LA MADRE
Invano tentò
il soliloquio del vento
d’aizzare boati
dal gelido impatto,
mai nulla discosta
la salda attenzione
di docili puerpere
in preda alla gioia.
L’amor ridondante
sopprime gli stenti,
salvifica notte
guarnita di speme…
Beata la mano,
pacifica e cheta,
che impresse
carezze sul capo dell’Unto.
Il sacro colostro,
dai seni grondanti,
impregna la bocca
assetata del Santo,
oriente dannato,
che gran privilegio!
Eppur fosti emblema
di corta memoria.
Bambina stremata,
prescelta dagli astri,
l’umana viltà
non intacchi il divino!
Beffardo, il destino
corrode l’idillio,
un giorno vedrai
ansimare tuo figlio.
La Madre assapora
un istante d’eterno,
accorrono infanti
a donar pane e miele,
spalanchi le porte
il buon Dio, dell’altrove,
a chi, del suo Cristo,
non chiede le prove…
Maria Cristina Adragna
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