
Prima dell’avvento degli abiti prodotti in serie, le sarte e le modiste erano figure fondamentali nel mondo della moda femminile. Queste abili artigiane non solo creavano abiti su misura, ma svolgevano anche un ruolo sociale e culturale molto importante.
Conoscevano i gusti e le preferenze di ogni cliente, e lavoravano instancabilmente per creare abiti che riflettessero la personalità e lo stile di chi li indossava. Ogni capo era un pezzo unico, realizzato con cura e attenzione ai dettagli.
La qualità dei tessuti e la precisione delle cuciture erano elementi essenziali, e la vestibilità era perfetta.
Le clienti spesso si recavano nella bottega della sarta o della modista non solo per commissionare nuovi abiti, ma anche per chiacchierare e condividere novità e pettegolezzi.
Questi incontri erano momenti di socializzazione e di scambio culturale, e contribuivano a creare legami di fiducia e affetto tra le donne.
Le sarte e le modiste erano delle vere e proprie artiste, capaci di trasformare un pezzo di stoffa in un abito che esaltava la bellezza e l’eleganza di chi lo indossava.
Ogni capo era un’opera d’arte, frutto di creatività, talento e passione. Inoltre, le sarte erano spesso custodi di tecniche e conoscenze antiche, tramandate di generazione in generazione.
L’avvento della produzione industriale di abiti ha portato a una standardizzazione della moda e a una riduzione dei costi, ma ha anche segnato la fine di un’epoca. La personalizzazione e l’artigianalità sono diventate sempre più rare, e il rapporto personale tra sarta e cliente si è perso.
Oggi, tuttavia, c’è un ritorno alla valorizzazione del lavoro artigianale e alla riscoperta delle tecniche tradizionali. Sempre più persone apprezzano l’unicità e la qualità degli abiti fatti su misura, e cercano di recuperare quel legame speciale che un tempo univa le sarte alle loro clienti.
In un mondo dominato dalla produzione di massa, le sarte e le modiste che continuano a praticare il loro mestiere sono delle custodi preziose di una tradizione che ci ricorda l’importanza della cura, della creatività e della passione nel fare le cose bene. Ogni abito cucito veniva prima disegnato su cartamodelli che si trovavano nelle riviste specializzate.
Su una rivista di moda ,Canale 5 qualche anno fa, ha trasmesso una mini serie, la storia di Aenne Burda.
Sono sicura che solo “gli addetti ai lavori” conoscono questo nome.
Ebbene io, anche se non faccio parte di quella schiera, conosco questo nome.
L’ho visto campeggiare per decenni in casa di una creatrice di moda, una sarta, e molti dei miei vestiti negli anni passati sono nati proprio sui modelli della rivista Burda.
La sarta in questione era mia suocera, che per decenni ha avuto pile e pile di Burda in casa, naturalmente intoccabili.
La prima rivista Burda Modem nasce nel ’50, quando la fondatrice Aenne Burda decide di puntare verso la creazione di una moda pratica che potesse andar bene a tutte le donne.
Appena due anni dopo la sua prima uscita, la rivista si arricchisce dei cartamodelli in allegato su cui tagliare gli abiti su misura.
Poi l’impero Burda si espande anche in altri settori, come quello delle ricette di cucina.
Burda Modem ha il pregio di essere riuscita a superare la cortina di ferro, diventando la prima rivista occidentale tradotta in lingua russa, infatti Aenne Burda frequentò per un periodo Raisa Gorbaciov.
Aenne Burda è stata un simbolo del miracolo economico tedesco.
Ma della narrazione del film, mi ha colpito proprio la storia di Aenne.
Una storia d’amore e tradimento, ma soprattutto di rinascita femminile.
La relazione con suo marito Franz, padre dei suoi tre figli, è idilliaca fino a quando, la donna scopre che lui la tradisce e che ha anche una figlia segreta con un’altra donna, si accorge del tradimento solo perchè trova in un portafogli alcuni documenti.
Una rivelazione che la porta a decidere di vendicarsi, minacciando di dare scandalo per quegli anni, chiedendo addirittura il divorzio.
Una scelta che avrebbe però potuto rovinare anche il suo lavoro.
È per questo che alla fine decide di rimanere legata a lui, a Franz, ma solo “per finta”. Ottiene in cambio del quieto vivere la casa editrice, ma scopre che l’azienda ha accumulato dei debiti.
La sua caparbietà la spinge a non mollare e ad impegnare persino i suoi averi pur di assicurare il lavoro ai suoi dipendenti.
La rivincita si consuma anche in camera da letto. Aenne, infatti, inizia una relazione extraconiugale che porterà avanti fino alla morte di suo marito. I Burda sono state una delle prime “coppie” aperte nel secolo scorso. Solo alla morte di Franz, infatti, questa relazione verrà vissuta alla luce del sole.
Nata il 28 luglio 1909 a Offenburg, in Germania, Aenne è figlia di un macchinista di treno. Ancora minorenne, a 17 anni, lascia la scuola per iniziare a lavorare, farà la cassiera.
L’incontro che le cambia la vita arriva all’età di 21 anni.
Il sodalizio con Franz risulta vincente non solo nel privato ma anche negli affari.
Insieme ampliano l’azienda di famiglia con le riviste femminili e nel 1949, la donna si mette in proprio come imprenditrice fondando una sua casa editrice.
La sua inventiva e il suo spirito d’iniziativa fanno in modo che a distanza di più di mezzo secolo si attribuisca alla fantasia della donna una svolta epocale per il mondo della moda.
In una vacanza in Sicilia, Aenne, si innamora di un giovane.
Trascorre le sue giornate con lui alla ricerca di colori e di tessuti da usare per i suoi abiti.
Viene colpita dalla semplicità e bellezza delle donne del sud, che mettono in risalto con scollature particolari il seno molto generoso.
Ma poco tempo dopo, suo marito, che nel frattempo ha lasciato la sua amante, la riporta a casa, instaurando un rapporto coniugale basato sul quieto vivere.
Il rapporto con Giovanni, trasferitosi in Germania, si protrarrà per anni e lo vivrà alla luce del sole quando resterà vedova.
Aenne Burda è morta il 3 novembre del 2005.
Una donna che ha precorso i tempi, è stata imprenditrice quando alle donne non era permesso il più delle volte lavorare, ha sfidato la morale pubblica non solo perchè donna forte, caparbia e disinibita ma anche perchè aiutava altre donne a sganciarsi da modi di vivere ormai divenuti arcaici, a rendersi indipendenti.
Il giornale Burda si trasformerà nel tempo, tutto dovuto alle nuove tendenze di moda, ma sempre una moda al femminile.
Diventerà il simbolo dell’impero costruito dalla famiglia, prima da Aenne e poi dai suoi figli, ultimo il figlio minore Hubert.
Sarà lui a fondare la Hubert Burda Media e ad ampliare lo sguardo verso il mondo online, affermandosi anche in questo settore.
Anche la moda italiana ha avuto una metamorfosi grazie all’idea innovativa di questa donna che era una “visionaria”.
Angela Amendola
