Preludio di estati roventi, ove il tempo tenta di fermarsi invano, al fine di non cedere ad asfissie non volute che percuotono le gradevoli brezze.
PRIMAVERA
Eccoti, ragazzo,
detieni poco o niente,
osando con la mente
sei più che un fuorilegge.
Ma tu possiedi un gregge,
t’accolgono le alture,
non hai mezze misure,
sei incline al gran rigore.
Un umile pastore
errante nella sera,
un’altra primavera
allevierà il tuo pianto.
Di sé fa muto vanto
l’impavida formica
e sa che la fatica,
conduce alla salvezza.
Sospinta da una brezza
su un prato, non più triste,
assemblerà provviste
con spirito zelante.
Persino il buon viandante,
intriso di dolore,
accarezzando un fiore
si svestirà dei mali.
Adagio un paio d’ali
sul dorso di mio figlio
e poi mi meraviglio,
sapeva già volare!
Lui mi ha mostrato il mare
da un punto molto alto
e con un grande salto
s’è consegnato all’onda.
Un puro non affonda,
il sacro è immortale,
necessità ancestrale
d’azzurro e di risvegli.
Lirica tratta dalla raccolta “Aliti inversi” di Maria Cristina Adragna
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