Quando il primo sole del giorno benedirà le vette affrante ed il mare, soggiogheremo i sentimenti nefasti e renderemo il nostro grazie alla vita.
Perdoneremo il fratello inclemente
invocheremo le alture celesti, percorreremo una strada qualunque purché ci conduca all’incontro anelato.
Medicheremo le braccia ferite, rimaste in attesa di un tenero abbraccio, allestiremo un altare sul niente, ornato dai resti di preci accorate.
L’idea di quel tempo trascorso da asceta sarà relegata ai confini del nulla, così obbediremo ai dettami del fato che a stento concesse la somma indulgenza.
Aspettami lì, a ridosso di tutto e fatti trovare al mio lesto passaggio, dispongo senz’altro di un soffio d’eterno per flettere il capo sull’ampia tua spalla.
Quel giorno godremo di immane allegrezza, forgiati dall’impeto dell’esultanza, sebbene il ricordo scalfisca la terra con gli occhi di chi non ha vinto la guerra.