È possibile conciliare l’uomo e la natura ?
Se riflettiamo sugli esiti delle prime due Critiche, Kant sembra arrivato ad una conclusione dualistica:
- da un lato c’è il mondo fenomenico, il mondo della natura regolato dalle ferree leggi della matematica e della fisica (le leggi dell’intelletto “legislatore”), a cui è sottoposto l’uomo nella sua dimensione sensibile, in quanto, cioè, possiede un corpo.
- dall’altro, c’è il mondo del noumeno, del quale la ragione nel suo uso pratico ci ha “svelato” che è il regno della libertà, a cui l’uomo appartiene nella sua dimensione intelligibile, cioè in quanto dotato di ragione.
L’uomo sembra destinato a vivere in sé stesso due vite parallele:
1) la vita corporea legata ai rapporti di causa/effetto;
2) la vita della libertà della ragione.
Ma è assurdo, l’uomo è una realtà profondamente unitaria …
Kant si pone allora il problema di sanare questa frattura, di gettare un ponte tra i due regni, della natura e della libertà.
NUOVO PROBLEMA: ESISTONO DELLE CONDIZIONI A PRIORI DELLA MENTE CHE PERMETTANO IL SUPERAMENTO DELLA SCISSIONE TRA L’UOMO E LA NATURA ?
Dal punto di vista della sua teoria della conoscenza, Kant introduce una nuova distinzione:
GIUDIZI DETERMINANTI
Sono i giudizi sintetici a priori, che nascono dall’applicazione delle forme a priori della mente agli oggetti. Sono determinanti perché sono le forme a dare ordine alla materia, a, quindi, determinarla.
È il soggetto che impone le sue leggi all’oggetto.
GIUDIZI RIFLETTENTI.
Si tratta di una nuova tipologia di giudizi.
I giudizi riflettenti si formano quando nasce spontaneamente un libero accordo tra le strutture conoscitive del soggetto e ciò che questi conosce dell’oggetto.
È come se l’uomo veda “specchiarsi”, cioè riflettere nella natura alcuni tratti della sua vita interiore.
Continua….
Sapere aude!
