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La vendetta è donna

“La vendetta è un piatto che va servito freddo”

Questo è il mio proverbio preferito, forse perché amo le cose molto plateali, quelle in grado di lasciare tutti sorpresi e a bocca aperta.
Lo spirito femminile ha la capacità di vendette efficaci, e ne sono esempio alcune che hanno scritto addirittura la storia.

Come la vendetta della regina Tomiride o di Santa Olga da Kiev.

Entrambi donne tradite, anche se in modi diversi, e che attuarono vendette forti, col sangue. In verità queste sono davvero le vendette peggiori che la storia tramanda, tanto violente, brutali e così lontane dal nostro modo di pensare.

Ma è da non dimenticare la storia di Giulia Tofana e della sua acqua. Era nota anche come la ” Manna di San Nicola” perché contenuta in una boccetta con l’immagine di San Nicola, un espediente per non destare sospetti. Giulia Tofana, diventa “una salvatrice” e un’eroina dell’epoca” di tutte le donne infelici vessate e tradite. Giulia Tofana era una cortigiana originaria di Palermo che nel 1640 elaborò la ricetta della pozione mortale. Incolore, insapore e inodore, era un’arma micidiale con cui eliminare una persona senza destare alcun sospetto, anche perché l’effetto era ritardato di giorni e nessuno riusciva a ricondurre la morte ad altro che un attacco di cuore.

“Nelle vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo”
Nietzsche

Infatti niente è più pericoloso di una donna innamorata che viene lasciata. Ma scordatevi le lacrime della gentil dama sedotta e abbandonata e notti insonni, nel film che ho avuto modo di vedere giorni fa, la donna abbandonata diventa un demone, perfida e vendicativa.

Io penso che, dopo un primo momento di assoluto dolore, subentri un desiderio di vendetta, anche solo per fare stare male l’altra persona come stiamo male noi.

Ed è per questo che mette in atto una vendetta come non si era visto prima. Il titolo originale del film è Mademoiselle de Joncquières e si tratta della storia di Madame de la Pommeraye, inserita nel romanzo “Jacques il fatalista e il suo padrone” di Denis Diderot del 1784.

La storia è ambientata alla corte di Francia nel diciottesimo secolo. Madame de la Pommeraye è un’affascinante nobile francese che usa farsi vanto di non aver mai ceduto alla passione, neanche con il marito, defunto.

Quando la donna riceve le attenzioni del marchese des Arcis, seduttore famoso in tutta la Francia, decide di accettare la “sfida” e di misurarsi con le arti seduttive dell’uomo.

Dopo qualche settimana di corteggiamento la nobildonna cade vittima del marchese, convincendosi di quanto lui sia sinceramente cambiato dall’essere il seduttore che è sempre stato fino a quel momento. Trascorsi un paio di anni felici, la nobildonna, nota un certo disinteressamento da parte del compagno e, su consiglio della migliore amica, cerca di capire quanto questi la ami ancora, fingendo ella stessa di aver perduto definitivamente la passione.

Ma purtroppo il marchese le confermerà i suoi dubbi, le perplessità, confessandole come il sentimento si sia affievolito fino a scomparire. Madame de la Pommeraye non può fare altro che continuare una recita e i due si lasciano come amici, anche se il cuore della donna è spezzato.

La Marchesa deciderà che il suo unico scopo nella vita ora, sarà la vendetta verso il marchese des Arcis.

Quale miglior modo se non tendere una trappola romantica?

Ma nella sua vendetta, vedremo solamente l’umiliazione e lo sfruttamento di due povere donne cadute in disgrazia e ritrovatesi al centro di un gioco ben più grande di loro.
Un film confezionato abilmente è bello da vedere ed è godibile sotto ogni punto di vista. Che dire? La vendetta è donna.

Angela Amendola

 

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

https://screpmagazine.com/la-signora-della-porta-accanto/

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