angoli sono uguali a due retti >>.
Anche nella valutazione della superbia noto che ciò che afferma Spinoza è condiviso dalla moderna psicologia che considera gli individui con un complesso di superiorità come soggetti che con quell’atteggiamento compensano la presenza di un sentimento di inferiorità. E’ nella natura dell’uomo il bisogno che l’altro riconosca la sua identità che sente nel profondo ma è necessario nel corso della vita di relazione che venga accettata e riconosciuta anche dagli altri.
La superbia è anche posta dalla Chiesa tra i vizi capitali, la Chiesa infatti rifiuta le posizioni del superbo che ritrova in ogni atto di sfida nei confronti della divinità, in ogni pretesa di porsi al livello di Dio; suggerisce, invece, la consapevolezza dei propri limiti quale segno di equilibrio e non di umiliazione.
In passato la Chiesa considerò anche la filosofia come espressione di superbia, soprattutto le filosofie che ritenevano che l’uomo fosse posto al centro dell’universo, non bisognoso di Dio, bensì chiuso nella propria orgogliosa autosufficienza. Il peccato di superbia era proprio nel non riconoscere che tutto viene da Dio e che l’uomo senza Dio è perduto.
Anche Dante condanna la superbia e pone i superbi nel Purgatorio, canto XI, dove recitano il Padre Nostro per far emergere l’idea che tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio, nello stesso tempo camminano sotto un peso che li opprime come un uomo che abbia un incubo in un sogno angoscioso. I superbi pregano per sé stessi e per coloro che ancora sono vivi e parlando con Dante rivelano umiltà come riconoscimento della pochezza e miseria umana, nel canto si ricorda più volte la vanità della gloria terrena e la stoltezza della superbia.
La superbia si accompagna spesso con l’invidia, soprattutto oggi che viviamo in un mondo in cui domina l’apparire sfocia spesso nel narcisismo, nell’intolleranza perché il superbo non vuole essere contraddetto e reagisce malamente ogni volta che questo accade.
La superbia era già stigmatizzata nel mondo greco antico, era definita hybris, tracotanza, ed esprimeva la prevaricazione dell’uomo nei confronti degli dei, come tale veniva condannata e spesso vendicata, come accadde a Prometeo, dopo aver rubato il fuoco agli dei; ad Icaro che morì per essersi avvicinato troppo al sole o a Sisifo mandato nell’Ade, a trascinare in cima massi che giunti in alto rotolano giù, per aver ingannato Zeus; e a tanti altri.
Spinoza, coerentemente col suo pensiero, non giudica ma cerca di comprendere:<< Mi occupai con diligenza di non ridere, di non piangere, di non condannare, ma solo di comprendere >> Spinoza, Etica
Il desiderio di comprendere gli uomini e Dio, non gli evitarono violenti attacchi. La comunità ebraica di Amsterdam di cui faceva parte lo scomunicò, lo espulse e lo maledisse per << le abominevoli eresie che egli ha compiuto e insegnato, nonché dei suoi atti mostruosi >>. Le sue opere, anche quelle pubblicate dopo la sua morte, furono messe al bando, per fortuna non si sono perse e oggi possiamo leggerle.
Mi sono spesso chiesta quali potessero essere gli “atti mostruosi” compiuti da Spinoza, un solitario, un uomo mite. Era ottico e molava lenti in un tempo in cui si diceva che le lenti fatte dall’uomo non potessero far vedere meglio degli occhi che Dio ha dato. Non so se questo fosse il motivo ma così erano quei tempi.
Gabriella Colistra
