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La poesia

E ti seduce ammiccando
da carnagione senz’efelidi,
con limpidezza di fondotinta,
rughette d’espressione mimetizzate
e guance scavate dalla raccolta differenziata dei chiaroscuri.

Usa parole forbite
da limetta per unghie ben levigate,
e nei colori dei pavoni fa la ruota,
sì, la ruota,
e si compiace degli applausi contingenti.

La chiamano poesia, e non è lei.

Poesia ha scarponi di terra, ribattuti,
ama la solitudine di pochi,
va pudica,
dimentica il titolo all’ inizio
e legge tutto d’ un fiato
per la paura di rimuovere
quel fiotto che commuove nella gola
dentro la migrazione del sentire,
mentre si slarga in un’espirazione
e un ticchettio risorgerà campana

Carmela Laratta

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“Amore” di Carmela Laratta

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