“Sulla coscienza che stride” di Maria Cristina Adragna
Maria Cristina Adragna
SULLA COSCIENZA CHE STRIDE
Ho temuto per me, per la caducità dei miei stati emozionali, ho temuto di non rivederti nella monotonia dei giorni grevi, brevi ed infestati dall’apatia virulenta, tutti maledettamente standardizzati , tutti in decomposizione sulla coscienza che stride.
Temo ancor che la mia esistenza sia deficitaria di un colore pregnante dell’arcobaleno, come se dovesse offuscarsi l’universo all’improvviso, come se non fossi più lo stesso di quando potevamo decantar la vita.
M’adagio con pazienza sull’arido terreno, sono una foglia che non s’arrende all’autunno delle circostanze amare e mi domando perché non arrivi ancora ad estirparmi da sotto queste macerie incolte… È così lontana la primavera, come resisteremo?
Ho uno scrigno che contiene un po’ d’amore che non accenna a tacitar la sua parvenza, una lettera che composi svogliatamente chissà in quale anno remoto e centinaia di rimembranze rigogliose che mostrano te mentre mi baci, mentre mi cogli, mentre mi mordi… Te ne ricordi?