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Lucian Freud (quarta e ultima parte)

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Lucian Freud (parte terza)

LUCIAN FREUD (quarta e ultima parte)

“Piccolo ritratto nudo”

Olio su tela 22 × 27 cm.

Ashmolean Museum, Oxford.

Lucian Freud amava ritrarre persone che conosceva perfettamente bene.

Era necessario per Lucian un rapporto con i suoi modelli e, oltre a studiarli, durante il lavoro si caratterizzava, dicono i critici, come “un eccezionale conversatore narratore“.

Freud le dipingeva dal vero trascorrendo molto tempo con ogni soggetto, chiedendo la presenza del modello, per integrarlo in tutto, anche mentre lavorava sullo sfondo del ritratto.

Lucien mette a nudo i suoi protagonisti, li spoglia ma non solo dei suoi vestiti, ma nell’anima. Tutte le persone ritratte sono colte nella loro intimità attraverso una molteplicità di pose. Spesso sono distese, supine, annoiate.

Un’estetica non immediatamente godibile, ma che va letta fra le righe con la capacità di “vedere” i soggetti.

La pelle non è inanimata, ma materia vivente” diceva Freud, e così era trattata dal pittore, come se fosse un complemento imprescindibile dei colori, essa stessa uno strumento, un mezzo espressivo.

L’immediata sensazione, osservando tutti i suoi ritratti, è un senso di disagio ma, allo stesso tempo, si prova un senso di ammirazione davanti a queste visioni colme di imperfezioni.

Riguardo alla difficoltà nel decidere quando un quadro è completato, Freud commentava che “lo sento finito quando ho l’impressione di lavorare sul dipinto di qualcun altro”.

“PICCOLO RITRATTO NUDO”

In “Piccolo ritratto nudo” Freud raffigura una giovane donna con i capelli castani e corti, che giace nuda, esposta e indifesa su un letto chiaro.

A parte il letto dalla tonalità neutra e la parete leggermente più scura non cè uno sfondo e mancano altri elementi compositivi, perciò l’osservatore è obbligato a rivolgere lo sguardo al corpo vulnerabile, intensamente illuminato da una luce artificiale.

Freud concentra il proprio studio sulla resa del colore e sulla nudita’ della modella, dominato da una serie di sfumature rosa, crem, grigie e bianche.

La composizione del dipinto, Il seno sinistro posto al centro dell’immagine, l’insolita posa della figura quasi assopita e i suoi occhi chiusi, attirano l’attenzione di chi guarda.

Per il pittore infatti non è importante avere una bella modella: il suo solo interesse, come dicevo, è creare un forte impatto emotivo ed esplorare ogni aspetto della sua intimità.

CONCLUSIONE:

Lucian ha versato molto colore sulla tela, ma altrettanto nella sua vita.

Ha lasciato decine e decine di figli in giro per il mondo, la maggior parte non riconosciuti.

Freud, dal nonno Sigmund, il padre della psicoanalisi, aveva ereditato il frugare, lo scandagliare, il cercare negli angoli, l’affondare le mani nella materia. È così che uomini, donne emergono dal profondo e rimangono nudi nella sostanza.

Ed è così che l’artista annullla le sembianze, mostrando un’altra verità, quella sincera, quella geniale di Lucian Freud.

Bruno Vergani

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